La protesta. Spostare le scuole? Solo problemi in più.

Intonaci del Liceo Cairoli
Intonaci del Liceo Cairoli

(Lettera tratta dall’Informatore del 28 gennaio 2010)

 

Gentile direttore,

ho letto, con preoccupazione, l’articolo:”Polo Scolastico: l’area, il progetto”, trovando conferma ai miei dubbi sulla fattibilità del Palasport. Se infatti “la struttura è slegata dalla città, una cattedrale nel deserto”, perché costruirla impiegando fiumi di denaro pubblico? E perché poi spendere altri fiumi di denaro per costruire un centro commerciale annesso con funzione di “salvagente” per il palazzetto? Recentemente la nostra città è stata devastata da un’edilizia selvaggia, da colate di cemento in luoghi che non dovrebbero neppure avere l’abitabilità, oltre allo scempio stradale (sottopassi d’oro, rotonde inutili, circonvallazioni pericolose, ecc.). Lascio agli architetti e agli ambientalisti il dibattito su questi temi scottanti. A me preme la scuola. E mi rivolgo a insegnanti e genitori, a tutti i cittadini di buon senso, ai ragazzi che saranno i fruitori della scuola stessa.

Giudico inaccettabile la proposta di spostare le scuole superiori in un posto così lontano e a fianco di un centro commerciale. Mi pare squallido e diseducativo mescolare interessi privati e servizio pubblico. Ritengo che la costruzione di scuole ottenuta previo accordo con un ente costruttore sia immorale. Infatti l’ente costruttore offre la scuola a titolo gratuito, ma, dovendo guadagnare, dovrà per forza usare materiali scadenti.

Recentemente sono andata a Milano a un convegno, in una scuola edificata in questo modo: a distanza di dieci anni cadeva a pezzi perché tutto era costruito in economia. E qualcuno potrebbe obiettare: il liceo Cairoli non cade forse a pezzi? Rispondo di sì, ma la colpa non è del liceo in sé o di chi lo dirige, bensì dei tagli alla spesa pubblica e delle scelte degli enti pubblici preposti che non hanno mai potuto (o voluto, visti i soldi sprecati in sottopassi e cavalcavia) prendersi cura dell’esistente.

Il liceo Cairoli è in un edificio storico che ha un valore intrinseco che nessuna scuola di carta e cartongesso, con le vetrate e le aule in stile carcere, potrebbe avere.

Lasciare un edificio storico che è situato in centro, per andare in periferia, in un posto pericoloso che si affaccia su una delle strade più trafficate della città, è assurdo e sbagliato. Lascio di nuovo agli ambientalisti e agli architetti le argomentazioni sullo spreco energetico di certa edilizia, sull’inquinamento da trasporto privato, sulla cementificazione del territorio, sul disprezzo per gli interessi del cittadino.

Concludo da insegnante con una semplice domanda logistica. Come farete a trasportare 1500 ragazzi in un posto così lontano? Spero che abbiate la decenza di non rispondere con l’autobus, vista la scarsa efficienza del sistema di trasporto urbano. Chi viene dai paesi limitrofi o da Abbiategrasso e arriva col treno e con la corriera come farà? A che ora dovrà partire? A che ora dovrà uscire da scuola? Tutte le iniziative che il liceo promuove (dai film alla visita a mostre, alla frequentazione dell’archivio storico civico) come si terranno? Come si potrà raggiungere a piedi il centro della città? Per quale motivo i soldi pubblici devono essere impiegati in questo modo?

Spero che la ragione prevalga, unita a un certo senso estetico. Che succederà infatti se la disgraziata scuola sarà progettata nello stesso stile del palazzetto dello sport? Vorrei concludere con un appello al confronto su questi temi molto importanti.

Antonietta Arrigoni

P.S. Quanto al prosciutto: vorrei far notare, pur ringraziando per il pensiero, che gli abitanti della zona (tra cui la sottoscritta) non hanno bisogno di attraversare la città per comprarlo. Ci sono infatti vari negozietti molto bene forniti, c’è una “casa del prosciutto” e vari supermercati tra cui il grande ex-GS. Pare inutile quindi gravare la zona di un nuovo centro commerciale, inquinante ed energivoro, per del semplice prosciutto.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.