Pavia: crolla la teoria della Questura

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Crolla la teoria della Questura
20 febbraio · Tutti
Archiviati, su richiesta della stessa Procura, 23 antifascisti indagati per i fatti del 5 novembre 2016.

È stata smontata, ancora prima di arrivare ad un processo, la teoria della Questura, che addebitava ai manifestanti ben otto ipotesi di reato.

Le ricostruzioni e le immagini – fornite dalla stessa Questura! – hanno convinto PM e GIP dell’infondatezza delle accuse, come sostenuto dai legali della Rete Antifascista in una memoria difensiva: per i magistrati non c’è stata resistenza aggravata a pubblico ufficiale, nessuna violenza o minaccia contro gli operatori delle Forze dell’Ordine, nessuna istigazione a delinquere.

Sono invece ancora aperte le indagini per altri sette manifestanti, solo per reati minori e contravvenzioni, legati alle prescrizioni formali della Questura: ma anche per questo aspetto, la Rete Antifascista fornirà elementi importanti per chiudere la vicenda.

La Rete Antifascista Pavia, nell’esprimere solidarietà e dare sostegno concreto a chi – studenti, lavoratori, pensionati, madri e padri, autorevoli componenti della società civile – ha subito così pesanti accuse, di cui si rivela oggi l’assoluta infondatezza, prende anche atto che Prefetto, Questore e il capo della DIGOS, in carica al tempo dei fatti, sono stati intanto trasferiti lontano da Pavia, come era stato invocato da subito dalla Rete.

Questo, e l’ampia archiviazione, sono un atto dovuto, e gli ennesimi forti elementi a sostegno del fatto che l’antifascismo non si processa, e si professa soprattutto nelle piazze, quando necessario anche con azioni di disobbedienza civile.

Il 5 novembre noi c’eravamo, abbiamo pacificamente costretto le autorità a deviare la marcia nazista, senza dare motivo o pretesto per le violenze della polizia: è agli atti.

A questo punto è necessario fare luce sull’aspetto più grave della vicenda: perché siamo stati manganellati a lungo e immotivatamente? Il crollo delle accuse contro di noi evidentemente esige che sia messo sotto scrutinio il comportamento inqualificabile dei responsabili dell’ordine pubblico. Perché per difendere una marcia di neonazisti si feriscono manifestanti inermi?

Tuttavia, qui nessuno abbassa la guardia contro il pericolo neofascista: noi continueremo a chiedere con forza e chiarezza di chiudere le sedi e vietare le iniziative strumentali al fascismo e al razzismo.

Le istituzioni hanno gli strumenti anche giuridici per farlo, se ciò non avviene è per una scelta politica di connivenza. Mai più bisognerà lasciare spazi ai rigurgiti di estrema destra.

Quando e finché sarà necessario, sempre ai nostri posti ci troverete.