Archivio for luglio, 2017

Venezuela: con l’Assemblea Costituente, contro il golpismo fascista

Venezuela: con l’Assemblea Costituente, contro il golpismo fascista

VENEZUELA: VITTORIA POPOLARE PER L’ASSEMBLEA COSTITUENTE

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea saluta il risultato straordinario di partecipazione al voto per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente in Venezuela. Secondo i dati emessi dal CNE (Consiglio Nazionale Elettorale, uno dei 5 poteri in cui è articolato lo Stato venezuelano), gli elettori che hanno partecipato alla consultazione sono stati 8.089.320. Il consistente blocco sociale che sostiene il Governo Maduro si basa sul 41,53% di votanti (su una base elettorale di circa 20 milioni di elettori).

Un risultato particolarmente significativo, ottenuto dopo più di 3 mesi di manifestazioni violente organizzate dai settori oltranzisti dell’opposizione, in un clima di intimidazione squadrista che non è cessata neanche durante il voto.
Anche nei quartieri ricchi di Caracas, una consistente parte della popolazione ha votato e non si è riconosciuta nelle posizioni dell’opposizione che aveva chiesto di astenersi, rifiutando il confronto elettorale.

Nonostante una situazione di grave crisi economica (per molti aspetti provocata artificialmente dall’esterno) e politica, il voto dimostra che il Venezuela desidera la pace e non vuole tornare alle politiche neoliberiste in vigore prima della vittoria di Chavez.

Naturalmente il risultato elettorale non risolve di per sè la crisi: in base al diktat di Washington alcuni governi neoliberisti latino americani (Argentina Brasile, Cile, Colombia, Messico, Colombia, Costa Rica, Panama e Perù) hanno dichiarato di non riconoscere il voto. In Europa il governo spagnolo e diversi dirigenti della UE (a partire da Federica Mogherini) si sono schierati con Trump, prefigurando scenari di conflitto destinati ad approfondirsi, in attesa di un intervento esterno. In Italia alcuni esponenti del PD e del governo mentono sapendo di mentire e confermano il loro scandaloso appoggio ai settori oltranzisti dello squadrismo fascista.

Il risultato delle elezioni di ieri per l’Assemblea Costituente va rispettato e rappresenta un’occasione per superare la crisi, riprendendo il dialogo interrotto tra governo e opposizione, sostenuto anche dal Papa Francesco e da diversi ex-presidenti.

Il PRC-SE si congratula con il popolo venezuelano e con il suo legittimo governo guidato dal Presidente Costituzionale Nicolàs Maduro per questa vittoria della democrazia.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – SINISTRA EUROPEA

Roma 31-7-2017

Venezuela: con l’Assemblea Costituente, contro il golpismo fascista
Pubblicato il 30 lug 2017
Prc
Area Esteri e Pace
A poche ore dallo storico voto per l’elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente, legittimamente convocate dal Presidente venezuelano Nicolàs Maduro in base alla Costituzione della Repubblica Bolivariana, si moltiplicano gli attacchi al governo venezuelano.
Il voto del 30 luglio 2017 per l’Assemblea Costituente, in base al suffragio universale, restituisce democraticamente la parola al popolo venezuelano, l’unico soggetto legittimato a decidere il proprio destino.  Come già avvenuto in passato (pentendosene amaramente in seguito), alcuni settori dell’opposizione hanno deciso di non partecipare al processo elettorale.
Mentre il Presidente statunitense Donald Trump conferma il Decreto Obama contro il Venezuela, e minaccia ulteriori sanzioni senza scartare l’intervento militare, in queste ultime ore i governi della Colombia e di Panama hanno dichiarato di non volere riconoscere il risultato del voto.
La portavoce sulla politica estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini, si unisce all’attacco contro il Venezuela bolivariano, facendo da sponda alla campagna internazionale del golpismo che punta al caos ed all’ingovernabilità.
In un atto di sfacciata ingerenza, il governo italiano a guida PD, in buona compagnia della destra, è schierato apertamente con i settori violenti e fascisti dell’opposizione venezuelana, giustificando i golpisti con la scusa di proteggere i nostri concittadini nel Paese latino-americano.
Poche volte nella storia, i “mezzi di comunicazione e distrazione” internazionali hanno disinformato tanto, utilizzando l’arma sfacciata della menzogna e della manipolazione contro un governo legittimo. Il “pensiero unico del mercato” cerca di fare breccia nell’opinione pubblica mondiale attraverso l’artiglieria mediatica, oscurando le molteplici voci a favore del processo di trasformazione iniziato dal Presidente Chávez ed a favore del voto costituente. Il “grande fratello” ha dato l’ordine di scuderia: rendere invisibili i sostenitori del processo di trasformazione e il loro appoggio internazionale. Non una riga sulla stessa chiusura della campagna elettorale che poche ore fa ha visto migliaia di persone nelle piazze di tutto il Paese.
Le TV, le radio ed i giornali italiani, con rarissime eccezioni, fanno parte del cacofonico coro a senso unico, in cui non esiste nessuna “obiettività e neutralità” della notizia. Si getta irresponsabilmente benzina sul fuoco invece di lavorare per la pace ed il dialogo tra il governo e l’opposizione. Si oscura e manipola perfino la posizione del papa Francesco che si è pronunciato chiaramente a favore del dialogo e per la fine degli attacchi violenti, mentre si da voce alle voci più retrograde della Conferenza Episcopale venezuelana, da sempre schierate con i golpisti.
Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, mentre fa appello a mantenersi allerta contro le provocazioni interne ed internazionali, ribadisce il suo appoggio al processo costituente, alla Rivoluzione Bolivariana, al suo legittimo governo guidato dal Presidente costituzionale Nicolàs Maduro.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Il fallimento del mercato dell’acqua

Il fallimento del mercato dell’acqua

Il fallimento del mercato dell’acqua
Pubblicato il 28 lug 2017
di Marco Bersani
Dentro l’Italia che brucia, dentro l’agricoltura sfiancata dalla siccità, nel disastro ambientale del lago di Bracciano e del possibile razionamento dell’acqua a Roma Capitale, spiace dover dire ancora una volta «i movimenti l’avevano detto». Ma, per quanto frustrante, è la pura verità. Le dichiarazioni dei politici ai telegiornali, le dissertazioni degli opinionisti nei talk show, le roboanti tabelle degli amministratori delegati delle società privatizzate di gestione dell’acqua si inseguono tra loro, compiendo una consapevole rimozione su un nodo di fondo: l’acqua, bene comune naturale, essenziale alla sopravvivenza delle persone, non può essere gestito, se non tenendo conto dell’interesse generale e della conservazione del bene per le generazioni future.
Siamo da tempo immersi nella drammaticità di cambiamenti climatici in corso, le cui conseguenze peseranno per decenni a venire, eppure periodicamente ci si stupisce del fatto che le stagioni non siano più quelle di una volta e il binomio siccità/alluvioni non sia più un evento straordinario, bensì una nuova normalità con cui dover fare i conti e che solo con adeguata prevenzione può essere affrontata. Con buona pace degli sviluppisti, l’acqua è una risorsa limitata e la natura ha tempi di rigenerazione che non possono essere accelerati: per questo, quando i nodi vengono al pettine, non è possibile affidarne la soluzione al libero conflitto degli interessi particolari e meno che mai agli interessi privatistici di chi dell’acqua ha fatto il nuovo business su cui riprendere l’accumulazione finanziaria. Il fatto è che il modello liberista ha modificato i concetti di spazio e tempo: allargando esponenzialmente il primo, fino a voler fare del pianeta un unico grande mercato, e riducendo esponenzialmente il secondo, fino a farlo coincidere con gli indici di Borsa del giorno successivo.

Occorre aver chiaro come su queste basi nessuna soluzione sia possibile. L’acqua non può essere gestita dal mercato e il mercato dev’essere escluso dall’acqua: questo hanno detto oltre 27 milioni di cittadini nel referendum del giugno 2011 e la mancata attuazione di quella decisione sovrana pesa come un macigno tanto sui drammatici accadimenti di questi giorni, quanto sulla crisi della democrazia, oggi segnata da una crescente disaffezione popolare. In venti anni di privatizzazioni della gestione dell’acqua, gli investimenti sono crollati a un terzo di quelli fatti dalle precedenti società municipalizzate, la qualità del lavoro e dei servizi offerti é nettamente peggiorata e le tariffe sono aumentate senza soluzione di continuità. In compenso, sono saliti esponenzialmente i dividendi degli azionisti, cui tutti gli utili vengono destinati, anziché essere reinvestiti nel miglioramento di infrastrutture a dir poco obsolete.
E’ possibile invertire la rotta? Certo che sì, a patto che tornino al centro l’interesse generale e il diritto al futuro per tutte e tutti. Un intervento pubblico sul dissesto idrogeologico dei nostri territori e un piano per il riammodernamento delle reti idriche costerebbero complessivamente 15 miliardi e produrrebbero 200.000 posti di lavoro pulito e socialmente utile.«Non ci sono i soldi», ripete il mantra liberista, ma intanto sono 17 i miliardi messi a disposizione per regalare Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al colosso IntesaSampaolo, che produrrà 4000 esuberi. Da qualsiasi punto la si voglia affrontare, è un problema di volontà politica: possiamo continuare a tollerare che siano i vincoli finanziari dell’Unione Europea e la trappola del debito a determinare le scelte politiche collettive o vogliamo mettere finalmente il diritto alla vita, alla dignità e al futuro al primo posto?

Nello specifico: cosa aspetta il Parlamento a legiferare contro il consumo di suolo, per un grande piano di intervento sul dissesto idrogeologico e di intervento sulle infrastrutture idriche? Cosa aspetta per rendere operativa la volontà popolare espressa nei referendum per l’acqua del giugno 2011, sottraendo la gestione dell’acqua e dei beni comuni dalle leggi del mercato? E ancora: quanto tempo dovrà passare prima che la sindaca di Roma avvii in forma partecipativa la ripubblicizzazione del servizio idrico, togliendolo dagli interessi dei Caltagirone e di Suez? O che la Regione Lazio approvi i decreti attuativi di una legge d’iniziativa popolare approvata ormai tre anni or sono? Questi sono i fatti che possono determinare la necessaria inversione di rotta, il resto sono lacrime di coccodrillo o l’ennesima attestazione di complicità con gli interessi finanziari in gioco.

Articolo pubblicato su  www.ilmanifesto.it 

Sulla rivoluzione russa dell’Ottobre 1917

Sulla rivoluzione russa dell’Ottobre 1917

Alan Badiou.

Sulla rivoluzione russa dell’Ottobre 1917
Pubblicato il 26 lug 2017
Pubblichiamo la traduzione di un articolo del filosofo francese Alain Badiou pubblicato in un supplemento speciale del quotidiano L’Humanitè dedicato alla Rivoluzione d’Ottobre.


Voglio enfatizzare un punto che sembra essere stato dimenticato oggi, dopo l’apparente trionfo del capitalismo a livello mondiale: la rivoluzione russa del 1917 è stato un evento senza precedenti nella storia della specie umana.
A questo proposito, vale la pena ricordare che la storia dell’umanità è piuttosto breve, tutto considerato.

Si tratta di circa 200.000 anni, che non è molto rispetto ai milioni di anni in cui i dinosauri hanno dominato il nostro pianeta.

Possiamo affermare che, in questa breve sequenza, c’è stata fondamentalmente una sola “rivoluzione” fondamentale: la rivoluzione neolitica.

Questa rivoluzione ha significato strumenti molto più efficaci, un’agricoltura stanziale, una nozione stabilizzata della proprietà del terreno, la ceramica, la possibilità di una eccedenza alimentare che permetteva l’esistenza di una classe dirigente inattiva, la conseguente creazione dello stato, della scrittura, del denaro, delle tasse, il perfezionamento (grazie al bronzo) degli equipaggiamenti militari, il commercio a lunga distanza … Tutto questo risale a qualche millennio fa e siamo ancora in questo stesso punto. Anche se la produzione industriale sostenuta dalla scienza moderna ha accelerato molti processi, il fatto è che il nostro mondo è ancora il mondo degli stati rivali, delle guerre, del dominio da un’oligarchia finanziaria molto limitata, dell’importanza decisiva del commercio internazionale, della predazione militarizzata delle materie prime, dell’esistenza di gigantesche masse di parecchi miliardi di persone quasi totalmente scomparse e di un perpetuo movimento di massa dei poveri contadini di tutte le regioni nei confronti delle metropoli molto affollate dove assumono ruoli subalterni.
Solo molto tardivamente, al più tardi qualche secolo fa, la questione delle fondamenta economiche degli Stati è arrivata al cuore della discussione politica.

Da allora in poi potremmo discutere, o addirittura dimostrare, che la stessa organizzazione sociale oppressiva e discriminatoria potrebbe sentirsi perfettamente a suo agio dietro qualsiasi forma di stato (potere personale o democrazia).

Vale a dire, un’organizzazione in cui le più importanti decisioni statali invariabilmente riguardano la protezione illimitata della proprietà privata, la trasmissione di questa proprietà attraverso la famiglia e, infine, il mantenimento di disuguaglianze totalmente mostruose, ritenute naturali e inevitabili.
Poi vennero iniziative rivoluzionarie di un ordine completamente diverso da quelle che avevano messo in discussione solo la forma del potere politico. L’intero diciannovesimo secolo è stato caratterizzato dai fallimenti – spesso sanguinari – di tentativi rivoluzionari con tale orientamento.

La Comune di Parigi, con i suoi trentamila morti sui ciottoli di Parigi, rimane il più glorioso di questi disastri.
Dunque diciamo così: nelle condizioni dell’indebolimento dello Stato centrale dispotico della Russia, che si era impegnato in modo incauto nella Grande Guerra dl 1914 al 1918; sulla scia di una prima rivoluzione democratica (febbraio 1917) che aveva ribaltato questo stato; con una giovane classe operaia che è in formazione, molto propensa alla rivolta e senza che i sindacati conservatori l’abbiano inscatolata; sotto la guida di un partito bolscevico la cui organizzazione era in un certo senso implacabile; e con un Lenin e un Trotsky che univano una forte cultura marxista e una lunga esperienza militante ossessionata dalle lezioni della Comune di Parigi; fondendo tutto questo nell’Ottobre 1917 là venne la prima vittoria, in tutta la storia umana, di una rivoluzione post-neolitica.
Ciò significava una rivoluzione che stabiliva un potere il cui obiettivo dichiarato era il rovesciamento totale delle fondamenta millenarie di tutte le società “moderne”: la dittatura nascosta di coloro che possiedono il controllo finanziario della produzione e dello scambio. Questa è stata una rivoluzione che si è aperta alla nascita di una nuova modernità. E il nome comune di questa novità assoluta era – e, a mio avviso, rimane – “comunismo”. Persone di ogni genere in tutto il mondo, dalle masse popolari e dai contadini a intellettuali e artisti, hanno riconosciuto questa rivoluzione sotto il nome di “comunismo”, accogliendola con un entusiasmo commensurato alla vendetta che costituiva dopo le difficili sconfitte del secolo precedente. Ora, Lenin poteva dichiarare, era arrivata l’era delle rivoluzioni vittoriose.
Qualunque cosa siano i più recenti avatars di questa avventura senza precedenti e qualunque sia la situazione attuale in cui le camarille neolitiche contemporanee stanno riprendendo in mano le cose in tutto il mondo, la rivoluzione comunista del 1917 rimane la nostra base per sapere che al livello temporale del divenire dell’umanità, il capitalismo dominante è, e sarà per sempre, qualcosa del passato. Nonostante le apparenze che passano.
https://www.versobooks.com/blogs/3325-on-the-russian-revolution-of-october-1917

SCUOLA DI CULTURA E POLITICA ROSA LUXEMBURG – ECCO IL PROGRAMMA DELLA SESSIONE AUTUNNALE

SCUOLA DI CULTURA E POLITICA ROSA LUXEMBURG – ECCO IL PROGRAMMA DELLA SESSIONE AUTUNNALE

SCUOLA DI CULTURA E POLITICA ROSA LUXEMBURG – ECCO IL PROGRAMMA DELLA SESSIONE AUTUNNALE

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Rifondazione Comunista Partito di “Festa” e di lotta

Rifondazione Comunista Partito di “Festa” e di lotta

Rifondazione Comunista Partito di “festa” e di lotta.

Anche quest’anno Rifondazione Comunista (Federazione di Pavia) ha organizzato con successo sia feste di Circolo che quella Provinciale e di questo siamo particolarmente orgogliosi.

Nonostante la cosiddetta crisi della politica e della partecipazione alle attività collettive, noi restiamo convinti che nel nostro paese c’è bisogno di favorire socializzazione, partecipazione e discussione soprattutto da parte di chi non ha voce nella società ed è continuamente bombardato dal pensiero unico, che ci vuole convincere che magari è vero che non viviamo in un mondo perfetto, ma che non c’è alternativa a questo modello di società.

Noi invece, testardamente controcorrente restiamo convinti che non solo è necessario cambiare la nostra società ma che questo sia e possibile. Le nostre feste, nel loro piccolo questo vogliono rappresentare, momenti dove si socializzano le varie esperienze anche personali e di lotta collettiva, in un mondo dove si vuole che tutto rimanga relegato nell’individualità e nel personale, noi riteniamo giusto e utile mettere assieme tutti/e convinti che solo collettivamente si possono raggiungere obbiettivi e risolvere i problemi.

Le nostre feste rappresentano momenti di partecipazione, perché pensiamo che nulla ci viene “regalato” dalle èlite del nostro paese, ma che solo con la lotta e la partecipazione si possono migliorare le condizioni di vita della parte più sofferente della società.

Le nostre feste rappresentano un momento di discussione politica e culturale, perché pensiamo che mai come in questo periodo storico sia necessario ridefinire un pensiero critico della società in cui viviamo e solo con la discussione e la riflessione si può costruire un pensiero alternativo all’ imperante pensiero neoliberista, pensiero che ci vuole succubi e passivi.

Un ultima cosa rappresentano le nostre feste, un modo chiaro e pulito di finanziamento alle nostre attività politiche. Noi non viviamo di finanziamenti pubblici e ovviamente di finanziamenti da parte delle èlite finanziarie o industriali del nostro paese.

Noi viviamo di lavoro militante e gratuito dei nostri iscritti e simpatizzanti e quello che i cittadini ci danno partecipando alle nostre feste.

Un grazie a tutti i cittadini che hanno partecipato alle nostre feste e arrivederci alle prossime.

Piero Rusconi Segretario di Rifondazione Comunista Federazione Pavia

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Incendio Fca Termoli, operai al lavoro nonostante le fiamme: il metodo Marchionne!

Incendio Fca Termoli, operai al lavoro nonostante le fiamme: il metodo Marchionne!

Incendio Fca Termoli, operai al lavoro nonostante le fiamme: il metodo Marchionne!
Pubblicato il 25 lug 2017
COMUNICATO STAMPA

LAVORO – ACERBO (PRC): «INCENDIO FCA TERMOLI, OPERAI AL LAVORO NONOSTANTE L’INCENDIO: IL METODO MARCHIONNE!»

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

«Il metodo Marchionne di spremere i lavoratori fino all’ultimo secondo utile viene applicato in Fca anche quando l’incolumità dei lavoratori è oggettivamente a rischio.
Ieri, nella zona industriale di Termoli (CB), si è sviluppato un incendio di grandi proporzioni, che ha coinvolto lo stabilimento Fca dove le fiamme si sono propagate in alcune aree della fabbrica.
Il pericolo era evidente, eppure la dirigenza dello stabilimento di Termoli ha ritenuto di far proseguire le attività produttive ed addirittura di far entrare i lavoratori del secondo turno. Solo diverso tempo dopo è stato lanciato l’ordine di evacuazione dell’intero stabilimento, quando ormai le fiamme avevano coinvolto alcune aree della fabbrica.lavoro1-11520_210x165
Cosa sarebbe accaduto se le fiamme, favorite dai forti venti di scirocco, avessero coinvolto serbatoi e impianti pericolosi? Non vogliamo nemmeno immaginarlo e per fortuna nessun lavoratore si è fatto male. Ma non si può sottacere l’ingordigia e la protervia del management Fca, che anche davanti ad un fronte di fuoco che minaccia la fabbrica e l’incolumità dei lavoratori impone la prosecuzione delle attività.
Dopo la disastrosa alluvione del 2003, che già aveva messo a repentaglio la sicurezza dei lavoratori dello stabilimento Fca di Termoli; dopo questa nuova emergenza che sarebbe potuta finire con esiti ben più gravi, è il metodo Marchionne che pone i lavoratori, le persone, come semplici strumenti di produzione, che deve essere contrastato. Perché dopo questo nuovo (e solo per fortuna non tragico) evento, è ancora più evidente che per la Fca di Marchionne i profitti vengono prima di tutto e perciò, pure di fronte ad una emergenza “lo spettacolo (della produzione) deve continuare”.
Bene hanno fatto la Fiom ed i sindacati di base a mettere istituzioni ed azienda di fronte alle proprie responsabilità. Ci uniamo a loro e a tutti i lavoratori, che meriterebbero ben altra considerazione: quella che si deve a uomini e donne in carne ed ossa che devono tornare a casa incolumi e non trattati da strumenti di produzione da spremere fino all’ultimo secondo utile».

25 luglio 2017

Immagini 4^ Festa di Rif. Comunista Fed. di Pavia

Immagini 4^ Festa di Rif. Comunista Fed. di Pavia

Care/i compagne/i anche quest’anno abbiamo portato a termine con successo la nostra festa provinciale.

Possiamo essere orgogliosi e contenti di questo nostro successo, siamo  riusciti a dare l’immagine di un partito, piccolo ma combattivo, laborioso e serio, e non è poca cosa.

Con i nostri dibattiti politici, uno per ogni giorno di festa, tutti con una discreta partecipazione, abbiamo anche qualificato la nostra proposta politica.

Purtroppo siamo stati penalizzati dal cattivo tempo il venerdì, ma nonostante ciò anche dal punto di vista economico è andata bene.

Non mi rimane che ringraziare tutti/e per il lavoro svolto augurarvi buone e meritate vacanze, ci vediamo i primi giorni dei settembre per la ripresa delle attività, che vi preannuncio saranno tante e impegnative ma che sono certo affronteremo con serietà e intelligenza.

Ciao

Piero Rusconi Segretario Provinciale Prc della Fed. di Pavia

Roma senza acqua, fallimento della privatizzazione

Roma senza acqua, fallimento della privatizzazione

COMUNICATO STAMPA

Siccità, Acerbo (Prc): «Roma senza acqua, fallimento della privatizzazione»

«L’emergenza acqua a Roma dimostra che avevamo ragione nella lotta per l’acqua bene comune – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea -. Il razionamento dell’acqua a Roma è l’emblema del fallimento delle politiche di privatizzazione dei servizi pubblici perseguite da centrodestra e centrosinistra.

La trasformazione a fine anni ’90 delle aziende municipali in società quotate in borsa ha tradito le promesse dei neoliberisti e a mostrarlo sono i dati sulle perdite di acqua a Roma.

Oggi Acea è una multiutility che distribuisce dividendo agli azionisti, si occupa di business di ogni genere (dall’energia al compostaggio agli inceneritori) e investe in tutta Italia e all’estero (soprattutto America Latina).

Però non si occupa delle perdite della capitale. Le politiche condivise dai due poli che hanno governato l’Italia negli ultimi venticinque anni hanno distrutto lo stesso concetto di servizio pubblico e hanno consentito a capitali privati di accumulare profitti mediante l’espropriazione di beni comuni.

Pensare che furono Giolitti e Luigi Einaudi a municipalizzare nel 1907 i servizi idrici prendendo esempio dal Regno Unito! Il grande economista liberale spiegava allora che non si possono affidare monopoli a privati.

E’ ora che si dia attuazione al referendum del 2011 e si proceda alla ripubblicizzazione della gestione dell’acqua e più in generale si aboliscano le SPA per la gestione di servizi pubblici.

Ciò che è pubblico deve essere gestito da soggetti di diritto pubblico in maniera trasparente e partecipata con l’obiettivo di garantire servizi ai cittadini non utili agli azionisti».

24 luglio 2017

Incendi, PRC: «Errore sciogliere Corpo Forestale, competenze e mezzi oggi inutilizzati mentre l’Italia brucia»

Incendi, PRC: «Errore sciogliere Corpo Forestale, competenze e mezzi oggi inutilizzati mentre l’Italia brucia»

Pubblicato il 17 lug 2017

«Mentre proliferano gli incendi si conferma che avevamo ragione a criticare ed opporci alla scelta politica del Governo Renzi di sciogliere nel 2016 il Corpo Forestale dello Stato e far confluire gli addetti “ circa 7.000 “ nell’arma dei Carabinieri. Con lo scioglimento di un corpo di polizia a ordinamento civile in un corpo militare come l’Arma sono andati persi non solo i diritti dei lavoratori, ma anche un grande patrimonio di competenze e professionalità negli interventi per la salvaguardia del patrimonio boschivo e faunistico.

Ora che varie Regioni sono devastate dagli incendi solo i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile vengono impiegati per cercare di spegnere questi enormi fuochi, ma ambedue non sono sufficientemente addestrati e attrezzati per questi tipi di eventi. I Vigili di solito intervengono nelle aree urbane mentre erano i forestali a conoscere bene le zone montane scarsamente urbanizzate.

L’Arma dei Carabinieri ha assorbito gli organici del Corpo Forestale e li ha destinati a svolgere compiti completamente diversi da quelli per cui, all’atto del reclutamento, erano stati addestrati e formati.

Le stesse attrezzature del Corpo Forestale, come gli elicotteri o le autobotti, sono stati destinati a mezzi per l’uso militare o giacciono inutilizzati mentre si affittano mezzi privati.

Questa scelta folle che ha reso inutilizzabili preziose risorse di personale e mezzi nella lotta agli incendi  confermata dalla disposizione del 7 luglio del Comando generale dei carabinieri con cui il generale Antonio Riccardi specifica che gli ex-forestali debbono limitarsi a chiamare i Vigili del Fuoco e al massimo a intervenire per non meglio precisati “piccoli fuochi”.

Va notato che anche in questo caso però gli ex-forestali sono impossibilitati a intervenire in quanto non possono indossare le vecchie tenute anti-incendio ma non ne hanno ricevute di nuove. Tra l’altro andare con le pistole in mezzo alle fiamme non è particolarmente indicato.

Grandi e gravi sono le responsabilità  dei Governi Renzi e Gentiloni per queste sbagliate scelte politiche.

Pensando di risparmiare qualche migliaio di euro (ma i costi per il personale sono aumentati e non diminuiti) si è scelta una soluzione che comporta e comporterà  maggiori spese di prima con in più un danno ambientale enorme e irrecuperabile.

Le autobotti sono ferme ma in compenso si sono dotati i dipendenti civili ex-forestali di pistole d’ordinanza!

Per Rifondazione Comunista-Sinistra Europea va ripristinato il Corpo Forestale dello Stato cancellando questa come tante altre psudo-riforme del PD!.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-Se

Enzo Jorfida, responsabile nazionale forze di polizia e forze armate PRC-Se

Vigevano: PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA CON L’ANPI

Vigevano: PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA CON L’ANPI

Comunicato stampa

VIGEVANO: PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA CON L’ANPI

Così come avvenne alla caduta del fascismo il 25 luglio del 1943 a Campegine su iniziativa della famiglia Cervi, martedì 25 luglio la sezione di Vigevano dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) organizza una “pastasciutta antifascista” con inizio alle ore 19 presso il giardino pubblico “Parco del Convento” in via del Convento angolo corso Novara a Vigevano.

“Il 25 luglio 1943 – spiegano all’Anpi cittadina – Mussolini venne arrestato, creando la temporanea illusione della fine del regime e della guerra. Seguiranno molti mesi di ulteriori sofferenze per il popolo italiano, ma in quelle ore si festeggiò in tutta Italia la destituzione del duce. A casa Cervi si celebrerà una delle feste più originali, con una grande pastasciutta offerta a tutto il paese, distribuita in piazza a Campegine per l’occasione.

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Ormai da diversi anni iniziative simili si svolgono in tutta Italia per ricordare e celebrare una data importante per il nostro Paese e per gli antifascisti, e quest’anno abbiamo deciso di proporla anche a Vigevano in collaborazione con il Comitato Soci Coop di Vigevano e l’aiuto del Gruppo Alpini di Vigevano e del Gruppo Carristi di Vigevano”.

Sarà  ben accetta un’offerta di 5 euro ed è gradita la prenotazione telefonando dalle ore 20 alle 22 ai numeri 392-4241470 (Massimo), 335-7539884 (Salvatore) oppure 328-1028046 (Roberto).

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Coldiretti critica il Ceta

Coldiretti critica il Ceta

Tratto da: “l’Informatore” del 13 luglio 2017

Il monitoraggio dell’ente.

COLDIRETTI CRITICA IL CETA

VIGEVANO – Con il Ceta i due terzi dei prodotti tipici Dop e IGP lombardi sono a rischio falsificazione.

E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti  regionale sulle denominazioni che l’accordo di libero scambio con il Canada riconosce almeno sulla carta: appena 10 su 34.

“Ma è solo una finzione – spiega Ettore Prandini, Presidente dei Coldiretti Lombardia – perché basterà usare la formuletta “tipo di gorgonzola” o “genere gorgonzola”  oppure per i falsi del grana e del Parmigiano si sfrutterà il termine inglese Parmesan e il gioco sarà fatto”.

Ma se sono stati immessi sul mercato prima del 18 ottobre 2013 potranno essere addirittura commercializzati senza alcuna indicazione.

La tutela delle indicazioni geografiche riconosciute – rileva Coldiretti – infatti non impedisce l’uso in Canada di indicazioni analoghe per coloro che abbiano già registrato o usato commercialmente tale indicazione (sono compresi nell’eccezione formaggi, carni fresche e congelate e carni stagionate).

In sostanza si potrà continuare a produrre e vendere “Prosciutto di Parma” locale.

E’ anche riconosciuta la possibilità di utilizzare parti di una denominazione di una varietà vegetale o di una razza animale (come ad esempio la chianina).

“L’accordo di libero scambio fra Europa e Canada – afferma Prandini – conviene solo al paese nord americano ed è un disastro per il settore agroalimentare italiano, guarda caso uno dei pochi comparti a crescere nell’export con oltre 37 miliardi di euro all’anno in tutto il mondo”.

Secondo il Dossier della Coldiretti, ben 250 denominazioni di origine (Dop/Igp) italiane riconosciute dall’Unione Europea non godranno di alcuna tutela sul territorio canadese.

In Lombardia fra le DOP e le IGP che non avranno nemmeno una tutela di facciata dal Ceta nel caso venisse ratificato troviamo, ad esempio: il Bitto, la Pera mantovana, i Pizzoccheri della Valtellina, il Quartirolo Lombardo, la Mela della Valtellina, il Salame Brianza, il Salame di Varzi.

Banche venete, passa la fiducia sul decreto, Prc: «Vergogna!»

Banche venete, passa la fiducia sul decreto, Prc: «Vergogna!»

Banche venete, passa la fiducia sul decreto, Prc: «Vergogna!»

COMUNICATO STAMPA

BANCHE VENETE – PRC: «PASSATA LA FIDUCIA SUL DECRETO: VERGOGNA!»

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea e Roberta Fantozzi, responsabile Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiarano:

 

«L’esito era scontato ma resta scandaloso. La Camera ha votato la fiducia al decreto del governo sulle Banche Venete. Quello che ha fatto scrivere al Wall Street Journal, non proprio un giornale bolscevico: “perché Intesa San Paolo si è aggiudicata un accordo così buono sugli asset delle due banche?”.

Il testo resterebbe sostanzialmente immutato, come da diktat di Intesa.

Come è noto a Intesa San Paolo vanno subito 5,2 miliardi di risorse pubbliche per la “riorganizzazione” delle due banche venete, lo Stato cioè la collettività si accolla invece oltre ai 5,2 miliardi, i crediti deteriorati, mettendo a disposizione risorse fino a 17 miliardi di euro complessivi.

Un enorme regalo a Intesa San Paolo, che con il fiume di risorse pubbliche ristrutturerà se stessa e aumenterà i propri utili (secondo le stime di Mediobanca Securities con un aumento del 6% dell’utile atteso per azione), a carico della collettività. Un esempio scandaloso di socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili.

La strada doveva essere tutt’altra, quella della nazionalizzazione delle Banche, anche aprendo un contenzioso con la UE.

Una strada ineccepibile a fronte delle risorse ingentissime messe a disposizione. Quelle che non si trovano mai se c’è da finanziare la sanità o la scuola pubblica o il reddito minimo per disoccupati.

Appare gravissimo che MDP abbia votato la fiducia a questa vergogna. Dopo l’uscita sui voucher, la fiducia sulle banche! Ci pare davvero troppo. Ancora una vota si dimostra che non si tratta di una forza effettivamente alternativa al PD e al neoliberismo».
12 luglio 2017

Vaccini, Prc: «Decreto Lorenzin sbagliato e controproducente. No caccia all’untore»

Vaccini, Prc: «Decreto Lorenzin sbagliato e controproducente. No caccia all’untore»

Vaccini, Prc: «Decreto Lorenzin sbagliato e controproducente. No caccia all’untore»

Trasformare le paure dei genitori e la disinformazione verso i cittadini in un “dagli all’untore” di manzoniana memoria è quanto di più sbagliato possa fare il governo e di quella parte di stampa che lo sostiene. Abbiamo ottenuto con la riforma sanitaria del 1978 che il “malato” diventasse un cittadino portatore del diritto ad essere informato e partecipe delle soluzioni.

Con il decreto sui vaccini, il governo usa il metodo dell’intimidazione della proscrizione, eppure nessuno ha neppure la percezione che vi siano epidemie che possano giustificare un interventismo di questa natura.

Il decreto Lorenzin è cioè sbagliato e controproducente. Il governo rispetti le 40mila persone scese in piazza pochi giorni fa a Pesaro, alla manifestazione “free vax”.

Riteniamo sia di primaria importanza fare chiarezza, anche sulle legittime paure relative agli effetti collaterali ed aprire un dibattito scientifico pubblico, coinvolgendo gli addetti ai lavori del servizio sanitario, per rassicurare i cittadini. Così come è necessario che vi sia il massimo della trasparenza megli accordi internazionali tra Italia – USA – big pharma e il decreto sui vaccini.

Noi non siamo contrari ai vaccini ma ci chiediamo come mai in altri paesi europei le prescrizioni vaccinali siano diverse da quanto ci si propone in Italia, e come mai in nessun altro paese europeo si ricorra a minacce e sanzioni come nel caso italiano.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea e Rosa Rinaldi, responsabile Sanità di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

11 luglio 2017

MEDICINA DEMOCRATICA CONTRO LA DGR LOMBARDIA SUI “MALATI CRONICI”

MEDICINA DEMOCRATICA CONTRO LA DGR LOMBARDIA SUI “MALATI CRONICI”

MEDICINA DEMOCRATICA CONTRO LA DGR LOMBARDIA SUI “MALATI CRONICI”

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In coerenza con quanto già pubblicato http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=4875 Medicina Democratica della Lombardia contesta i contenuti della delibera regionale sulla “gestione unica” dei malati cronici, una delibera perniciosa che, se non ostacolata, si estenderà al resto delle regioni.

Di seguito il comunicato stampa

 

 

COMUNICATO STAMPA: MEDICINA DEMOCRATICA RICORRE AL TAR DELLA LOMBARDIA CONTRO LA DELIBERA  6551 DEL 4/5/2017 “DEL GESTORE”

L’associazione Medicina Democratica-onlus (MD) ha presentato ricorso contro la DGR di cui al titolo con gli avvocati Francesco Trebeschi e Federico Randazzo del foro di Brescia.  La delibera sostanzialmente modifica la figura del medico di medicina generale (MMG) facendo assumere i compiti di seguire i malati cronici ad un cd gestore pubblico o privato.

MD ritiene che il ruolo del MMG con questa delibera sia stato snaturato, che ancora di più i cittadini utenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) possano subire nefaste conseguenze. Il SSN è nato come sistema pubblico, universale, partecipato nel quale fondamentale risulta essere la figura del MMG, scelto liberamente da ogni cittadino e a cui rivolgersi in prima istanza, salvo gravi traumi o patologie urgenti, per ogni problema di salute. Il MMG segue il paziente in ogni fase del suo percorso di salute.

Viene invece proposto un gestore quale entità giuridica presumibilmente privato nella gran parte dei casi. Un gestore potrà seguire fino a 200.000 pazienti; dovrà quindi nominare diversi altri medici in relazioni ai compiti che gli sono assegnati: il MMG verrà se non deposto, messo da parte, pur potendo essere cogestore

Ci chiediamo CUI PRODEST? A che serve tutto questo ampio, complicato e burocratico sistema? La risposta che possiamo dare è la seguente: a favorire il sistema privato e a smantellare il sistema pubblico attaccandone la parte di base più consistente.

Ad ogni buon conto nel ricorso si contesta fondamentalmente   l’incostituzionalità della delibera: da quando una delibera modifica la legge? Nello specifico si spiega come vengano disattese alcune norme costituzionali e leggi importanti: Articolo 32 e 117 della Costituzione, Articoli 25 e 48 della legge 833/1978 (istitutiva del SSN), articoli 8 e 19 decreto legislativo 502/92, articoli 9 e 10 della legge regionale n. 33 del 2009 e pure articoli 12,13 bis e 45 dell’Accordo Collettivo Nazionale dei MMG (2009).

Infine si sottolinea che non vi è stata ne partecipazione, ne condivisione con le istanze politiche e associative della regione.  Non si può confondere la partecipazione con gli incontri informativi promossi dall’Assessore alla Sanità anche se in questi non sono mancate contestazioni.

Milano 11 luglio 2017

Medicina Democratica Lombardia

 

Fiscal compact, Fantozzi (Prc): «Renzi ora è contro il fiscal compact ma vuole continuare le politiche neoliberiste. Credibilità pari a 0!»

Fiscal compact, Fantozzi (Prc): «Renzi ora è contro il fiscal compact ma vuole continuare le politiche neoliberiste. Credibilità pari a 0!»

COMUNICATO STAMPA

 FISCAL COMPACT – PRC: «RENZI ORA è CONTRO IL FISCAL COMPACT MA VUOLE CONTINUARE LE POLITICHE NEOLIBERISTE: CREDIBILITA’ PARI A ZERO…»

Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

«La presa di posizione di Renzi contro l’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati non solo è poco credibile, ma si accompagna ad una proposta complessiva che reitera le politiche neoliberiste.

E’ poco credibile per le infinite giravolte che Renzi ha compiuto su questo tema, e perché il solo fatto politicamente rilevante è stato – non più tardi di qualche mese fa – il voto compatto degli europarlamentari del PD in direzione opposta, cioè a favore dell’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati.

Renzi inoltre propone di “ritornare a Maastricht” come se il Fiscal Compact non fosse la continuazione di Maastricht e quindi dei vincoli di bilancio per  deficit e debito. Vincoli che vanno rimessi in discussione complessivamente e radicalmente

Infine Renzi propone una ricetta che non fa che reiterare le politiche neoliberiste: le risorse in più dovrebbero servire per fare nuovi regali alle imprese già beneficiate in questi anni di non meno di 40 miliardi tra sgravi e incentivi, e ai più ricchi, come ha già fatto eliminando le imposte sulle abitazioni di pregio, e come vuole continuare a fare portando da 5 a 3 le aliquote Irpef, con un ulteriore attacco all’articolo 53 della Costituzione.

Non è di questo che abbiamo bisogno, ma di usare la scadenza del Fiscal Compact per rimettere in discussione i Trattati, fare politiche fiscali che colpiscano chi ha di più, a partire da una patrimoniale su quell’1% della popolazione che scandalosamente possiede il 20% della ricchezza, fare politiche economiche centrate sull’intervento pubblico diretto per creare buona occupazione, abrogando le controriforme di questi anni, a partire dalla Fornero sulle pensioni e dal Jobs Act».

11 luglio 2017

No al G20! Complici e solidali con Emiliano! Libere/i tutte/i!

No al G20! Complici e solidali con Emiliano! Libere/i tutte/i!

No al G20! Complici e solidali con Emiliano! Libere/i tutte/i!

Le manifestazioni di questi giorni del NoG20 hanno avuto una vasta partecipazione da tutta Europa e da tutto il mondo.

Le persone si sono trovate ad Amburgo per protestare contro il potere di pochi sui molti, contro una politica e un assetto mondiale che avvantaggia i forti a discapito dei deboli e dell’ambiente, cercando di mantenere un ordine mondiale impari.

In questo contesto la repressione si è fatta sentire, come sempre in questi casi, dal G8 del 2001, in cui in questi giorni ricorre l’anniversario, in poi.

Questa volta decine di nostri connazionali tra cui un europarlamentare sono stati trattenuti per ore dalle forze dell’ordine, privati dei loro documenti e senza chiari capi d’accusa, e dicendo come scusa il ritrovamento in alcuni dei loro zaini di felpe di colore nero.

Nelle scorse ore sono stati rilasciati 14 su 15 dei nostri connazionali trattenuti nei Gesa di Amburgo. 6 attivisti sono in stato di arresto in attesa del processo. Tra questi anche il compagno dei giovani comunisti Emiliano Puleo, del circolo di Partinico, componente del CPF di Palermo.

Complici e solidali con Emiliano e con tutti gli arrestati, non lasciamoli soli, chiediamo l’immediato rilascio e che possano insieme a tutte e tutti rientrare in Italia, coscienti che quelli che chiedevamo a Genova nel 2001 sia ancora più attuale è necessario di allora.

Un altro mondo non solo è possibile ma è obbligatorio!

#EmilianoLiberoSubito

Maurizio Acerbo Segretario nazionale Partito della Rifondazione Comunista
Claudia Candeloro Portavoce nazionale Giovani Comunisti/e

Andrea Ferroni Portavoce nazionale Giovani Comunisti/e

Cucchi, Acerbo: “Bene rinvio a giudizio per i carabinieri. Serve pieno ed efficace reato di tortura”

Cucchi, Acerbo: “Bene rinvio a giudizio per i carabinieri. Serve pieno ed efficace reato di tortura”

Cucchi, Acerbo: “Bene rinvio a giudizio per i carabinieri. Serve pieno ed efficace reato di tortura”

COMUNICATO STAMPA

CUCCHI – ACERBO (PRC): «BENE RINVIO A GIUDIZIO PER I CARABINIERI. SERVE PIENO ED EFFICACE REATO DI TORTURA. VERITA’ E GIUSTIZIA PER STEFANO CUCCHI E TUTTE LE VITTIME DELLA MALA POLIZIA»

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ha dichiarato:

«Il rinvio a giudizio dei cinque carabinieri coinvolti nella morte di Stefano Cucchi è una buona notizia: siamo vicini a Ilaria e alla sua famiglia, nella coraggiosa battaglia per avere verità e giustizia.

Spiace constatare che proprio sul reato di tortura non è stato fatto abbastanza: l’Italia aveva bisogno di una legge efficace e applicabile, dopo vicende come quella di Stefano Cucchi, dopo il G8 di Genova e dopo le tante, troppe, vicende di mala polizia.

Vogliamo vivere in uno stato di diritto non nell’Egitto di Al-Sisi o nella Turchia di Erdogan!».

10 luglio 2017

Sulla questione della linea Mortara – Milano

Sulla questione della linea Mortara – Milano

Sulla questione della linea Mortara – Milano

La linea Mortara – Milano, vitale per la nostra zona e anche per la sua economia, in quanto ne usufruiscono migliaia di pendolari, è in uno stato di pauroso degrado.

 

Ci sono treni soppressi quasi ogni giorno, ritardi, guasti, carrozze spesso invivibili.

Probabilmente neanche nel Terzo mondo ci sono linee ferroviarie con simili problemi.

 

Tra gli ultimi fatti in ordine di tempo: il 29 giugno un albero si è abbattuto sulla linea di alimentazione costringendo i treni a fermarsi e i passeggeri a raggiungere a piedi la stazione di Corsico, camminando tra i binari. Anche questo episodio non è fortuito, ci risulta che la vegetazione circostante la ferrovia deve essere mantenuta a distanza di sicurezza, ma chi controlla ciò?

  • Riduzione del personale ferroviario
  • Stazioni non più presidiate adeguatamente
  • Mancata manutenzione
  • Taglio delle risorse

 

Sono le cause di una situazione non più tollerabile.

 

Eppure la regione Lombardia si guarda bene dall’intervenire, anzi vuole spendere soldi per il referendum regionale del 22 ottobre, del tutto inutile e congegnato per “tirare la volata” a Maroni in vista delle elezioni regionali dell’anno prossimo. Inoltre la Regione e i Sindaci di Mortara e Vigevano continuano a sostenere la necessità dell’autostrada Broni – Mortara invece di favorire le linee ferroviarie o la viabilità ordinaria. I pendolari si stanno mobilitando raccogliendo firme.

 

Dal canto nostro, oltre che appoggiare queste iniziative, chiediamo che vengano, quantomeno, convocati a Vigevano e a Mortara consigli comunali aperti per premere sulla Regione e sui gestori delle ferrovie, perché si ponga finalmente mano a questo problema.

 

 

Partito della Rifondazione Comunista, circoli di Mortara e Vigevano e Federazione Provinciale

Violenza, Acerbo: «Il sindaco di Pimonte si dimetta. La sua non è solo un’uscita infelice, nessuna violenza è una bambinata»

Violenza, Acerbo: «Il sindaco di Pimonte si dimetta. La sua non è solo un’uscita infelice, nessuna violenza è una bambinata»

COMUNICATO STAMPA

Pimonte – Acerbo (Prc): “Il sindaco si dimetta: la sua non è solo un’uscita infelice e una violenza non è una bambinata. Chi rappresenta un’istituzione è responsabile delle proprie parole e dell’emarginazione di una vittima”

“Le parole del sindaco di Pimonte – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – rispetto alla ragazzina violentata ed emigrata insieme alla famiglia sono inqualificabili: non possono essere derubricate ad una uscita infelice, così come nessuna violenza può essere chiamata “bambinata”. Le parole pesano, tanto più se escono dalla bocca di chi dovrebbe rappresentare un’istituzione e guidare una comunità. Per questo il primo cittadino dovrebbe dimettersi. Alla vittima di quell’abuso, alla sua famiglia, la nostra solidarietà: la violenza di genere si nutre anche di questa cultura sessista, patriarcale e maschilista purtroppo ancora molto presente nel nostro Paese”.

Petizione dei pendolari: «È lo sfascio» 

Petizione dei pendolari: «È lo sfascio» 

Tratto da: La Provincia Pavese

Raccolte oltre 1.300 firme per incalzare Regione e Trenord. Sotto accusa i disservizi della linea Milano-Mortara

04 luglio 2017

 

MORTARA. I pendolari della linea ferroviaria Mortara-Milano hanno raccolto 1.358 firme, che saranno spedite a Regione Lombardia e Trenord. La petizione è stata organizzata dagli stessi pendolari sulla piattaforma www.change.org e sui social network Facebook e Twitter. «Fino a ieri – spiega Adriano Arlenghi, tra i promotori della protesta – la petizione aveva totalizzato circa 200 commenti in 14 pagine, una vera e propria enciclopedia di protesta. In questo modo vogliamo esprimere l’insostenibilità di una situazione di trasporto sulla linea ferroviaria in costante peggioramento, e dunque la richiesta non più rinviabile di interventi importanti per giungere a un netto miglioramento. La protesta telematica ha già prodotto alcune conseguenze. Alcuni sindaci di città sulla linea si sono impegnati a fotografare la situazione e a lavorare per migliorarla: a Mortara è stato chiesto un consiglio comunale aperto e si sta creando un gruppo di lavoro per rafforzare il comitato pendolare».

Sotto accusa c’è la gestione delle linee ferroviarie che corrono in Lomellina da parte di Trenord e Regione Lombardia. «Abbiamo il treno diretto a Shangai su cui le merci viaggiano veloci e sicure – aggiungono i pendolari di Mortara – ma ci piacerebbe che ci fosse un trattamento meno disumano anche per chi lavora e studia».

Nella petizione si leggono storie di ordinario disagio. «La linea Milano-Mortara è ridotta a un colabrodo – si sottolinea –. La politica sta a guardare e i pendolari assistono impotenti ai tempi di attesa che si allungano nei tabelloni al neon, informazioni criptiche e gente rassegnata. La linea è al collasso: viaggiano in rete le immagini di una donna che non riesce a scendere da un treno fuori dalla stazione di Corsico; una signora è preoccupata perché non ha nessuno che vada a ritirare i figli all’asilo».

I pendolari di Mortara e Lomellina chiedono di andare a battere i pugni, «in senso simbolico ma con determinazione», sui tavoli di Regione Lombardia e di Trenord. «Pretendiamo un intervento preciso, efficace e prioritario per valutare la situazione sulla tratta – dicono –. Realizzare una fotografia dello stato di degrado e ripristinare

la linea». La pavese Iolanda Nanni, consigliere regionale dei Cinque Stelle, ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione, Roberto Maroni: «Trenord non rispetta il contratto di servizio – dice Nanni – è una disfatta epocale».

Umberto De Agostino

4 luglio 2017