Lettera di Lula al Foro di San Paolo

Pubblicato il 19 lug 2018

di Luiz Inácio da Silva. L’Avana, 15-17 luglio 2018

“Apprezzo il sostegno e la solidarietà che avete dato alla mia persona, al mio partito PT e ad altri compagni perseguitati dalla destra in Brasile. Questa non riesce a convivere con la democrazia e con il sostegno dei media e la magistratura, vuole impedirci di tornare al governo per recuperare la dignità, la libertà e i diritti del popolo brasiliano.

Quando Fidel ed io, nel 1990, proponemmo che la sinistra latinoamericana e caraibica dovesse riunirsi per valutare i profondi cambiamenti che il mondo aveva subito in quel momento con l’ascesa del neoliberismo in economia e la politica, il crollo del socialismo nell’Europa orientale e la fine del bipolarismo del sistema internazionale, avevamo ben chiara l’importanza dell’iniziativa.

Quello che noi non prevedevamo era che il Forum di San Paolo potesse crescere come è poi cresciuto e riuscisse a rimanere il più importante forum per quanto riguarda l’America Latina e Caraibi, in relazione alla sinistra, lungo questi 28 anni.

Questo fatto straordinario ha contribuito affinché, all’inizio del XXI secolo, molti dei nostri paesi hanno attuato programmi per combattere la povertà, rafforzare la partecipazione popolare e l’integrazione dei nostri paesi.

Tuttavia, nonostante l’azione dei governi che cercavano di salvare i diritti della nostra popolazione, principalmente le classi più povere e vulnerabili, governando per tutti e generando opportunità per tutti, che hanno potuto beneficiare delle nostre politiche di sviluppo nazionali e regionali. Le nostre élite non tollerano la sinistra né tantomeno l’accesso delle persone escluse ai loro diritti minimi, come cibo, salute, istruzione e alloggio.

Forse abbiamo sottovalutato questa intolleranza e la volontà delle élite di affrontarci ad ogni costo e con ogni mezzo, compresi i colpi di Stato, come abbiamo assistito in Honduras, Paraguay e Brasile.

Ho sempre detto che se vogliono lottare con noi che lo facciano politicamente, si candidino e ci sconfiggano democraticamente. Perché non abbiamo paura di loro e sapremo come affrontarli e discutere con il popolo il futuro che vogliono: che si tratti di sviluppo sovrano con giustizia sociale o resa acquiescente e concentrazione del reddito.

Ripudiamo le sanzioni applicate contro il Venezuela e le minacce di intervento armato fatte dal presidente degli Stati Uniti, che purtroppo la destra del continente non condanna. Al contrario, in pratica sostiene il tentativo di escludere il Venezuela dagli organismi ai quali ha il diritto di partecipare, come l’OSA o il Mercosur.

Per non parlare della continuità del blocco criminale contro Cuba e del modo in cui l’imperialismo tratta Porto Rico e altre isole dei Caraibi.

Le difficoltà che affrontiamo oggi richiedono più che mai la presenza, le posizioni e le azioni del Forum di San Paolo. Allo stesso modo, la discussione sulla congiuntura, l’importanza delle proposte della sinistra per affrontare le difficoltà, allargando il dialogo con il popolo e la sua partecipazione alla ricerca di soluzioni nazionali e internazionali.

Un elemento essenziale che viene posto in questo momento è l’unità della sinistra nel confronto con le élite reazionarie, sottomesse e intolleranti dell’America Latina e con l’imperialismo.

La difesa dell’integrazione latinoamericana, non solo come retaggio delle idee progressiste di varie epoche, è più che mai necessaria come fattore di sviluppo e di confronto con la crisi economica. Dobbiamo resistere agli attacchi contro i diritti sociali e del lavoro che si verificano in molti dei nostri paesi.

I nostri partiti devono difendere una politica estera con punti comuni che privilegino la nostra sovranità nazionale e regionale, la riduzione dei conflitti e una visione umanista sulla questione dei migranti e dei rifugiati.

Quando abbiamo posto questo obiettivo, nessuno ha promesso che sarebbe stato facile, però abbiamo già dimostrato che possiamo vincere e attuare cambiamenti di grande importanza.

Tuttavia, un valore fondamentale che gli interessi economici e le élite cercano di ridurre e sottomettere è lo Stato democratico e di diritto. La nostra risposta deve essere il rafforzamento e il perfezionamento della democrazia, affinché la giustizia, la libertà e l’uguaglianza possano prosperare pienamente.

Vi auguro un buon incontro e voglio ribadire il mio disagio per essere qui impedito di presentare questo messaggio personalmente a causa della persecuzione politica a cui sono sottoposto a causa di una condanna assurda e kafkiana per un crimine che non esiste.

Vogliono impedirmi di partecipare alle elezioni di quest’anno, ma non mi metteranno mai a tacere o mi impediranno di lottare per i diritti dei brasiliani, dell’America Latina e dei Caraibi”.

“Per non dimentiCARLO”

di Fabrizio Baggi

(segreteria regione Lombardia Rifondazione Comunista)

Sono passati 17 anni da quel 20 luglio 2001, dove in Italia, a Genova per l’esattezza, venne messa in atto una vera e propria “sospensione della democrazia”.

Le condizioni politiche che portarono alla tragedia di Piazza Alimonda, ed alle macellerie messicane della Diaz e di Bolzaneto sono oggi chiare a tutte e tutti: un Governo di destra appena insediato, un chiaro disegno politico che aveva l’intenzione di annientare definitivamente il “diritto al dissenso” la necessità da parte dei potentati di fermare il movimento che cresceva in maniera esponenziale ed aveva mese dopo mese sempre maggiore consenso.

Ricordiamo la preparazione a quei giorni, l’euforia, l’adrenalina, la voglia di cambiare le cose.

A Genova eravamo tanti, a Genova c’eravamo tutte e tutti e pur sapendo perfettamente che la manifestazione avrebbe potuto riservare qualche difficoltà nessuno immaginava cosa sarebbe accaduto da lì a poco.

Carlo era un ragazzo come noi, un ragazzo di 23 anni che si opponeva ai potenti del G8 e che credeva che un Paese non possa reggersi sulla sola finanza, che un Paese debba necessariamente avere un respiro sociale, un occhio di riguardo verso le fasce più deboli.

Carlo ha pagato con la vita tutto questo e i responsabili della follia di quei tre giorni non hanno mai realmente pagato per ciò che hanno fatto.

Le condizioni politiche attuali non sono certo migliori di quelle di allora, il nuovo governo con una visione di destra razzista ed autoritaria, di incitamento all’odio e con un’interpretazione della “legittima difesa” che va nella direzione dello sdoganamento del libero utilizzo delle armi da fuoco; unite alla forza estremamente ridotta in confronto a quegli anni di un reale movimento di “opposizione sociale” non sono certo elementi che danno grandi speranze per un’inversione di marcia, ma noi continueremo a lottare perché crediamo che “Un altro mondo è possibile” e che questa situazione si possa e si debba cambiare.

Per questo e per molto altro saremo come ogni anno in Piazza Alimonda a Genova venerdì 20 Luglio dalle ore 14:30 e parteciperemo alla manifestazione “Per non dimentiCARLO”

Costruiamo il quarto polo della sinistra popolare

Pubblichiamo il documento politico approvato al termine del Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – SE riunitosi a Roma 1l 14 e 15 luglio 2018.

Rifondazione Comunista per l’opposizione sociale e l’alternativa

Costruiamo il quarto polo della sinistra popolare

Con il risultato delle ultime elezioni e la nascita del governo si è aperta una fase inedita nella storia italiana. Siamo di fronte a un governo egemonizzato da un partito di destra che fa di razzismo e xenofobia il principale veicolo di consenso. Un governo che gode di un fortissimo sostegno popolare alimentato dal successo di M5S e Lega nel farsi percepire come forze “anti-sistema”, impegnate nella difesa dei ceti popolari contro l’establishment. In uno scenario che ricorda paesi come l’Ungheria, il dibattito è polarizzato tra un governo “populista” che non mette in discussione il neoliberismo e propone la flat tax e un’opposizione parlamentare che lo attacca da posizioni di destra economica. Uno scenario in cui è proprio l’opposizione il miglior alleato del governo.

La nostra opposizione non può che essere di natura radicalmente diversa da quella “macroniana” del PD, di Forza Italia e della grande stampa. Non dobbiamo avere nulla a che fare con chi difende le “riforme” antipopolari dei governi precedenti, il rigore dei conti pubblici e la fedeltà a UE e NATO e così facendo rafforza il consenso popolare verso questo presunto “governo del cambiamento”.

Il rischio concreto è lo spostamento ulteriormente a destra del quadro politico e del paese con il consolidamento della saldatura degli elettorato di Lega e M5S.

La sacrosanta indignazione rispetto all’agenda politica disumana di Salvini richiede un’intransigente opposizione e nessun cedimento sul piano dei principi e dei valori.  Ma l’opposizione per essere credibile non deve essere strumentale e tantomeno subalterna e al rimorchio del Pd che porta la responsabilità di politiche antipopolari che hanno suscitato un diffusissimo rancore persino verso la parola sinistra.

IL QUARTO POLO

L’unica opposizione efficace rispetto a questo governo è un’opposizione sociale, radicale e di sinistra che imponga una diversa agenda rispetto a quella di Salvini e faccia emergere le contraddizioni della narrazione grillina.

La nostra opposizione deve sfidare i partiti del nuovo governo sul rispetto delle promesse elettorali sui temi sociali, dall’abolizione della legge Fornero al reddito di cittadinanza e alla lotta alla precarietà. Ma per fare un’opposizione efficace è indispensabile costruire una proposta politica e programmatica alternativa da rivolgere al paese. E questa proposta non può essere la riproposizione del centrosinistra e tantomeno il fronte “repubblicano” confindustriale.

Per queste ragioni rilanciamo l’obiettivo di costruire un quarto polo della sinistra popolare, una necessità evidente a fronte della debolezza e della frammentazione – fino al rischio dell’irrilevanza –  che continua a segnare negativamente la situazione italiana nel panorama pur complesso e articolato della sinistra radicale nel resto d’Europa.

Si tratta di attrezzarsi per lanciare una vera e propria sfida per l’egemonia. Lo scarto tra le aspettative di cambiamento ed il continuismo delle politiche del governo, sempre più esplicito sul terreno delle politiche economiche e del lavoro, il carattere classista di misure come la Flat-Tax, aprono la possibilità di un’offensiva sia sul terreno sociale che rispetto alle contraddizioni crescenti in particolare del M5S, le cui difficoltà si sono evidenziate con chiarezza nel passaggio delle elezioni amministrative di giugno.

C’è dunque bisogno oggi più di ieri della costruzione di un polo della sinistra che, come abbiamo sempre detto, sia alternativo a tutti gli schieramenti in campo, che rifiuti radicalmente la riproposizione di alleanze con il PD, le riedizioni del cosiddetto centrosinistra, sotto nuovi titoli come il “fronte repubblicano”, o sotto eventuali nuove leadership, secondo le operazioni politico-giornalistiche periodicamente riproposte.

Per questo motivo Rifondazione Comunista ha avviato un percorso di incontri con i diversi soggetti di movimento, sociali, politici, culturali che possono essere interlocutori per questo obiettivo, percorso che intendiamo proseguire, rafforzare, estendere a tutti i livelli territoriali.

Le stesse elezioni europee, che affrontiamo con l’obiettivo della ricomposizione di tutte le forze anticapitaliste, antiliberiste di sinistra, non devono essere affrontate secondo una logica meramente elettoralistica, ma con la volontà che esse costituiscano un passaggio per la costruzione del quarto polo, della sinistra che manca in questo paese. Oggi è necessario più di ieri, costruire uno spazio ed una soggettività politica ampia e credibile quanto rivoluzionaria e di rottura.

Il prossimo appuntamento delle elezioni europee sarà la scadenza in cui questa proposta possa concretizzarsi in una lista unitaria in Italia che raccolga tutte le soggettività di sinistra e di movimento che si collocano sul piano della critica radicale dei trattati europei e dell’UE. Con questo approccio Rifondazione Comunista lavora nel Partito della Sinistra Europea e nel GUE e sul piano nazionale.

L’obiettivo del PRC-SE è l’avvio di un largo processo che oltre a Potere al popolo coinvolga altre soggettività come Altra Europa, Città in Comune, Diem25, Dema, liste e esperienze locali, settori di movimento e della sinistra sociale e politica che sono interessati alla costruzione di un’alternativa ai poli esistenti e ad una prospettiva comune sul piano europeo ed anche nazionale. In questa direzione si sta sviluppando una positiva interlocuzione con l’esperienza napoletana di Luigi De Magistris a partire dalla comune convinzione che nel nostro paese c’è bisogno di una proposta di netta rottura sul piano programmatico e del profilo politico quanto capace di essere inclusiva e larga.

POTERE AL POPOLO

È in questo quadro che partecipiamo a Potere al popolo che consideriamo parte di questa prospettiva più generale.

Lavoriamo per lo sviluppo del progetto di Potere al popolo come movimento politico-sociale popolare, democratico, partecipato, aperto, plurale, inclusivo. Ci siamo impegnati in campagna elettorale a costruire “un movimento popolare che lavori per un’alternativa di società ben oltre le elezioni” dalle caratteristiche ben delineate nel “manifesto” della lista: “Noi vogliamo unire la sinistra reale, quella invisibile ai media, che vive nei conflitti sociali, nella resistenza sui luoghi di lavoro, nelle lotte, nei movimenti contro il razzismo, per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà e la pace (…) Un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, comunista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi”.

La costruzione di un movimento politico-sociale, che sappia valorizzare pienamente tutte le energie e le esperienze di militanza e attivismo che hanno risposto all’appello lanciato durante la campagna elettorale e ne sappia attrarre e sviluppare di nuove, non può che essere basata sulla partecipazione diretta. Il lancio della campagna di adesioni attraverso una piattaforma on line a Potere al popolo va visto come un passo verso la democratizzazione che abbiamo sempre sostenuto e che per noi deve accompagnarsi al metodo del consenso come modalità predominante di decisione e al ruolo centrale delle assemblee territoriali.

Come riaffermato nel documento conclusivo dell’assemblea nazionale di Napoli Potere al popolo “non è un partito ma vuole essere un movimento politico-sociale di alternativa dentro il quale convivono posizioni e culture diverse impegnate nella costruzione di uno spazio e un soggetto unitario”. Lo sviluppo del progetto non implica dunque lo scioglimento dei partiti e delle organizzazioni aderenti né il venir meno della loro autonomia e sovranità politica, programmatica e elettorale.

Invitiamo iscritte/i e simpatizzanti ad aderire e impegniamo tutto il partito, i nostri circoli e le federazioni ad attivarsi per stimolare le adesioni a Potere al popolo. Lo abbiamo fatto con L’Altra Europa, nel percorso del Brancaccio, in tante esperienze di liste locali. Per noi partecipazione e democrazia sono condizione per ricostruire una sinistra popolare e radicata nei territori.

Abbiamo la consapevolezza che Potere al popolo non può concepirsi come autosufficiente e non esaurisce il nostro progetto di costruzione di un polo della sinistra popolare alternativo a tutti i poli politici esistenti e neanche la soggettività unitaria e plurale della sinistra antiliberista e anticapitalista di cui ci sarebbe bisogno. Proprio per questo al suo interno sosteniamo – come in tutti gli altri luoghi unitari di cui siamo parte dall’Altra Europa alla Rete delle Città in Comune – una posizione radicale sul piano programmatico e di collocazione quanto contraria a ogni settarismo e autoreferenzialità.

Non ci nascondiamo difficoltà, incomprensioni, differenze, dissensi e in alcune realtà anche attriti. Rappresentano criticità evidenti la propensione di alcuni settori alla chiusura nelle interlocuzioni sul piano sociale, sindacale e di movimento, a non relazionarsi con altri percorsi, il concepire Pap come un nuovo partito piuttosto che come un movimento aperto e unitario, la propensione vetero-partitista a sovrapporre e contrapporre il simbolo di Pap alle esperienze di liste locali di alternativa al Pd. Ma non possiamo che giudicare positivamente l’attivazione di nuove generazioni e la riaggregazione di formazioni della sinistra anticapitalista e di un diffuso tessuto militante su un progetto non meramente elettoralistico ma che pone al centro lotte, vertenze, radicamento territoriale, mutualismo.

Si tratta di valorizzare le potenzialità positive senza negare i limiti esistenti, e avendo chiaro che il nostro obiettivo è quello di un quarto polo di sinistra e antiliberista di cui Potere al Popolo deve essere parte attiva, secondo l’orientamento assunto nel documento conclusivo dell’assemblea di Napoli.

IL RILANCIO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Il nostro impegno unitario è diretta conseguenza del nostro essere comuniste/i e del dovere che sentiamo di ragionare non in termini di mera sopravvivenza ma rispetto alle necessità che la fase storica che viviamo impone.

La critica radicale del capitalismo, un punto di vista di classe, l’orizzonte del comunismo non appartengono soltanto una gloriosa storia passata da difendere. Continuiamo a chiamare comunismo “il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente” e a declinarlo nel confronto con le contraddizioni e le domande dell’attuale fase storica segnata dall’egemonia del capitalismo neoliberista e con la necessità di fare i conti con una vicenda storica secolare.

Continuiamo ad andare in direzione ostinata e contraria.

La nostra cultura politica critica e aperta, le nostre elaborazioni programmatiche, l’esperienza e le energie del nostro corpo militante, la nostra attitudine non settaria, le nostre pratiche sociali e di movimento, non sono un residuo conservatore del passato.

Il programma di rilancio e rafforzamento organizzativo che abbiamo approvato nella riunione della direzione del… nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che viviamo ma anche delle opportunità e dei compiti che la fase che attraversano il paese e l’Europa ci pongono. C’è bisogno di un partito capace di tenere insieme diversi piani di iniziativa politica, sociale e culturale.

Non crediamo che la via di uscita dalle difficoltà della sinistra di classe e del nostro partito sia quella dell’autoreferenzialità e della chiusura identitaria. Non riteniamo che rappresenti una risposta né all’esigenza di ricostruire un largo schieramento di sinistra né di rilanciare un partito in grado di incidere nella realtà del paese la riproposizione del tema della presentazione del simbolo alle elezioni.

Sentiamo la responsabilità di lavorare alla costruzione di una proposta politica di alternativa. Per questo nelle prossime settimane proseguiremo con determinazione l’interlocuzione con tutte le forze e le soggettività della sinistra antiliberista, anticapitalista, ambientalista e di alternativa.

Il nostro Partito resta un patrimonio di cultura politica, di organizzazione e radicamento sul territorio, che è certamente non sufficiente ma indispensabile per la costruzione della sinistra antiliberista e per l’opposizione alle politiche della destra in Italia ed in Europa.

Occorre confermare e sviluppare l’iniziativa autonoma ed unitaria del PRC-SE, salvaguardandone la sovranità decisionale e proseguendo sulla strada delle indicazioni di riorganizzazione emerse a Spoleto, dando centralità alla direzione ed al coordinamento della nostra azione politica. Va data progressiva attuazione agli obiettivi emersi dal confronto e unanimemente condivisi anche predisponendo una prima calendarizzazione di appuntamenti.

Va anche reso fruibile il materiale del dibattito della tre giorni, pubblicandone gli atti per la prossima Festa Nazionale.

Ribadiamo e rafforziamo il nostro impegno, in questi giorni, per la raccolta delle firme sulle tre LIP.

Le Feste in corso di svolgimento, come anche la ripresa dell’attività a settembre devono inoltre vederci impegnati in particolar modo:

– sul terreno del contrasto alle politiche di chiusura e razziste, omofobe e reazionarie del governo, che stanno incontrando una risposta significativa: dalle manifestazioni “Aprite i porti”, a quella del 16 giugno “Prima gli sfruttati”, alle “Magliette rosse”, alle tante forme di resistenza e mobilitazione in atto.  Molto importante è stata la riuscita dei Pride in tantissime città italiane.

– sul terreno dei diritti sociali e del lavoro: rafforzando l’iniziativa contro la Flat-Tax, lanciando una campagna per la reale abolizione della controriforma Fornero anche in connessione all’obiettivo della riduzione dell’orario di lavoro, e per l’istituzione di un vero reddito minimo, oltre che sul complesso delle politiche del governo.

Obbligo di fedeltà: per la libertà di parola e l’eguaglianza di fronte alla legge

Fonte:

https://nolicenziamentiopinione.wordpress.com/

Obbligo di fedeltà: per la libertà di parola e l’eguaglianza di fronte alla legge

Due anni fa lanciammo una mobilitazione contro il licenziamento di cinque operai cassintegrati della Fiat di Pomigliano “colpevoli” di aver espresso il dolore e la rabbia per il suicidio di tre compagni di fabbrica, privati – non diversamente da loro – di ogni prospettiva di occupazione. Ci parve che gli amministratori della giustizia avessero rimesso il mondo sul suo asse, perché la Corte d’appello, smentendo il Tribunale del lavoro, diede ragione a Mimmo Mignano e ai suoi quattro coraggiosi compagni, ordinando alla Fiat Chrysler Automobiles il pieno reintegro. Cosa che però la FCA non fece, limitandosi a versare il salario senza permettere ai cinque di varcare i cancelli della fabbrica, quasi fossero pericolosi criminali, mentre invece portò la vicenda in Cassazione.

Dopo un tempo lunghissimo – due anni, che i cinque hanno trascorso in attesa e sospensione nel vuoto – il 6 giugno 2018 la Cassazione ha reso nota la sentenza con cui accoglieva il punto di vista aziendale, sancendo l’obbligo di “fedeltà” all’azienda fuori dall’orario di lavoro.

Secondo i giudici di Cassazione, i cinque avrebbero posto in essere «comportamenti che compromettevano sul piano morale l’immagine del datore di lavoro», venendo meno all’«obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato» richiamato dall’articolo 2105 del Codice civile. Questo a dispetto del fatto che l’articolo in questione dispone – semplicemente – che «il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio».

Stiamo parlando di una norma studiata per salvaguardare gli interessi dell’azienda rispetto ad eventuali competitori, che vieta al dipendente di mettersi in concorrenza con il proprio datore di lavoro, legandolo alla riservatezza sui segreti aziendali. Come può una simile disposizione essere indirizzata a operai che, con mansioni esecutive spesso limitate a una sola linea di produzione, o al massimo a un reparto, nemmeno lontanamente possono «trattare affari per conto proprio o di terzi», né tantomeno conoscere «notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione»?

La sentenza ratifica una ratio secondo cui non conta la sofferenza dei deboli ma l’immagine pubblica del padrone; in cui non si protegge l’onorabilità dei suicidi ma quella della controparte, indipendentemente dall’immane disparità del rapporto di forza.

Anno dopo anno, in Italia è stata intaccata la fondamentale funzione esercitata dalla disciplina del diritto del lavoro, diretta a bilanciare lo squilibrio nel rapporto di forza fra imprenditore e dipendente.

Privati persino del diritto di protestare, di gridare il proprio dolore e offesa, cosa lo Stato intende lasciare ai suoi cittadini cassintegrati, licenziati, disoccupati, oltre all’abisso di gesti autolesivi?

Contro questa sentenza, che apre pericolose contraddizioni sull’interpretazione dell’obbligo di fedeltà cui sarebbero assurdamente sottoposti i dipendenti aziendali, intendiamo sostenere non solo Mimmo Mignano e i suoi compagni, ma i numerosi lavoratori licenziati per aver espresso pubblicamente opinioni critiche sulle scelte del proprio datore di lavoro, benché fuori dall’orario e dalle sedi di impiego.

Una simile interpretazione adatta ai casi concreti i principi generali della fedeltà e dell’auto-dominio, e così facendo sancisce l’asservimento dei lavoratori, li condanna al silenzio, li rende ricattabili nella sfera pubblica, riduce la persona umana al mero scambio lavorativo appropriandosi anche della parte di esistenza che è fuori dall’orario di lavoro, disconosce la tutela della dignità dell’uomo sancita dalla Costituzione.

Le recenti riforme del lavoro hanno modificato le relazioni tra lavoratori e datori di lavoro, indebolendo le tutele dei primi a favore dei secondi. Quanto sta accadendo non è solo il risultato di cambiamenti normativi ma l’indice di una profonda involuzione culturale, politica e umana, che minaccia lo stesso sistema democratico del nostro Paese.

La sentenza contro i cinque della FCA segna un salto simbolico al quale intendiamo opporci, perché va a colpire operai che hanno attuato una protesta sindacale utilizzando espressioni satiriche, per quanto aspre, all’unico scopo di dar voce all’angoscia esistenziale che nasce dalla precarietà del lavoro, dall’umiliazione dell’essere considerati scarti dell’umanità, dal dolore per i numerosi compagni che negli anni, alla Fiat e in tutta Italia, si sono suicidati per la perdita del lavoro.

Anche noi crediamo nell’obbligo di fedeltà: quello alla dignità di chi si oppone, e quello alla memoria di chi soccombe. Per questo lanciamo una campagna con la quale chiediamo al Legislatore di regolamentare la normativa sull’obbligo di fedeltà limitandone l’interpretazione a ciò che effettivamente dice, cioé la difesa dell’azienda rispetto alla concorrenza, e chiediamo alla Cassazione di revocare e correggere l’attuale interpretazione.

Per sottoscrivere l’appello qui. Oppure via mail.
PRIMI FIRMATARI

Andrea Vitale, maestro, pubblicista
Daniela Padoan, scrittrice
Alessandro Arienzo, Università di Napoli “Federico II”
Franco Rossi, docente e pubblicista
Guido Viale, economista
Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, presidente Attuare la Costituzione
Erri De Luca, scrittore
Massimo Cacciari, filosofo
Marco Travaglio, giornalista, direttore de Il Fatto Quotidiano
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli
Moni Ovadia, attore
Ascanio Celestini, attore e regista
Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano
Massimo Villone, costituzionalista, professore emerito di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Napoli
Livio Pepino, magistrato, già presidente di Magistratura democratica e componente del CSM
Lorenza Carlassare, giurista e costituzionalista
Luigi Ferrajoli, giurista, professore di filosofia del diritto all’Università di Camerino
Riccardo Petrella, professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio)
Giuseppe Del Bene, già magistrato del lavoro
Alessandra Ballerini, avvocato
Giuseppe De Marzo, responsabile politiche sociali di Libera
Eleonora Forenza, parlamentare europea, Gruppo GUE/NGL
Luigi De Giacomo, fondatore “Attuare la Costituzione”
Don Peppino Gambardella, parroco di Pomigliano
Francesco Pallante, professore di diritto costituzionale all’Università di Torino
Annamaria Rivera, antropologa
Maria Grazia Meriggi, docente di storia delle culture politiche e dei movimenti sociali europei all’Università di Bergamo
Barbara Pezzini, ordinaria di diritto costituzionale, prorettrice con delega alle politiche di equità e diversità dell’Università di Bergamo
Giuseppe Marziale, avvocato
Giuseppe Antonio Di Marco, Università di Napoli “Federico II”
Valeria Parrella, scrittrice
Francesca Fornario, giornalista e scrittrice
Franco Lorenzoni, maestro
Riccardo Bellofiore, professore di economia politica all’Università di Bergamo
Piero Bevilacqua, storico
Gruppo musicale Lo Stato sociale
Giuseppe Aragno, storico
Donato Auria, operaio indotto FCA Melfi
Domenico De Stradis, operaio FCA Melfi
Andrea Di Paolo, operaio FCA Termoli
Piero Azzoli, operaio FCA Cassino
Teresa Elefante, operaio FCA Mirafiori
Rosario Monda, operaio FCA Pomigliano, reparto logistico Nola
Andrea Tortora, operaio FCA Pomigliano, reparto logistico Nola
Giorgio Cremaschi, Piattaforma Sociale Eurostop
Mario Agostinelli, Energia Felice, già segretario generale della CGIL Lombardia
Piero Basso, presidente Costituzione Beni Comuni
Emilio Molinari, Comitato Acqua Pubblica, già parlamentare europeo
Franco Calamida, già deputato del Parlamento italiano
Vittorio Agnoletto, medico, già parlamentare europeo
Giuseppe Cacciatore, professore emerito Università Napoli, Accademico dei Lincei
Maria Rosaria Marella, docente Diritto Costituzionale, Università di Perugia
Nicola Magliulo, docente e pubblicista
Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC
Giovanni Russo Spena, dirigente nazionale PRC
Gianluca Carmosino, redazione Comune-info.net
Alessandro Portelli, storico
Damiano Colletta, sindaco di Latina
Claudio Serpico, docente Università Federico II Napoli
Michele Tripodi, sindaco di Polistena
Giovanna Vertova, docente di economia politica
Marco D’Isanto, commercialista e pubblicista
Giovanni De Stefanis, Assoc. Libertà e Giustizia, Circolo di Napoli

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Oppure invia mail di adesione a: ellugio@tin.it

Potere al Popolo di Pavia contro i disastri dell’Ecomafia, per proteggere l’ambiente

POTERE AL POPOLO PAVIA

Mentre il governo Lega – Movimento 5 Stelle è impegnato nella propaganda razzista contro i migranti e in operazioni insignificanti come il taglio dei vitalizi, tra i tanti problemi REALI che affliggono l’Italia c’è quello dei reati ambientali.

Noi della provincia di Pavia lo sappiamo bene, visto che abbiamo “festeggiato” l’inizio del 2018 con il rogo del capannone di Genzone, diventato un sito abusivo di stoccaggio di rifiuti, che abbiamo visti i roghi alla Eredi Berté di Mortara (l’ultimo pochi giorni fa, in barba ai sigilli della Magistratura) e che abbiamo i campi pieni di fanghi industriali.

Chi sono i colpevoli di questi disastri? Neri? Rom? ONG? Soros?

NO!
I responsabili sono imprenditori senza scrupoli, criminalità organizzata, istituzioni conniventi (se non direttamente coinvolte)!

Di seguito vi mettiamo alcuni dati che danno un’idea dell’inquietante ampiezza del fenomeno.

– 84 verbali di reati ambientali al giorno di cui un quarto riguardante i rifiuti
– 7.300 infrazioni contestate nel ciclo di rifiuti urbani e speciali
– una crescita annua del 28% (3,2 miliardi) di fatturato illegale
– 17 mila nuove costruzioni abusive
– 6.550 interventi in incendi boschivi (18 al giorno) e 140 mila ettari di vegetazione bruciata
– 37 mila illegalità contestate nel settore agroalimentare, 1 miliardo di euro di sequestri e 22 mila persone denunciate

L’ambiente è il valore aggiunto del nostro paese e dobbiamo proteggerlo e valorizzarlo!

Vigevano: “pastasciutta antifascista” con l’Anpi

Comunicato stampa

Così come avvenne alla caduta del fascismo il 25 luglio del 1943 a Campegine su iniziativa della famiglia Cervi, mercoledì 25 luglio i Comitati di Sezione di Cassolnovo, Gambolò, Garlasco, Mortara, Pieve del Cairo/Mede e Vigevano dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) organizzano una “pastasciutta antifascista” con inizio alle ore 19,30 presso “Dissapore – Circolo Trivulzio” in via Mentana 6 a Vigevano.

“Il 25 luglio 1943 – spiegano all’Anpi cittadina – Mussolini venne arrestato, creando la temporanea illusione della fine del regime fascista e della guerra.

Seguiranno molti mesi di ulteriori sofferenze per il popolo italiano, ma in quelle ore si festeggiò in tutta Italia la destituzione del duce.

A casa Cervi si celebrò una delle feste più originali, con una grande pastasciutta offerta a tutto il paese, distribuita in piazza a Campegine per l’occasione.

Ormai da diversi anni iniziative simili si svolgono in tutta Italia per ricordare e celebrare una data importante per il nostro Paese e per gli antifascisti, e come abbiamo fatto l’anno scorso abbiamo deciso di proporla anche a Vigevano questa volta insieme a tutte le sezioni Anpi della Lomellina”.

Fino ad esaurimento sono previsti pastasciutta, pane, salame, acqua e vino.

Sarà ben accetta un’offerta minima di 5 euro ed è gradita la prenotazione telefonando dalle ore 20 alle 22 ai numeri 392-4241470 (Massimo), 335-7539884 (Salvatore) oppure 328-1028046 (Roberto).

2 interpellanze presentate al Consiglio Comunale di Mortara dal Consigliere Comunale Abbà del Partito della Rifondazione Comunista e “Mortara bene comune”

Per dovere d’informazione politica pubblichiamo due interpellanze di Abbà: sulle spese di trasferimento uffici da palazzo Cambieri al palazzo municipale e sull’acquisto sistema d’indagine e foto segnalamento.

(altro…)

Schiavi/e mai!

Cari tutti, vi invitiamo a partecipare e a diffondere..grazie mille, vi aspettiamo!

giovedì 12 luglio, Casa delle donne e Presidio Permanente Castelnuovo Scrivia vi invitano a guardare in faccia la realtà: non solo a Rosarno, non solo in Puglia. Accade ovunque.

Testimonianze e videodocu da una lotta anticapitalista, antirazzista e anche antisessista.

Una lotta non ancora finita, con processi e denunce reciproche tra i Lazzaro e lavoratori ed attivisti del Presidio.

Una lotta in cui le donne hanno avuto ed hanno un ruolo importante..a pochi giorni da nuova udienza di uno dei vari processi e dalla nuova citazione in giudizio di 26 tra braccianti, sindacalisti, attivisti e privati cittadini che parteciparono alla lotta in solidarietà a lavoratrici e lavoratori; a pochi giorni dall’importante manifestazione di Ventimiglia.

Nè frontiere nè confini, no allo sfruttamento.

SCHIAVE/I MAI!

ANTONIO OLIVIERI

Parlamentari ed assessori regionali alla festa dei neonazisti

Fonte:

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=34846

Antonella Barranca
La presenza di due assessori regionali e di 5 parlamentari alla Festa del Sole, iniziativa annuale degli Hammerskin di Lealtà azione sancisce definitivamente e in modo plateale la saldatura tra il partito di Matteo Salvini e il movimento neonazista nato in Lombardia nel 2010.
Il dato da rilevare non è tanto la partecipazione di giovani (i soliti 400 naziskin provenienti da tutte le comunità militanti italiane) ma lo spazio mediatico garantito loro dalle principali testate televisive e giornalistiche. Uno spazio occupato soprattutto a mostrarsi un movimento aperto e disponibile a un confronto democratico, provocatoriamente invitando tutti e tutta partecipare. Una sfrontatezza che dice molto di come ormai la legittimazione di questi gruppi sia giunta a compimento
Lealtà azione, che sta tentando il salto nazionale con il nome di Federazione, raduna una decina di comunità militanti in tutta Italia. Con le sue numerose “branche” che si occupano di svariati temi (dall’animalismo alle escursioni in montagna, dalla difesa dei cristiani perseguitati alla pedofilia) non si presenta mai apertamente come una organizzazione politica ma come una associazione culturale che fa attività di volontariato sul territorio: raccolte di cibo per sole famiglie italiane, volontariato animalista, escursionismo. La stessa tattica utilizzata da Casapound e presa a modello dai greci di Alba dorata.
Il tentativo di radicamento passa attraverso queste pratiche anche se da un punto di vista numerico tra le due principali organizzazioni neofasciste la differenza rimane abissale: Lealtà azione non ha la struttura territoriale di Casapound né la stessa disponibilità economica e militante. Diversa la modalità per entrare nelle istituzioni: non un partito che si presenta sulla scheda elettorale ma una lobby che, a seconda della convenienza e dei rapporti politici inserisce nelle liste i propri esponenti o sponsorizza apertamente candidati (e il maschile non è un caso) di forze politiche che militano anche in alcune associazioni collaterali: è successo a Milano con il consigliere di Muncipio 8 Stefano Pavesi eletto nelle file della Lega di Salvini e a Monza dove Andrea Arbizzoni è diventato assessore per Fratelli d’Italia.
Non stupisce che al raduno di Abbiategrasso abbiano preso parte esponenti  della giunta regionale della Lombardia e parlamentari della Lega Nord e di Fratelli d’Italia. Meno scontata la presenza invece di Giulio Gallera, assessore regionale al welfare di Forza Italia che nonostante le polemiche era sabato sera sul palco della Fiera di Abbiategrasso.
Le cambiali elettorali probabilmente si pagano anche così, rinsaldando pubblicamente alleanze e relazioni.
Che la Lega di Salvini fosse diventata il contenitore delle destre radicali italiane era noto ma non esplicitamente rivendicato. Oggi i lupi di Lealtà azione, al di là delle dichiarazioni antisistema sono sempre più a loro agio nell’establishment e dichiarano apertamente che su molti temi con la Lega esistono punti di contatto. Uno su tutti quello dell’immigrazione: stesse le parole d’ordine , stesse le teorie complottiste e razziste come quella della sostituzione etnica, stesse le bufale spacciate sui social contro le ONG. Stessa l’ideologia del sangue e del suolo che ha portato alle peggiori tragedie del Novecento.
In un clima così complicato, sul versante antifascista la mobilitazione indetta dall’ANPI e dai partiti ha registrato qualche centinaio di partecipanti che hanno indossato una maglietta rossa e presidiato la piazza principale di Abbiategrasso. Un tentativo generoso, ma insufficiente, di contrastare lo scivolamento  a destra di un paese che la crisi e le pessime politiche degli ultimi governi di centrosinistra hanno incattivito spingendo gli strati popolari tra le braccia di chi indica nei migranti, negli sfruttati e nei poveri i colpevoli della mancanza di lavoro e del peggioramento delle condizioni di vita.
Antifascismo oggi è antirazzismo, è tornare nelle periferie delle metropoli a riprendere il troppo spazio che le destre hanno conquistato parlando di casa, lavoro, diritti civili e sociali per tutte e tutti. Un compito che spetta al nostro partito ricostruendo in forme non settarie reti e relazioni con chi abbia chiaro che ormai nessun compromesso è possibile con coloro che negli scorsi anni, anche sul tema dell’antifascismo, hanno avuto la responsabilità di aver spostato sempre più a destra l’asticella del tollerabile.