Antonello Patta: solidarietà a Fabrizio Baggi oggetto di intimidazioni fasciste

COMUNICATO STAMPA

In merito alle minacce via web subite a Como da Fabrizio Baggi Antonello Patta ha dichiarato:

«Tutta la mia solidarietà a Fabrizio Baggi fatto oggetto di pesanti intimidazioni e addirittura minacce di morte da individui provenienti dall’ambiente della destra fascista comasca. 

Fabrizio, membro della Segreteria regionale di Rifondazione Comunista ,conosciuto a Como per il suo impegno in difesa dei diritti dei migranti, è stato preso di mira per aver criticato il clima di odio razziale emerso nei giorni scorsi nei post di commento ad un articolo di un giornale cittadino. 

Questo fatto conferma , diversamente da quanto dice il ministro Salvini, che in Italia è sempre più diffuso un clima in cui l’odio razziale si mescola con le peggiori pulsioni fasciste che poi sfociano puntualmente in aggressioni violente come abbiamo visto a Bari.

Questo avviene anche a causa della tolleranza delle autorità competenti nei confronti delle manifestazioni di stampo fascista che oramai sono all’ordine del giorno nel nostro paese.

Per questo pretendiamo che i responsabili di questo ennesimo atto intimidatorio siano perseguiti e puniti».

Milano, 23/09/2018

Vigevano, Rifondazione: basta centri commerciali, basta prese in giro!

A Vigevano sono fin troppe le grandi strutture commerciali.
Come Circolo del Partito della Rifondazione Comunista abbiamo sempre contrastato con forza e coerenza l’insediamento in città di mega-centri della grande distribuzione (favoriti anche da giunte di centro-sinistra) perché rappresentano un duro colpo al piccolo commercio e artigianato locale, sono fonte di sfruttamento lavorativo senza creare occupazione “sana”, producono consumo del territorio, deturpano rilevanti zone naturali e l’ambiente urbano.

Così sarà anche per l’ipotizzato insediamento tra via El Alamein e viale Industria, di cui tra i vigevanesi proprio non si avvertiva la necessità.

Il sindaco, la Lega ed i suoi alleati al governo della città sono invece ben determinati a favorire l’apertura di questa nuova struttura commerciale, dopo aver sbandierato ai quattro venti in campagna elettorale la loro presunta difesa a oltranza dei commercianti vigevanesi.

Una sonora presa in giro, che dimostra ancora una volta quanto il sindaco e la giunta comunale in realtà non abbiano a cuore le sorti di Vigevano.

Ora cercano di “indorare la pillola” ipotizzando alcuni interventi che il Comune potrebbe realizzare dopo aver incassato gli oneri d’urbanizzazione derivanti dalla concessione all’insediamento della nuova struttura.

Anche in questo caso, si tratta solo di una presa in giro: noi non dimentichiamo i milioni di euro sprecati dalle giunte di ieri e di oggi per opere inutili, a partire dalla pseudo-pista ciclabile della Sforzesca che oggi versa in uno stato di grave abbandono dopo essere costata più di un milione di euro.

Oppure i 240 mila euro elargiti solo l’anno scorso per l’affidamento a guardie giurate private di un fumoso quanto inutile “servizio di controllo” della città.

E se i Comuni sono sempre più in difficoltà dal punto di vista finanziario, la colpa è dei Governi nazionali compreso l’attuale esecutivo Salvini-Di Maio che nulla sta facendo a favore delle amministrazioni locali.

Sosteniamo quindi l’appello lanciato da ambientalisti, sindacati e associazione commercianti locali affinché il consiglio comunale non approvi la variante al piano di lottizzazione in quella zona.

Ci auguriamo che i consiglieri comunali tutti abbiano un sussulto di dignità, e respingano questa scelta scellerata.

Siamo pronti a favorire la costruzione in città di un’ampia mobilitazione dei singoli e di tutte le forze disponibili a condurre una lotta determinata contro i mega-centri commerciali, a sostegno del piccolo commercio e per un diverso modello di consumi.

Circolo di Vigevano “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista

Con l’Anpi “La memoria costruisce il futuro” – Sabato 6 ottobre – Ore 10 – Sala dell’Affresco – Castello di Vigevano

Comunicato stampa

VIGEVANO: L’ANPI COMMEMORA I FUCILATI IN CASTELLO E PRESENTA DUE PROGETTI PER I GIOVANI

La commemorazione dei quattro antifascisti fucilati nel cortile del Castello e la presentazione di due progetti rivolti ai giovani. Sono questi i temi al centro dell’iniziativa “La memoria costruisce il futuro” organizzata dalla sezione di Vigevano dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) per sabato 6 ottobre con inizio alle ore 10 presso la Sala dell’Affresco all’interno del castello di Vigevano.
«Abbiamo voluto organizzare questo incontro pubblico – spiega Salvatore Marrano, presidente dell’Anpi locale – proprio il 6 ottobre perché in tale data del 1944 nel cortile del castello i nazifascisti fucilavano i giovani partigiani Carlo Gazzo, Giovanni Profili e Salvatore Frasconà. Poco meno di un anno prima, esattamente il 21 ottobre del 1943, i nazifascisti trucidavano sempre nel cortile del castello l’impiegato comunale antifascista Giovanni Leoni. Due fatti tragici nella storia di Vigevano che abbiamo il dovere di ricordare per tenere sempre viva la memoria di quanto è accaduto. Allo stesso tempo, abbiamo voluto cogliere l’occasione della commemorazione per presentare due progetti promossi dall’Anpi che intendono far conoscere queste drammatiche vicende alle nuove generazioni».
Sabato mattina, infatti, sarà presentato il progetto del “docufilm” di Luigi Fusani e Marco Savini dal titolo “Un esercizio di memoria” che vuole far conoscere ai giovani la storia di Gazzo, Profili e Frasconà. Insieme a questo, verrà anche illustrato il progetto del fumetto animato “Un delitto politico” realizzato da Fabio Magliocca e che ripercorre i momenti dell’arresto e della fucilazione di Leoni.
Il programma dell’iniziativa di sabato 6 ottobre prevede alle ore 10 l’introduzione di Salvatore Marrano, seguita dall’illustrazione della storia dei fucilati in castello da parte di Marco Savini. Alle ore 10,30 è poi prevista la presentazione a cura di Luigi Fusani e Roberto Guarchi dei due progetti dell’Anpi, quindi alle 11 si terrà la cerimonia di commemorazione davanti alle lapidi poste nel cortile del castello in ricordo dei quattro antifascisti trucidati.

Solidarietà ad Eleonora Forenza e Antonio Perillo colpiti dai fascisti di Casa Pound alla manifestazione di Bari

Solidarietà ai compagni Eleonora Forenza Antonio Perillo e Claudio Riccio vittime di un’aggressione squadrista stasera a Bari al termine della manifestazione antirazzista #BariNonSiLega. I compagni stavano riaccompagnando una donna eritrea con bimba e passeggino quando si sono imbattuti in un gruppo proveniente dalla sede di Casa Pound che li ha inseguiti e aggrediti con bastoni, cinghie e tirapugni. A Antonio hanno messo 9 punti e stanno per fargli la tac. Ancora un episodio di squadrismo fascista ad opera degli autodefiniti fascisti del terzo millennio che continuano ad agire impuniti. Partiti neofascisti come Casa Pound andrebbero messi fuorilegge in base alla #Costituzione e invece continuano ad agire indisturbati, con soldi, giornali, connivenze e accesso ai media.

https://bari.repubblica.it/…/2…/09/21/news/bari_a-207060594/

Video tratti da Repubblica

Sostegno di Potere al Popolo di Pavia alla lotta dei lavoratori e lavoratrici della Maugeri

Oggi eravamo allo sciopero nazionale dei lavoratori della ICS Maugeri! Lavoratori e lavoratrici da Torino, Milano, Genova, Lumezzane e altre città si sono concentrati a Pavia questa mattina per rispondere alle intimidazioni di esuberi e alla progressiva erosione dei loro diritti.

Sono infatti i lavoratori e le lavoratrici ad aver pagato in questi anni i danni provocati dalla distrazione di fondi causata da Formigoni e Passerino (per i quali proprio ieri è arrivato l’aumento della pena, ora a 7 anni e mezzo).

L’azienda ha scelto unilateralmente di applicare il (deteriore) CCNL della sanità privata AIOP/ARIS, ha peggiorato le condizioni economiche e normative dei lavoratori, riproponendo a ogni protesta la minaccia di procedere a 400 esuberi.

Noi di Potere al Popolo sosteniamo la loro lotta e appoggiamo appieno le loro rivendicazioni!

Le leggi razziali colpirono anche in Lomellina

Dall’Informatore di Vigevano di giovedì 20 settembre 2018

La ricorrenza, la storia

Le leggi razziali colpirono anche in Lomellina

Il 18 settembre 1938, esattamente ottant’anni fa, a Trieste Mussolini annunciava davanti a una folla osannante le leggi razziali con queste precise parole: “La storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi, ma si tengono con il prestigio, e per il prestigio occorre una chiara, severa, coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico è dunque un aspetto di questo fenomeno. L’ebraismo mondiale è stato per sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile…”.
Con quel discorso Mussolini non gettò solo le basi per le discriminazioni razziali, ma costruì lo scenario della guerra. Pochi giorni dopo, il 29 settembre fu firmato l’Accordo di Monaco con l’annessione dei Sudeti da parte della Germania.
Il duce prefigurò, con Hitler, la possibilità dell’occupazione nazista e fascista dell’Europa, che doveva essere “juden free” e con tutti gli oppositori internati nei lager.
Avendo quindi uno sguardo verso lo scenario della Seconda Guerra Mondiale, vediamo quello che è successo agli ebrei residenti in Lomellina, rispetto al fenomeno della deportazione.
Tra i deportati ebrei della presenti è interessante segnalare a presenza di italiani, stranieri, apolidi, singoli e nuclei familiari. Gli ebrei italiani non erano numerosi in provincia e, quindi, anche il numero di deportati tra loro è piuttosto esiguo; probabilmente, rispetto agli ebrei stranieri rifugiati in Italia, la miglior conoscenza del territorio, una rete di relazioni più estesa e possibilità economiche più floride hanno loro permesso di mettersi in salvo tempestivamente, come per la famiglia di Leone Rudich.
Poco nota è la presenza di un piccolo numero di ebrei stranieri in domicilio coatto nei vari paesi lomellini.
Benché dalla promulgazione delle leggi razziali italiane ci sia stato un obiettivo peggioramento delle condizioni di vita di tutti gli ebrei, in particolare la sorte degli stranieri si fa veramente precaria allo scoppio della guerra, accentuandosi emarginazione e internamento e, spesso, la divisione dei nuclei famigliari. Gli ebrei stranieri venivano considerati nemici e confinati in campi italiani. A partire dal luglio del 1941 fu però possibile per loro inoltrare domanda di trasferimento da un campo all’“internamento libero”; molti internati speravano di trovare migliori condizioni di vita, soprattutto se trasferiti nell’Italia settentrionale. Nelle domande si poteva scegliere una provincia. In questo modo molti ebrei immigrati e profughi che altrimenti sarebbero stati liberati dagli alleati in Italia meridionale, si trovarono dopo l’8 settembre sotto l’occupazione tedesca e furono deportati. Il 30 novembre 1943, in base al decreto ministeriale, fu ordinato l’arresto di tutti gli ebrei italiani e stranieri.
L’internamento, già di per sé pesante per le condizioni climatiche e igieniche (si pensi solo al campo calabrese di Ferramonti di Tarsia, costruito in una zona paludosa e malarica), diventava insopportabile a causa dell’allontanamento dalla casa e dalla famiglia; per questo si arriverà anche a chiedere di essere internati per potersi ricongiungere con il proprio familiare.
Davvero emblematica è la vicenda dei due anziani coniugi polacchi Schaffer (confinati a San Giorgio Lomellina dall’ottobre del 1941). Esuli, malati e senza mezzi, separati dai loro cinque figli di cui non conoscono la sorte, si trovano divisi in seguito all’internamento di Moses. Dal momento in cui, nel luglio ‘40, viene assegnato al campo di concentramento di Ferramonti, Moses fa di tutto per ricongiungersi con la moglie Reisel Bier. Dapprima chiede di ritornare a Milano, dove Reisel vive. La stessa richiesta è ribadita da una lettera al Ministero dell’Interno del 31 ottobre ‘40, in cui la moglie afferma di essere costretta a letto e «che le sarebbe quindi necessario poter essere assistita dal proprio marito». Avendo compreso che questa via è impraticabile, Reisel chiede di potersi ricongiungere con Moses, benché malata, nel campo di internamento.
Il marito, preoccupato per il viaggio che Reisel deve affrontare, chiederà una licenza di 14 giorni per recarsi a Milano, facendo presente che: «la sua moglie e amalata vecchia avendo età sessant’anni ed senza di lui si troverebbe in condizioni disperative». La richiesta è però respinta dalle autorità. Riesel si ricongiungerà con Moses a Ferramonti, affrontando da sola il lungo viaggio.
Sono arrestati nel febbraio 1945 a San Giorgio, ma miracolosamente non verranno deportati.
Drammatico è anche il caso di Max Günther Simon, internato a Ferramonti. Nel periodo badogliano, ottiene una breve licenza allo scopo di rivedere la madre internata a Gravellona Lomellina. Viene colto nel paese dalle vicende dell’8 settembre e non può più ritornare al Sud. Sarà deportato con la madre ad Auschwitz, mentre il padre, rimasto a Ferramonti verrà liberato dalle truppe americane.
Tra gli ebrei italiani, infine, indicativi sono i casi dei Sacerdote e di Giuseppe Loew, che, pur nella condizione di ebrei e di sfollati, hanno svolto un ruolo attivo nel movimento partigiano. Loew, di religione cristiana e padre ebreo, sarà arrestato in seguito alla sua militanza in un gruppo partigiano clandestino di Lomello.
La famiglia Sacerdote dopo l’8 settembre fornisce aiuti in denaro e in vestiario alle prime unità partigiane, verrà poi divisa e sterminata: su undici ben otto componenti, comprese due anziane di oltre 80 anni e due bambini di 9 e 11 anni, moriranno ad Auschwitz.
Traversie purtroppo tragicamente comuni a quelle di molte famiglie di ebrei europei.
Marco Savini
Sezione provinciale di Pavia dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (Aned)

Nella foto: il sequestro dei conti bancari di due ebrei della provincia pubblicato nel 1944 dalla Gazzetta Ufficiale

Il raddoppio fantasma Albairate-Mortara: intervento dell’associazione MIMOAL

Associazione MIMOAL

All’incontro avvenuto in Regione tra la Commissione trasporti e i Sindaci della linea ferroviaria Milano Mortara NON sono stati invitati i rappresentanti dei 20.000 pendolari che quotidianamente la utilizzano. Per fare una operazione di trasparenza occorre ricordare che i 225 milioni finanziati dalla Stato nel 2006 sono già stati spesi per la tratta Milano S. Cristoforo- Albairate.

Per completare l’opera ne mancano esattamente 467. Il progetto definitivo da Albairate a Mortara ha ricevuto nel 2006 la valutazione positiva di impatto ambientale ed era immediatamente cantierabile.

Ma nel 2010 i soldi vengono dirottati verso altre priorità. (fonte Camera dei Deputati).

Nel 2016 è stato approvato il Piano Regionale dei Trasporti dove è previsto il raddoppio fino a Mortara necessario per istituire collegamenti ogni 30 minuti tra Milano e Mortara e collegamenti ogni 15 minuti tra Abbiategrasso e Milano.

Purtroppo nell’accordo quadro del 2017 stipulato tra Regione Lombardia e RFI non viene più citato il raddoppio Albairate Mortara.

Il raddoppio non compare nemmeno nel piano commerciale della rete di RFI (on line) aggiornato a luglio 2018.
Nell’elenco di opere chieste da Regione Lombardia ad RFI non c’è traccia del raddoppio. L’assenza del raddoppio brilla anche nel Patto per la Regione Lombardia 2020.
In attesa del “raddoppio scomparso”, che rimane la priorità dell’Associazione MI.MO.AL, il servizio ferroviario della tratta è sprofondato a bassissimi livelli di qualità e di sicurezza.

Dopo soppressioni a raffica e ritardi indicibili Trenitalia invierà 9 treni per tutto il servizio ferroviario lombardo, di cui 2 hanno una anzianità tra i cinque e i dieci anni, e gli altri sette hanno una anzianità tra i 25 e 30 anni.

Diventerà una bella lotteria individuare quali linee ferroviarie le beneficeranno.

Sarebbe auspicabile che almeno i due convogli relativamente moderni fossero destinati alla Milano Mortara dato che su questa tratta circolano i treni più vecchi di Trenord