Archivio for settembre, 2017

ANCORA PROBLEMI ALLA CASA DI RIPOSO “ALCESTE CORTELLONA”

ANCORA PROBLEMI ALLA CASA DI RIPOSO “ALCESTE CORTELLONA”

MORTARA, 30 settembre 2017

ANCORA PROBLEMI ALLA CASA DI RIPOSO “ALCESTE CORTELLONA”

Per parecchi anni ormai abbiamo chiesto che venissero risolti i problemi accumulatisi alla Casa di riposo “Alceste Cortellona” di Mortara.

Le risposte da parte del Presidente e del Consiglio d’Amministrazione sono sempre state negative.

Negli ultimi tempi siamo venuti a conoscenza di ulteriori “criticità” nell’Istituto.

Ultimamente si è svolta un’ ASSEMBLEA DEI DIPENDENTI per ribadire, da parte sindacale, la richiesta di un incontro al Presidente e al Consiglio d’Amministrazione.

Tale richiesta, già presentata più volte in precedenza, non ha mai avuto risposta. Inoltre viene segnalato che il cosiddetto “rappresentante dell’opposizione” (Cornero) che, in realtà, ha sempre appoggiato la gestione del Presidente Ganimede, non si è pronunciato in proposito.

La richiesta di incontro nasce da alcune ulteriori problematiche:

1) Nel tempo, ben dieci infermieri si sono dimessi: ci sembra un fatto sproporzionato che, evidentemente, è la conseguenza di una cattiva gestione dell’Istituto, nonché di cattivi rapporti tra il personale infermieristico e la Presidenza.

2) Anche diversi ospiti hanno preferito trasferirsi in altre case di riposo.

3) Al 31 dicembre scadrà l’accordo con le cooperative stipulato a suo tempo e ciò si accompagna ad una serie di problemi, sia per i dipendenti fissi, sia per quelli delle cooperative, tuttavia nulla viene detto dal Presidente, in merito alle intenzioni future che riguardano tale importante aspetto.

Constatiamo ancora una volta che, in risposta ai problemi di un’istituzione cara ai cittadini mortaresi, ci si ostina a negare ogni discussione, con comportamenti di stile padronale, arrivando a far mancare la democrazia interna (non solo nel rapporto con i dipendenti, ma anche impedendo la costituzione di un comitato parenti).

Gli amministratori del “Cortellona” sono nominati direttamente dal Sindaco di Mortara; perciò l’Amministrazione Comunale non può “lavarsene le mani” bensì deve intervenire almeno per ripristinare un minimo di dibattito democratico.

Teresio Forti

del Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

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Iniziative dei Giovani Comunisti contro il G7 a Torino

Iniziative dei Giovani Comunisti contro il G7 a Torino

Oggi, inizia a Torino il ciclo di iniziative dei GC contro il G7 di Torino, all’interno del percorso ReSet G7.

Il primo appuntamento è oggi alle ore 18.00 presso la Cavallerizza Irreale, con il dibattito sull’evoluzione della repressione con il Decreto Minniti, iniziativa che si inserisce all’interno della campagna di solidarietà che portiamo da mesi avanti per la liberazione dei 5 compagni arrestati con la sola colpa di essere italiani ad Amburgo a seguito dei fatti del G20 e detenuti ingiustamente in attesa del processo.

Stiamo lavorando ad una diretta streaming sulla nostra pagina Facebook nazionale.

Interverranno:

* Haidi Giuliani

* Italo Di Sabato (osservatorio repressione)

* Davide Rosci

* Fina Fontana (mamma di Emiliano Puleo ancora detenuto ad Amburgo dal g20)

* Nicoletta Dosio

Coordina: Andrea Ferroni (portavoce nazionale Giovani Comunisti/e)

Le mobilitazioni proseguiranno inoltre Venerdì 29, con la nostra partecipazione al corteo studentesco con partenza dalle 9.00 da Porta Susa e Sabato 30, con il corteo in partenza dalle 15.00 da Largo Toscana.

La richiesta che facciamo a chi viene alla manifestazione di sabato 30 è quella di arrivare, se possibile, a Torino già in mattinata presso i locali della federazione del PRC, Via Salerno, 15a.

Ricordiamo inoltre che c’è la possibilità di pernottare in federazione per chi ne avesse bisogno.

Ci vediamo a Torino!

Andrea Ferroni – portavoce nazionale Giovani Comunisti/e

Nicolò Martinelli – responsabile organizzazione Giovani Comunisti/e

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Le Cento piazze per partire dai territori e non dai tatticismi

Le Cento piazze per partire dai territori e non dai tatticismi

Le Cento piazze per partire dai territori e non dai tatticismi

Pubblicato il 27 set 2017

Dalla Costituzione, dalle città, dalle piazze: un’alternativa al modello neoliberista.

Dal prossimo week end l’iniziativa “Cento piazze per il programma”. Non c’è più tempo.

Precarizzazione della vita e del lavoro, emergenze sociali, crescita esponenziale delle diseguaglianze, razzismo e odio per il “diverso” – prodotti delle politiche neoliberiste degli ultimi 20 anni – sono in aumento.

Occorre una netta inversione di tendenza con l’obiettivo di costruire un’alternativa sociale, culturale, economica e politica.

Oggi è necessario e possibile dare vita ad un’esperienza radicata nel Paese che sviluppi una proposta di cambiamento radicale rispetto alle politiche proposte dal Pd, dal Movimento 5 Stelle e dal centrodestra.

Un nuovo polo politico che si fondi sul ripristino e l’estensione dei diritti di tutte e tutti, rovesciando il modello di economia diseguale imperante.

Le sue radici sono nell’attuazione della Costituzione, come ci indica e chiede chiaramente il risultato del Referendum del 4 dicembre. E per attuare la Costituzione è necessario lavorare con un nuovo metodo basato sulla partecipazione dal basso, innanzitutto a partire dalla definizione del programma. Una partecipazione vera e non preordinata, che rifiuti leadership calate dall’alto, e valorizzi, al contrario le idee di tutte e tutti: chi ha tessere e chi non ce le ha, chi è amministratore pubblico e chi no, chi ha fatto e fa esperienze civiche o di cittadinanza, chi milita nei movimenti e nelle associazioni, e chi in questi anni ha rinunciato anche a votare.

Con questo manteniamo aperto il dialogo con chi lavora per gli stessi obiettivi, ma per costruire una nuova idea di Paese, mettendoci definitivamente alle spalle equilibrismi e tatticismi, che neutralizzano partecipazione e portano solo alla costruzione di accrocchi senza anima.

Per questo l’iniziativa “100 piazze per il programma”, che si svolgerà nelle prossime settimane, è una tappa decisiva del percorso lanciato dal Brancaccio, e si interconnette strettamente con l’iniziativa itinerante della carovana delle “Piazze dell’alternativa”, portata avanti in questi mesi dalla Rete delle città in comune: dalla lotta al patto di stabilità alla difesa e rilancio del welfare, dalle politiche per una accoglienza degna alla disobbedienza ai decreti Minniti-Orlando, dalla riappropriazione del ruolo degli enti locali alla difesa del patrimonio pubblico e naturale dal cemento e dalla speculazione,dalla riduzione della spesa militare ad una politica di pace nel mediterraneo e nel mondo.

Primi temi di un lavoro più ampio che continuerà a svilupparsi già nei prossimi giorni. Partire dalle città, dalle proposte e dalle vertenze che comitati, associazioni, movimenti portano ogni giorno avanti con passione e determinazione, valorizzare le buone pratiche che, insieme alle esperienze diffuse sul territorio, decine e decine di amministratori e amministratrici provano a sperimentare negli enti locali: questo è il primo passaggio per la costruzione di uno spazio pubblico diffuso nel quale trovano spazio la partecipazione e il protagonismo dal basso, e anche il primo mattone di un programma credibile e coerente per una reale alternativa.

Per questo invitiamo tutte e tutti in ogni città a moltiplicare gli appuntamenti delle “Cento piazze”, proseguendo con altri appuntamenti nelle settimane successive, in vista della assemblea nazionale di novembre: un incontro che farà una prima sintesi delle proposte e lancerà la seconda fase del percorso.

Un percorso sempre più necessario ed urgente.

Alleanza popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza Rete delle Città in Comune

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La salute è un nostro diritto non il vostro business

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28 SETTEMBRE:LA GIORNATA DEL LIBERO ABORTO E DELLA LIBERA CONTRACCEZIONE

28 SETTEMBRE:LA GIORNATA DEL LIBERO ABORTO E DELLA LIBERA CONTRACCEZIONE

28 SETTEMBRE:LA GIORNATA DEL LIBERO ABORTO E DELLA LIBERA CONTRACCEZIONE

27 settembre 2017

LA GIUNTA LEGHISTA DELLA LOMBARDIA , IN PERFETTA CONTINUITA’ CON FORMIGONI, SI STA DISTINGUENDO PER LA CRUDELE E PERVICACE MISOGINIA CON CUI ORGANICAMENTE RENDE INEFFICACE IL PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE, A PARTIRE DAL DECIDERE SE ESSERE O NO MADRI E DI CONSEGUENZA AVERE LIBERO E GRATUITO ACCESSO ALL’ABORTO E ALLA CONTRACCEZIONE.

UNA LEGGE NAZIONALE GARANTISCE QUESTA FACOLTA’, LA LEGGE 194, GIA’ SOTTOPOSTA A REFERENDUM  DALLE FORZE CLERICOFASCISTE E DIFESA DA UN GRANDE VOTO POPOLARE.

QUESTA LEGGE IN  LOMBARDIA VIENE IN REALTA’ INAPPLICATA , PROPRIO DA QUEL SISTEMA SANITARIO « AVANZATO E MODERNO « CHE MARONI AFFERMA ESISTERE GRAZIE AL CENTRO-DESTRA.

L’ALTO NUMERO DI DOTTORI OBIETTORI DI COSCIENZA FA IN MODO CHE NELLA MAGGIOR PARTE DEGLI OSPEDALI NON SI POSSA PRATICARE NESSUNA IVG , A QUESTO SI AGGIUNGE LA OBIEZIONE DI COSCIENZA DEI FARMACISTI ALLA VENDITA DELLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO GLI OSTACOLI , L’OBBLIGO DEL RICOVERO PER L’ABORTO FARMACOLOGICO, LA CHIUSURA DEI CONSULTORI E LA INADEMPIENZA DI QUELLI ESISTENTI RISPETTO ALLE LORO FUNZIONI.

ANCHE QUESTA E’ UNA VIOLENZA CONTRO LE DONNE CHE IMPEDISCE LORO DI DECIDERE DELLA PROPRIA VITA.

UNA VIOLENZA ISTITUZIONALE . PER DENUNCIARLA E RIMUOVERLA CI TROVIAMO GIOVEDI’ 28 SETTEMBRE  ALLE 18,30 DAVANTI ALLA REGIONE LOMBARDIA, ADERENDO ALLA MOBILITAZIONE INDETTA DA “NON UNA DI MENO “, E ALLE SUA PIATTAFORMA .

GIOVANNA CAPELLI SEGRETERIA REGIONALE PRC/SE_ LOMBARDIA  

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Germania, un voto da brividi. Ma c’è la Linke

Germania, un voto da brividi. Ma c’è la Linke

Germania, un voto da brividi. Ma c’è la Linke

Roberto Musacchio

il 25 settembre 2017

Un brivido attraversa l’Europa. Fa veramente paura vedere che in quel Parlamento che ha vissuto epoche tragiche andranno a sedersi quasi 100 esponenti di un partito, l’Afd (Alternativa per la Germania), che quelle epoche ripensa in modi raccapriccianti. Non solo. Che per il nostro presente, a suo modo tragico, ha pensieri che inquietano. La repulsione per i migranti, che ha soppiantato quella per l’euro, prima di tutto. Questo è il veleno che accompagna il quarto successo consecutivo della “Muti” Merkel che così supera il suo mentore Khol. Lo paga a caro prezzo con la Cdu che fa un record negativo di voti, scendendo  al 33%, con un quasi meno 10%, insieme alla Csu che in Baviera  perde dal 49% al 39%. Come accadde le scorse elezioni con i liberali che uscirono dal governo con la Merkel uscendo dal Parlamento, tocca ora alla Spd uscire con le ossa rotte dall’abbraccio con la Cancelliera. Con poco più del 20% quella di Schultz è una debacle storica. Sarebbe impietoso prendersela solo con l’ex Presidente del Parlamento Europeo che pure ha la colpa di aver condiviso, e fatto condividere al PE, tutte le scelte sciagurate di questi anni. In realtà la Spd dovrebbe chiedere già a Schroeder, il.leader delle “riforme” sul lavoro, conto di questa bancarotta. La Spd all’Est è ridotta al 14%, addirittura quarta forza. È stata, questa Spd, un partito prono e strumento alla e della globalizzazione liberista e di come essa si realizzava nella forma europea. E insieme un partito nazionalista al servizio dell’egemonismo ordoliberista tedesco. Dovrebbe, Schultz, in questo momento di sconfitta totale ripensare alle parole e alle cose dette e fatte contro la Grecia di Tsipras e pentirsi amaramente.

Cdu e Spd pagano un conto salato all’Afd. Più di un milione di voti passa dalla Cdu alla Afd. 500 mila li da’ la Spd. Purtroppo quasi 400 mila anche la Linke. Ma alla Afd cedono tutti anche liberali e verdi.

E un milione di voti arriva dal non voto.

La Afd va al 20% all’Est. Ma sta al 12% in Baviera. A dire della pericolosità di un coagularsi di voti che vanno sommando le rabbie dei “ricchi” e dei “poveri”. In un Paese come la Germania dove i rilevatori statistici dicono che un’ampia maggioranza sa di star bene. Ma dove l’ordoliberismo ha reso questo “star bene” inquieto perché consapevole del carattere guerresco del suo realizzarsi tra minijob in casa e espansionismo nel Mondo. Manda segnali inquietanti dunque questo elettorato tedesco che sta bene ma ha paura. Vota Afd. Colpisce anche la Muti Merkel. Affossa la grande coalizione, diventata piccola piccola. Ma indica anche un’altra governabilità.  I liberali si riprendono i voti andati alla Merkel, più di un milione.

E i verdi vedono “premiata” la disponibilità a governare con lei data in campagna elettorale prendendo qualcosa in più dei sondaggi con l’8,9%.

Due nuovi forni sono aperti per Merkel. La trattativa sarà lunga e difficile ma la governabilità sarà spinta anche dall’incubo della destra. D’altronde il sistema proporzionale tedesco si conferma un buon sistema capace di riarticolare la rappresentanza politica. Il voto è cresciuto di quasi 5 punti arrivando sl 75,9%. Si passa a sei partiti considerevolmente rappresentativi ed anche più vicini nelle proporzioni. Il rischio di instabilità c’è ma il rischio della stabilità  anche. Ironizzo sul definirlo rischio perché c’è il rischio che Merkel continui a fare lo stesso pane in forni diversi. Magari ancora più duro per inseguire l’Afd. Il problema invece per la Germania e l’Europa è tornare a fare un buon pane.

Lo ha capito la Linke che, in questa situazione, prende un voto importantissimo. 4milioni e 293 mila. Il 9,2%, secondo miglior risultato della sua storia. Un voto anche diverso dal passato. All’Est si attesta oltre il 16%, davanti alla Spd. E all’Ovest raggiunge il 7% con addirittura il 6,1% in Baviera. A Berlino dopo un anno di governo guadagna e supera il 19%. Prende 400 mila voti dalla Spd. Un milione dalla astensione. Quasi 200 mila dai verdi. E quasi 100 mila dalla Cdu. Sta al 9% tra i diciottenni. Un nuovo blocco di cambiamento in controtendenza a quello della Afd. Ha fatto una campagna elettorale tutta sul sociale e a difesa dei migranti. Ha proposto un’altra Europa. Una campagna coraggiosa che ha dovuto fare i conti con la Spd che rimaneva succube di Merkel e con i verdi che si candidano a diventarlo. Un voto di speranza che sta in sintonia con quello di Melenchon in Francia e tanti altri della sinistra radicale in Europa. Che, come scritto qualche giorno fa da Le Monde, si candida a far rinascere la sinistra dalle macerie del socialismo europeo.

In Germania ora il rapporto tra Linke e Spd è passato da uno a tre a uno a due e la Spd sta sotto all’Est.

Forse la tracotanza verso la Linke finirà.  La Spd ha detto che andrà all’opposizione. Mi auguro che mantenga la parola. E provi a ripensarsi, Non sarà facile perché la sua bancarotta è quella del socialismo europeo e viene da lontano.

Mentre sono sempre più vicine le elezioni europee dove per la Sinistra Europea c’è il compito di far avanzare una proposta che metta insieme tutti coloro che si battono contro le politiche di chi ha riportato inquietanti fantasmi nella nostra Europa.

Seregno: Salvini non scrive niente su arresto del suo amico sindaco?

Seregno: Salvini non scrive niente su arresto del suo amico sindaco?

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Seregno: Salvini non scrive niente su arresto del suo amico sindaco?

Pubblicato il 26 set 2017

Salvini non scrive niente su arresto del suo amico sindaco di Seregno? Neanche una parola su facebook e nemmeno un tweet.

Eppure lo conosceva bene il sindaco di Forza Italia, un altro campione della demagogia xenofoba di destra viene arrestato e indagato insieme a un’intera comitiva di amici di Salvini.

Quella di Seregno è una delle tante amministrazioni di Lega e centrodestra che da anni in Lombardia e Veneto come nel resto d’italia collezionano un numero di inchieste giudiziarie che nemmeno un clan della camorra napoletana riesce a competere.

Mentre aizzano la gente contro gli immigrati continuano a farsela con i delinquenti veri. Non se ne può più del buonismo di Salvini e della Lega che continuano con i loro voti a portare nelle istituzioni personaggi corrotti e collusi con la criminalità organizzata.

Basta con questo buonismo per cui grazie alle leggi salva-ladri votate dalla Lega i politici corrotti se la cavano sempre con pochi giorni di custodia cautelare e prescrizioni brevi.

L’arresto del sindaco di Seregno ci ricorda ancora una volta che la vera emergenza italiana non è l’immigrazione ma la corruzione e l’intreccio tra politica e criminalità.

E’ ora di approvare leggi severe contro i corrotti a partire dalla confisca dei beni.

Sapete quanti poveri italiani potremmo aiutare con i soldi e i beni immobili che hanno accumulato i tanti compari di Salvini?

Basta con questi politicanti che se la prendono con i mendicanti e fanno affari con i mafiosi!

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea 

I tanti volti di un’Italia solidale e democratica

I tanti volti di un’Italia solidale e democratica

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http://www.migrantivigevano.altervista.org/oltremare

In ricordo di Carlo Masoero: uomo, Compagno, amico

In ricordo di Carlo Masoero: uomo, Compagno, amico

In ricordo di Carlo Masoero: uomo, Compagno, amico

Pubblicato il 25 settembre 2017

di Fabio Panero

Carlo se ne andato durante il viaggio che da tempo preparava e attendeva: è morto in montagna, nella parte indiana dell’Himalaya, a causa di una caduta accidentale.

Il suo corpo è stato trovato il 24 settembre, esattamente cinque anni dopo la scomparsa, per un brutto male, della sua amata moglie Vera.

Carlo si era formato politicamente nel movimento studentesco genovese, poi il P.C.I., la nuova sinistra, Democrazia Proletaria, fu tra i fondatori di Rifondazione Comunista, nel 1991.

Venne nel cuneese per fare l’insegnante, prima alle medie poi al liceo, ed a Fossano sono nati 5 dei suoi 6 figli.

Per anni si occupò di migranti fondando un giornale “Di tutti i colori” che ha avuto una grande importanza nel cuneese e non solo.

Carlo era un militante di grande preparazione culturale ma anche d’azione: tante e tanti sono stati ospiti a casa sua, oltre al giornale gli sportelli sociali che si occupavano delle difficoltà e delle esigenze dei  migranti, tanti riunioni ed iniziative.

Carlo era profondamente antirazzista, per lui era una discriminante: per anni “gli ho fatto il filo” chiedendogli un impegno diretto della direzione politica di Rifondazione in Provincia: Carlo era un Comunista che odiava “le liturgie di partito”, le riunioni inutili. Era diretto, sincero, diceva quello che pensava, senza giri di parole, e faceva quello che diceva. Aveva coraggio e si buttava in prima persona.

Poi un bel giorno, qualche anno fa, si presentò in sede e con l’ironia che lo contraddistingueva mi disse che aveva deciso di farmi “da segretario”…. Cominciò così il lavoro assiduo nella direzione del Partito, accettò anche di entrare a far parte del Comitato Politico Regionale del Piemonte (per darmi una mano, diceva..) poi la battaglia per il diritto casa, con la nascita dello sportello casa, poi l’Unione Inquilini. Tante assemblee, la battaglia vinta contro il tentativo di vendere all’asta le case popolari.

Quando decidemmo di occupare il Consiglio Comunale di Cuneo per chiedere con forza la liberazione del Palazzo Uffici Finanziari, lui dormì in una tenda di fronte al Municipio, in segno di solidarietà.

Poi la lotta internazionalista a fianco della Grecia, messa sotto attacco dalla troika europea, si inventò l’associazione di amicizia Cuneo-Grecia, i viaggi per stabilire un gemellaggio serio e duraturo con ilo centro di “Solidarity for All” del Pireo (Atene).

Era ovunque, sempre in movimento. Mentre facevamo un’iniziativa già pensava a quelle seguenti. Mi ripeteva spesso che dovevamo essere come una colonna partigiana, mobilissimi, militanti, usando la tattica del “mordi e fuggi”. Carlo era una Compagno che approfondiva tutto: si preparava seriamente ad ogni riunione, ad ogni iniziativa, non era malato di “liderismo”, anzi, spesso i suoi silenzi, la sua capacità di ascolto, il suo sguardo pesavano più di tante parole. Era diretto, preciso, non le mandava a dire.

Pensava ai particolari: ricordo quando una volta decidemmo di occupare simbolicamente uno stabile pubblico in disuso per alcuni giorni, mi fece notare che avevamo pensato a tutto per resistere ma non ai nostri bisogni fisici.

Carlo approfondiva tutto, anche i rapporti umani: sapeva essere duro (in primis con se stesso) ma di una generosità e di una dolcezza infinite.

Distingueva i militanti tra quelli che hanno bisogno di “pasti regolari” e quelli che possono saltare i pasti pur di far politica, da buon genovese lui andava avanti con un pezzo di focaccia.

Credeva e praticava il conflitto sociale senza perdere di vista la rappresentanza politica. Aveva “fiuto” le azzeccava tutte, la battaglia per la “liberazione” del Palazzo Uffici Finanziari è stata una sua pensata.

Ogni tanto lo sfottevamo per questo suo incaponirsi, per questo suo martellare continuo sulle cose da fare: era ironico, sapeva divertirsi anche degli sfotto’altrui. Quando discutevi duramente immancabile era la telefonata o la mail del giorno dopo, per chiarirsi.

Amava la precisione e la puntualità (alle riunioni esordiva spesso dicendo “scusatemi se sono puntuale” quando i quarti d’ora accademici spesso diventavano mezze ore per aspettare tutti quanti).

Aveva una preparazione fisica invidiabile, camminava moltissimo in montagna, faceva bagni tutto l’anno al mare ed il nonno a tempo pieno: le nostre telefonate con sottofondo di bambini piangenti mi mancheranno moltissimo. Non l’ho mai sentito lamentarsi: quando non ce la faceva più chiudeva gli occhi e faceva un pisolino, lì dove si trovava.

Ci ha lasciato un vuoto enorme, umano e politico, ed un sogno che accarezzava da anni: trasformare la nostra sede di Cuneo in un vero Centro Sociale, una “casa di quartiere” con servizi, sportelli sociali ed iniziative politiche culturali, doposcuola.

Ci siamo sentiti mentre stava partendo per questo ultimo viaggio, che aveva preparato minuziosamente. Mi diede le consegne per telefono sulle cose che dovevo fare in sua assenza. Gli dissi di godersi il viaggio e di stare tranquillo che non avremo perso tempo in sua assenza. Era spesso in giro per l’Europa avendo figli sparsi un po’ ovunque.

Era contento perché tra voli e coincidenze sarebbe riuscito a tornare sabato 30 settembre, per la nostra Festa in Rosso di Cuneo.

Carlo era così, sempre un passo avanti.

Ciao Carlo, uomo, Compagno, amico.

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Emiliano libero: campagna raccolta fondi

Emiliano libero: campagna raccolta fondi

Emiliano libero: campagna raccolta fondi

Pubblicato il 23 set 2017

Emiliano Puleo, militante di Rifondazione Comunista di Partinico (PA) ingiustamente detenuto ad Amburgo da circa tre mesi per i fatti del G20, dovrà rimanere in carcere almeno fino al processo.

In questi lunghi mesi la solidarietà è stata l’unica arma che abbiamo avuto a disposizione per rompere il silenzio assordante su questa vicenda; ora però ti chiediamo anche un sostegno economico per sostenere la campagna per la sua scarcerazione e per continuare a rendere possibili le visite periodiche dei compagni del circolo (con costi molto elevati per i biglietti aerei e per il soggiorno), vitali per chi si trova in carcere in un paese straniero.

Abbiamo fatto tanto, vogliamo continuare a fare di più ma le nostre sole risorse, sostenute anche dai familiari di Emiliano, non sono più sufficienti.

Aderisci a questo appello e aiutaci a sostenere le moltissime spese che ci troviamo ad affrontare come circolo.

– Puoi donare tramite bonifico al seguente conto intestato a Valentina Speciale, segretaria del circolo PRC di Partinico: IT04T0760105138226592926602 Causale: sostegno campagna Emiliano libero  

– Oppure una ricarica alla carta postpay n. 5333171050185764 (specificare il seguente codice fiscale: SPCVNT88S55G348D) presso Ufficio postale, siti Poste Italiane; app Postepay, app PosteMobile, ricevitorie Sisal, tabaccherie.

 

Valentina Speciale, segretaria del PRC circolo Peppino Impastato Partinico (PA)

Giacomo Minore, tesoriere del PRC circolo Peppino Impastato Partinico (PA) tel. 3294967597

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Freccero: “Di Maio è il Carlo Conti della politica, non ha carisma”

Freccero: “Di Maio è il Carlo Conti della politica, non ha carisma”

Freccero: “Di Maio è il Carlo Conti della politica, non ha carisma”

Pubblicato il 21 set 2017 intervista a Carlo Freccero di Ilario Lombardo, da La Stampa,

20 settembre 2017

«Luigi Di Maio è perfetto». Non ci poteva essere candidato migliore, per le logiche proprie del M5S, secondo Carlo Freccero, filosofo dei media, membro del cda Rai per volontà dei grillini, a cui lui però, per onestà intellettuale e libertà di pensiero, non risparmia nulla.

Perché è perfetto, Di Maio?

«Perché è l’uomo medio, è il Carlo Conti del Festival di Sanremo applicato alla politica. Un uomo con cui tutti si possono identificare, comprensibile a chiunque. Lo definirei un software interscambiabile». Nel senso che si adatta a qualsiasi idea? «Ma certo. La forza di Di Maio è di non avere teorie. Lo dimostra come è facile per lui cambiare idea, dal referendum sull’euro allo Ius soli. Ma per questo è comprensibile per tutti, per quel Movimento che cresce, si evolve, vuol partecipare in prima persona alla gestione comune della politica: rappresenta sia il pubblico della tv, sia l’opinione di Internet. Non incarna la politica dei leader e delle élite ma degli uomini qualunque nel reality di Grillo che non mette in scena le star ma punta i riflettori direttamente sul pubblico». È l’anti-leader carismatico. «Di Maio non ha nulla del leader carismatico. Non è Alessandro Di Battista, più esagitato, né Roberto Fico, che con quel ciondolo ricorda capi tribù di altri tempi. Loro hanno una forte identità e troppa personalità per fare i portavoce. Di Maio no, zero carisma, per questo è il perfetto portavoce del M5S, come lo volevano Grillo e Casaleggio. Dietro c’è l’idea di una politica 2.0, acefala».

Secondo lei, quindi, il M5S nelle sue trasformazioni sta realizzando il proprio destino?

«C’è una sorta di incomprensione su cosa sia il M5S. Il movimento non è un partito, cioè una entità rigida, ma è mutevole e sfuggente. Registra, fenomenologicamente, il divenire dell’opinione pubblica nell’epoca della comunicazione. Serve un approccio mediatico per comprenderlo. I 5 Stelle si affidano alla fluttuazione dell’agenda politica. E infatti non rompono mai con il pensiero unico del sistema finanziario. Non si identificano con il sistema ma non se ne pongono, a priori, fuori».

Anche in questo Di Maio che parla con le lobby e va a Cernobbio è perfetto?

«Esatto. È l’ideale per la trasversalità delle idee politiche del M5S, attento a non fare mai un discorso di rottura».

Il M5S come forza antisistema era un’illusione allora?

«Non lo è mai stato davvero. Il M5S è una sorta di Wikipedia delle politiche di governo, contiene tutto, punta a un risultato sempre perfettibile. I 5 Stelle rifiutano di codificare un programma alternativo al pensiero unico perché sarebbe comunque “ideologico” e avrebbe una fissità inconciliabile con l’utilitarismo della democrazia digitale di Casaleggio. Il blog di Grillo non ha una linea editoriale precisa perché Casaleggio voleva dare spazio all’opinione pubblica, tutta, che sostiene il M5S. Il suo mito è l’intelligenza collettiva come processo auto-perfettibilie per il raggiungimento del bene comune».

Ma può funzionare per un movimento che ambisce al governo?

«In questo senso ha dimostrato di funzionare molto bene all’opposizione. Per il governo è più difficile adattarsi. Ma per questo hanno scelto un portavoce più affidabile, “politicamente corretto” sin nell’aspetto».

Di Maio sfiderà dei perfetti sconosciuti. Ma hanno davvero senso le primarie nel M5S, se il candidato deve fare il semplice portavoce di un programma?

«Infatti primarie e M5S sono un ossimoro. Perché non ci sono programmi alternativi da votare, ma personalità in cui riporre una fiducia assoluta. Detto questo, sono anche l’ennesima furbizia di Grillo: le primarie sono l’occasione per essere sempre nell’agenda mediatica, succhiare le ruote dei giornali e delle tv. I 5 Stelle fanno notizia».

(20 settembre 2017)

CONSIGLIO COMUNALE DEL 18 SETTEMBRE 2017 INTERVENTO IN ARTICOLO 21 DEL CONSIGLIERE BASILIO RIZZO GRUPPO CONSILIARE “MILANO IN COMUNE”.

CONSIGLIO COMUNALE DEL 18 SETTEMBRE 2017 INTERVENTO IN ARTICOLO 21 DEL CONSIGLIERE BASILIO RIZZO GRUPPO CONSILIARE “MILANO IN COMUNE”.

CONSIGLIO COMUNALE DEL 18 SETTEMBRE 2017 INTERVENTO IN ARTICOLO 21 DEL CONSIGLIERE BASILIO RIZZO GRUPPO CONSILIARE “MILANO IN COMUNE”

21 settembre 2017

Signor Presidente e signor Sindaco vorrei tornare sulla giornata di mercoledì, a riguardo della cena di beneficenza in Galleria Vittorio Emanuele, non per la vicenda dei lavoratori che tratteremo a parte, ma per una riflessione che voglio portare all’interno di questo Consiglio, anche a rischio di apparire un po’ fuori moda.

Non credo che noi non abbiamo bisogno dell’esibizione del lusso e della ricchezza, soprattutto in un luogo pubblico.  Penso che le diseguaglianze in questa città ci sono e rappresentano un forte problema.

L’idea che ci siano dei luoghi che possano essere “esclusivi” a pagamento, cioè per chi ha denaro, diventare un luogo in cui pochi possano accedervi e sono i ricchi, è un elemento che non fa bene alla nostra città.

Questo la vorrei proporre come riflessione. È chiaro che c’era la componente della beneficenza, e per fortuna almeno c’era questa! Però credo che pensare che un luogo così simbolico della città, non in una giornata qualsiasi, ma nel momento in cui si festeggiava una cosa importante della città, che erano i 150 anni della Galleria, diventi un privilegio per pochi, ritengo che non sia giusto.

Non può diventare un’occasione perché una parte ridotta della città possa godere di questa esclusività mentre altre non ne possono usufruire. Penso che il messaggio non sia stato molto bello; anche la presenza della Caritas.

Ho letto sui giornali che si faranno 60 mila buoni pasto da 5 euro: anche questo dà un po’ l’idea dell’elemosina. Elemosina, e qualcuno che manifesta la sua ricchezza e conquista un luogo simbolo della città.

Il Sindaco credo abbia detto che la serata non è un’immagine di una cena ad alto tasso di Vip, ma è un’altra cosa, ma se guardo le 190 fotografie messe a disposizione dal nostro Ufficio Stampa, sembrava il fuori Scala del 7 dicembre di tanti anni fa, che poi fortunatamente è stato in qualche modo corretto.

L’idea che vinca l’esibizione della ricchezza, che uno faccia quel che vuole in un luogo pubblico importante della città,( perché certo non è che se non avessimo fatto la festa in Galleria i ricchi sparivano! Continuavano ad esserci e potevano riunirsi da un’altra parte) , ma che il simbolo diventi questo, questo sia il messaggio della città nel mondo, non credo che faccia del bene.

A me ha dato un senso di tristezza, in qualche modo, per l’esclusione di tutta un’altra realtà della città. Anche la Chiesa, quando fa la lavanda dei piedi, sceglie gli ultimi. Se per esempio avessimo invitato tutti i cittadini benemeriti premiati dalla città di Milano, negli corso degli anni e che si riunivano nel luogo in cui si festeggiava una grande scadenza della città, avremmo dato un’idea del pluralismo, non quella – mi dispiace signor Sindaco – che è stata gestita come una cena “ad alto tasso di Vip”, al di là della sua volontà, probabilmente.

Volevo proporre questa riflessione, pensiamoci per il futuro. Ci sono luoghi simbolo nei quali solo i ricchi possono esserci?

Penso che non sia giusto, penso che dobbiamo pensare a soluzioni diverse, che diano il senso che lavoriamo per superare le diseguaglianze che ci sono nella nostra città e lavoriamo in una direzione che tenga conto che queste diseguaglianze ci sono e non possono essere riproposte come modello.

Un’altra questione. Per 5 anni ho fatto il Presidente del Consiglio, ma anche prima, avevo fatto la battaglia contro l’utilizzo del Cortile di Palazzo Marino per vari ricevimenti, eccetera, mi auguro che quella di oggi sia stata un’eccezione. C’era un abuso del nostro cortile per ricevimenti, non vorrei che, se prima si diceva che si andava “da Letizia”  arrivassimo a dire che si va “da Beppe”.

Cioè che riprendiamo con la prassi dei ricevimenti nel Cortile di Palazzo Marino. Penso che non sia neanche questa una buona immagine, perché la gente che passava da Via Marino e guardava i tavoli imbanditi che c’erano nel nostro cortile, non credo avessero un’impressione molto positiva di quello che stava accadendo.

Consiglio Comunale Milano

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Catalunya en Comu invita alla mobilitazione

Catalunya en Comu invita alla mobilitazione

Catalunya en Comu invita alla mobilitazione

Pubblicato il 21 set 2017

Pubblichiamo il comunicato di Catalunya En Comu, la formazione unitaria della sinistra catalana definita dall’informazione “il partito di Sda Colau”. Nata in aprile con una grande assemblea alla quale ha partecipato anche il nostro segretario nazionale Maurizio Acerbo, Catalunya En Comu raccoglie in un soggetto unitario e plurale  basato sul principio una testa/un voto i comunisti catalani, gran parte della sinistra radicale e ecologista, i movimenti aggregatisi intorno alla candidatura della Colau, militanti di Podemos e IU.  

Di fronte allo stato di eccezione provocato dal Governo del PP #mobilitiamoci

Davanti ai fatti oggi accaduti, Catalunya en Comú denuncia la sospensione di fatto dell’autonomia di Catalunya e pertanto la rottura delle fondamenta del regime del ’78 e dello stato delle autonomie.

L’attuazione dello stato spagnolo presuppone il più grande attacco perpetrato contro le istituzioni catalane in democrazia.

Perciò rivolgiamo un appello alla cittadinanza catalana perché agisca come un solo popolo a difesa delle nostre istituzioni.

È il momento di difendere il nostro paese con unità, serenità e determinazione.

Oggi il PP ha passato ogni limite, con un’offensiva frontale contro la democrazia e i diritti fondamentali di tutti e tutte.

Il Governo spagnolo ci ha portati ad un’involuzione democratica che tocca i principi più elementari e fondamentali di qualsiasi stato democratico, vulnerando i diritti civili e politici.

Il colpo alla democrazia perpetrato oggi dal Partito Popolare evidenzia il fallimento di un Governo che ne risulta delegittimato.

Davanti a questa situazione d’eccezione, l’azione di qualsiasi politico e di qualsiasi formazione responsabile è quella di lavorare per il dialogo e la fine degli attacchi alla democrazia e all’autogoverno di Catalunya.

Catalunya en Comú ha lavorato più di chiunque altro per costruire alleanze, sia a livello statale che in Europa, che oggi permettono che figure come il vicepresidente del Parlamento Europeo, il Comune di Madrid o la terza forza del Congresso critichino duramente l’operato dell’esecutivo di Rajoy e mostrino il loro sostegno al popolo catalano.

Invitiamo tutte le forze impegnate nella difesa della democrazia ad assistere all’Assemblea dei rappresentanti che svolgeremo questo fine settimana.

È più che mai necessaria una dimostrazione d’unità e fermezza che rivendichi il dialogo e il diritto a decidere come unica forma di sblocco della situazione.

20 settembre 2017

Traduzione di Andrea Quaranta (www.catalunyasenzarticulo.wordpress.com) comunicato originale:  https://catalunyaencomu.cat/ca/actualitat/comunicat-davant-situacio-dexcepcionalitat-provocada-pel-govern-del-pp-mobilitzemnos

Elezioni Germania: il programma di Die Linke

Elezioni Germania: il programma di Die Linke

Elezioni Germania: il programma di Die Linke

Pubblicato il 15 set 2017

Pubblichiamo una sintesi in pillole del programma di Die Linke Sociale. Giusta. Pace.

Per ognun@

1. Per un fisco equo Meno tasse per redditi inferiori a 7.100 € lordi al mese (136 € in più al mese per 1.700 € lordi, 211 € in più per i redditi a partire da 3.400 €) Innalzamento del minimo esente da detrazione fiscale a 12.600 € Tassare di più i redditi alti: 53% di imposizione fiscale a partire da 86.000 € lordi all‘anno (per persone single) – „tassa sui ricchi“ 60% a partire da 260.000 €, 75% a partire da un milione di €. No a tasse più basse per i redditi da capitale rispetto a quelli da lavoro: abolire l‘imposta forfettaria del 25% per i redditi da capitale Patrimoniale: 5% sui patrimoni superiori a un milione

2. Per un lavoro e garanzie sociali dignitosi Salario minimo a 12 € all‘ora Lavoro sicuro invece di contratti precari – o a tempo determinato, interinale, freelance. Rafforzare l‘obbligo di contratti collettivi. Estendere la durata dell‘erogazione di sussidi di disoccupazione. Più tempo libero per sé e la famiglia: riduzione dell‘orario di lavoro a 30 ore. Reddito sociale minimo a 1050 € senza sanzioni.

3. Buone pensioni Riportare il livello di pensioni al 53% (130 € al mese in più per un/a pensionato/a medio) Pensione minima a 1050 € Maggiori sgravi per i bassi salari. Equiparare le pensioni tra est e ovest. Riportare l‘età pensionabile a 65 anni.

4. Buoni alloggi Abbassare gli affitti in aree tutelate a 8,50 €/mq, congelare il livello attuale Costruire 250.000 alloggi popolari comunali non-profit all‘anno Niente restrizioni agli obblighi sociali per la costruzione di alloggi sovvenzionati Frenare lo sfruttamento dei beni immobili: la casa non deve essere oggetto di speculazione!

5. Investire in sanità, assistenza, istruzione e infrastrutture Per un‘assistenza sanitaria solidale, finanziata da chiunque abbia un reddito: abbassare il contributo al 12% – importi inferiori per redditi inferiori a 6.250 € lordi. Reintrodurre parità di contributi tra dipendenti e datori di lavoro. Abolizione di costi aggiuntivi per farmaci, spese dentistiche e occhiali. Più personale e migliori retribuzioni per il lavoro di assistenza. 160.000 nuovi posti di lavoro negli ospedali.

6. Una buona partenza nella vita per ognun@ – lottare contro la povertà infantile Sussidio di base individuale di 564 € per ogni bambin@ e ogni adolescente. Aumentare da subito l‘assegno familiare a 328 € per bambin@. Istruzione gratuita dall‘asilo all‘università. Trasporto pubblico gratuito per ogni bambin@. Pasti caldi salutari e gratuiti in tutti gli asili e tutte le scuole.

7. Giustizia globale, pace e salvaguardia del clima Stop alle esportazioni di armi, ridurre la spesa militare di 10 miliardi e non aumentarla di 25 miliardi! No alla guerra! Commercio equo invece del libero scambio: Stop TTIP, CETA e TISA! Sì all‘Europa: contro il nazionalismo e il populismo di destra. L‘Unione europea deve essere sociale, o fallirà. 0,7% del PIL alla cooperazione.

Difendere il diritto elementare all‘asilo – senza limitazioni!

Transizione energetica: energie rinnovabili, sociali, decentrate.

Proibire il fracking. Estendere il trasporto pubblico, biglietti sovvenzionati per le persone meno abbienti

No alla repressione in Catalogna

No alla repressione in Catalogna

No alla repressione in Catalogna

Pubblicato il 20 set 2017

Rifondazione Comunista-Sinistra Europea esprime la più totale solidarietà alle cittadine e ai cittadini catalani e di tutta la Spagna che vedono oggi minacciata la convivenza civile e la democrazia dalla risposta autoritaria del governo della destra di Rajoy al referendum.

Il blocco reazionario al governo sta producendo una rottura che può avere esiti disastrosi.

E’ intollerabile che in un paese europeo vi siano dei detenuti politici. Pur di fronte a una iniziativa unilaterale delle autorità catalane, questa escalation repressiva è ingiustificabile.

Siamo vicini alla compagna Ada Colau e agli altri sindaci catalani che sono nel mirino del governo.

Siamo al fianco delle nostre compagne e compagni di Izquierda Unida, Unidos Podemos e di Catalunya e Barcelona en Comu che in queste ore si sono schierati a difesa dei diritti e delle libertà democratiche e partecipano alle mobilitazioni contro la repressione in Catalogna.

Mentre la destra divide i popoli di Spagna, la sinistra radicale scende in piazza a Madrid come a Barcellona per la democrazia, le libertà civili, il dialogo e l’accordo.

I comunisti e le formazioni della sinistra radicale giustamente rivendicano una soluzione negoziata e l’avvio di un dialogo costruttivo a partire dal riconoscimento del diritto del popolo catalano a esprimere democraticamente la propria volontà.

La sinistra federalista e repubblicana riconosce il diritto all’autodeterminazione del popolo catalano e difende la libertà di espressione.

Il governo italiano e l’Unione Europea cosa aspettano a intervenire per riportare alla ragione il governo di Rajoy?

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale PRC- S.E.

Marco Consolo, Resp. Dipartimento Esteri PRC-SE

A Mede Lomellina murata la porta di casa ad una famiglia di immigrati

A Mede Lomellina murata la porta di casa ad una famiglia di immigrati

A Mede Lomellina murata la porta di casa ad una famiglia di immigrati

18 settembre 2017.

Al ritorno dal Marocco, dopo aver partecipato ai funerali del padre ed aver disbrigato le pratiche conseguenti, Ejjoum Abderrahim e famiglia trovano la porta di casa murata.

Dentro l’abitazione, di proprietà dell’Aler, l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale, la famiglia – padre, madre e tre minori, rispettivamente di un anno, tre e sette anni – hanno lasciato tutto: suppellettili, vestiti, documenti, libri e grembiuli per la frequenza scolastica, finanche il certificato di vaccinazione per essere ammessi a scuola! Interpellati dalla famiglia, Sindaco e Carabinieri hanno risposto di non saperne nulla.

L’assistente sociale di Mede si è limitata a consigliare alla famiglia di fare una lettera all’Aler e, nel frattempo, di chiedere i vestiti alla Caritas! La famiglia di Ejjoum Abderrahim è stata sfrattata a seguito di morosità, intervenuta per difficoltà economiche.

Lo sfratto esecutivo, al primo accesso, è avvenuto in data 12 luglio 2016, lo stesso giorno in cui la moglie – Ed Daoudi Houda – veniva dimessa dall’ospedale di Vigevano: cinque giorni prima, aveva avuto una bambina.

Lo sfratto, richiesto dal proprietario dell’immobile, sig. D’Angelo Simone, non ha tenuto in considerazione nulla dello stato della famiglia, ovvero dei rischi per la salute del neonato e neppure della presenza in casa di altri due minori. Trovandosi letteralmente in mezzo ad una strada, la famiglia ha deciso di occupare un alloggio di proprietà di Aler, alloggio sfitto da ben due anni, come ce ne sono altri, sempre della stessa proprietà.

Nessun intervento è avvenuto per sanare questa situazione, né da parte di enti pubblici, né da parte dei servizi sociali. Fino ad oggi, quando “qualcuno”, approfittando della loro assenza, pensando forse di risolvere il problema alla radice, ha fatto murare la loro porta di casa.

Questi i fatti nudi e crudi che ci sono stati raccontati.

Noi pensiamo che il Sindaco, in qualità di primo cittadino, insieme ai servizi sociali, debba dare una risposta urgente a questa problematica. Come Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia, riteniamo che questi siano fatti gravissimi e comunichiamo, sin d’ora, la nostra intenzione di avvalerci di tutte le sedi, legali e non, per garantire il diritto all’abitare, all’istruzione e alla salute dei minori e degli adulti.

PRESIDIO PERMANENTE DI CASTELNUOVO SCRIVIA

18.9.2017

NO ALLA LOMELLINA “TERRA DEI FUOCHI E DELL’INQUINAMENTO”

NO ALLA LOMELLINA “TERRA DEI FUOCHI E DELL’INQUINAMENTO”

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NO ALLA LOMELLINA “TERRA DEI FUOCHI E DELL’INQUINAMENTO”

Dopo l’incendio al deposito “Bertè”, dopo la grande manifestazione di sabato 16 settembre a Mortara, occorre continuare la lotta per rimuovere le cause profonde che hanno ridotto la terra in cui viviamo uno dei posti più inquinati d’Italia.

Intanto le responsabilità: le impressionanti foto aeree, ma anche la semplice visione dalla strada, dimostrano che, negli anni, il deposito “Bertè” si è trasformato, da centro di stoccaggio, ad una vera e propria discarica a cielo aperto.

IL COMUNE ha mai fatto un controllo? Sembra proprio di no, Il sindaco dichiara che “non è di sua competenza”, ma ricordiamo che la prima autorità sanitaria del Comune è proprio il sindaco. Inoltre il Comune di Mortara paga 80mila euro all’anno alla “Bertè” per servizi vari senza che rilevasse qualcosa di strano, pur in presenza dell’abnorme accumulo dei rifiuti. Ricordiamo, infine, che, durante le operazioni di spegnimento, non c’era sufficiente pressione nei tubi dell’acquedotto della zona. Eppure, da anni, abbiamo denunciato che il pozzo di Corso Torino è stata lasciato insabbiare, avendone in cambio risposte sprezzanti da parte del presidente di As Mortara.

LA PROVINCIA nel 2009 ha concesso alla “Bertè” l’autorizzazione a triplicare il volume dei rifiuti e il raddoppio dello stoccaggio senza adeguate valutazioni ambientali.

LA REGIONE LOMBARDIA autorizza a tutto spiano impianti simili ed elabora leggi e regolamenti fatti apposta per favorire i potentati economici che operano nel settore rifiuti. Ricordiamo che l’Osservatorio anti mafia di Pavia considera il settore rifiuti dominato da elementi mafiosi.

IL GOVERNO non solo taglia i servizi pubblici, ma, con le leggi che hanno portato a vaste privatizzazioni, ha favorito il proliferare dei più vari personaggi anche nel settore dei rifiuti.

Per questo bisogna organizzare la lotta per i seguenti obiettivi:

1. Impedire, attraverso la moratoria (il blocco) l’insediamento di nuovi impianti di trattamento rifiuti, fanghi o simili.

2. La filiera dei rifiuti deve essere riportata interamente sotto controllo pubblico. Non deve essere consentito che soggetti privati, il cui unico scopo è il profitto, accumulino denaro sfruttando un problema fondamentale per la salute dei cittadini.

3. Ampliare i controlli per il monitoraggio del territorio favorendo la partecipazione dei cittadini, dei medici e dei lavoratori della sanità, delle associazioni di tutela dell’ambiente, creando consulte ambientali.

Partito della Rifondazione Comunista – Circolo “A. Mascherpa” Mortara, circolo” Hugo Chavez” di Vigevano

C.I.P. Pavia, Corso Garibaldi 38 – 21 settembre 2017

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Dati controcorrente sull’economia italiana e il mercato del lavoro

Dati controcorrente sull’economia italiana e il mercato del lavoro

Dati controcorrente sull’economia italiana e il mercato del lavoro

Pubblicato il 19 set 2017

di Andrea Fumagalli

Nelle ultime settimane siamo stati subissati da buone notizie sull’andamento dell’economia italiana.

Il Pil cresce sopra le aspettative. L’Istat ci dice che il numero degli occupati è tornato a superare la quota di 23 milioni di persone, cioè al livello pre crisi (2008) e che la disoccupazione scende (- 154.000 nell’ultimo anno).  Nel luglio 2017 la produzione industriale è aumentata del 4,4% su base annua (ma solo del + 0,1% su base mensile). Il primo ministro Gentiloni twitta che un risultato del genere era impensabile soltanto due anni fa (dimenticandosi di ricordare che nel giugno 2017 la produzione industriale era aumentata su base annua del 5,3%: il che significa che, nell’ultimo mese, abbiamo avuto una riduzione della crescita). E aggiunge, sempre su Twitter: “Disoccupazione ai minimi dal 2012. Buoni risultati da jobs act e ripresa”.  Calici di spumante (lo champagne sarebbe eccessivo) brindano al risultato. La stampa di regime si unisce a celebrare l’uscita dalla crisi. Tutto vero? Apparentemente sì.

Il Pil ha visto una crescita annua tendenziale dell’1,5% nel II trimestre 2017, contro le previsioni del governo di crescita dell’1,2%. Tale risultato potrebbe consentire al governo italiano di avere maggiori gradi di flessibilità nella formulazione della legge di stabilità per il prossimo anno.  Tale risultato è soprattutto dovuto ad un aumento dell’export verso i paesi arabi e in particolar modo verso l’Egitto (+ 13%), grazie al coinvolgimento della politica italiana  negli affari del petrolio (vedi l’investimento Eni  di 7  miliardi in tre anni giacimento di gas di Zohr a dispetto del caso Regeni. Ma non solo. Gli investimenti industriali hanno cessato di diminuire (+ 0,1%) e le aspettative per un loro aumento in futuro sono cresciute,  dopo il crollo seguito alla crisi economica (- 30%). Tali risultati, tuttavia, non consentono di affermare che la crisi sia stata superata, tutt’altro.

In Italia, nonostante la ripresa dell’ultimo biennio, il livello del Pil in volume è ancora inferiore di oltre il 7 per cento rispetto al picco di inizio 2008; in Spagna il recupero è quasi completo mentre Francia e Germania, che nel 2011 avevano già recuperato i livelli di attività pre-crisi, segnano progressi pari rispettivamente a oltre il 4 e quasi l’8 per cento (). Tra il 2007 e il 2013, il peso dell’industria manifatturiera nella creazione di valore aggiunto in Italia è diminuito dal 17,7 al 15,% del totale, a fronte di una contrazione in volume di quasi il 16%. Negli anni successivi si è avuto un recupero, tuttora in corso, ma a livello aggregato il volume del valore aggiunto manifatturiero resta ancora inferiore di circa il 13% rispetto al 2007, attestandosi al 16%. Gli investimenti hanno seguito una dinamica simile e ora sono attestati intorno al 19% del Pil, con un livello che è pari al 75% di quello pre-crisi e nettamente inferiore alla media europea. Di converso, i tassi di profitto (come quota sul valore aggiunto) delle imprese non finanziarie in Italia risultano superiori alle media europea e dopo il calo registrato nel triennio 2009-2012 ora si trovano in ripresa (dal 41% al 42%). Il Jobs Act non  ha avuto effetti occupazionali reali e stabili,  ma ha creato aspettative positive per l’economia italiana, soprattutto sul versante dell’export. La domanda interna è infatti troppo depressa per mancanza di reddito per essere appetibile per un miglioramento delle aspettative interne. E di fatto gli investimenti languono (+ 0,1%). Non è un caso che se l’export cresce, le vendite al dettaglio vedono una contrazione dell’0,2% su base mensile (luglio 2017) e dello 0,4 su base annua. Sembra un paradosso. La domanda interna è stagnante ma l’export no. La spiegazione è il basso costo del lavoro che consente una maggiore competitività a bassi prezzi ma di qualità peggiore verso l’estero. Negli anni ‘50 e ’60, il boom economico italiano è stato trainato dall’esportazione, al punto che, per il caso italiano, autorevoli economisti stranieri e italiani  (Vera Lutz e Augusto Graziani) avevano coniato il termine “Export Led Growth” (Crescita trainata dall’export). All’epoca tutta i comparti manifatturieri ne erano coinvolti. Ma oggi non è così. I settori a più alto valore aggiunto e sulla frontiera tecnologica ne sono esclusi. Il motivo è semplice. In Italia, biotecnologie, nanotecnologie, industrie del corpo umano, telecomunicazioni, digitale, neuroscienze, trasporto avanzato, informatica 4.0 sono settori  che non esistono e se esistono svolgono solo un ruolo subordinato, da  subfornitura etero-diretta, a vantaggio di imprese e profitti. Non stupisce quindi che, sebbene l’ultima rilevazione dell’Istat abbia messo in evidenza che gli occupati a luglio di quest’anno, pari a poco più di 23 milioni di unità, sono tornati allo stesso livello del 2008, il monte ore lavorate, invece, è diminuito di oltre 1,1 miliardi (-5 per cento). Nei primi 6 mesi del 2008, infatti, i lavoratori italiani erano stati in fabbrica o in ufficio per un totale di 22,8 miliardi di ore, nei primi 2 trimestri di quest’anno, invece, lo stock è sceso a 21,7. In buona sostanza, segnalano dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, se a parità di occupati sono diminuite le ore lavorate, rispetto al 2008 i lavoratori a tempo pieno sono scesi e, viceversa, sono aumentati quelli a tempo parziale (contratti a termine, part-time involontario, lavoro intermittente, somministrazione, etc.).

Si conferma così che il Jobs Act ha avuto l’effetto sperato. Aumentare la precarietà e la ricattabilità del lavoro, dando l’illusione che il lavoro sia aumentato.

Tale fumo negli occhi viene illusoriamente confermato dagli ultimi dati ufficiali sul tasso di disoccupazione. Secondo la recente indagine sul mercato del lavoro dell’Istat, nel secondo trimestre del 2017 l’occupazione presenta una nuova crescita congiunturale di 78 mila unità (+0,3%) dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+149 mila, +0,9%), in oltre otto casi su dieci a termine (+123 mila, +4,8%). Continuano invece a calare gli indipendenti (-71 mila, -1,3%). Il tasso di disoccupazione “ufficiale” si attesta così all’11,2%, come esito dell’effetto sostituzione tra lavoro precario e lavoro stabile. Come già sottolineato in altri contributi su queste stesse pagine, nel calcolo dell’effettivo numero dei disoccupati devono essere calcolati anche gli scoraggiati, ovvero quelle persone che hanno bisogno di lavorare ma che non cercano lavoro in quanto poco fiduciose nel successo dell’impresa. Tale categoria contabilmente incide in negativo sulle forze lavoro effettive (che è il denominatore del tasso di disoccupazione) con l’effetto di diminuire tale rapporto. Se si considerano le forze lavoro potenziali, i dati descrivono un quadro assai differente. Nel luglio 2017, sono stati resi noti i dati dall’indagine 2017 sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) pubblicata dalla Commissione Europea.

L’Italia è il paese europeo dove il numero di lavoratori autonomi è fra i più alti d’Europa (più del 22,6%), i giovani fra 15 e 24 anni che non hanno e non cercano lavoro (i cosiddetti Neet) toccano il record Ue del 19,9% (la media europea è 11,5%), la differenza fra uomini e donne che lavorano è al 20,1%, e il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania. Se analizziamo in modo congiunto questi dati (come si evince dal grafico in apertura) abbiamo una reale fotografia del mondo del lavoro italiano nel 2017.

Se si considerano gli scoraggiati e i sottoccupati, il tasso di disoccupazione italiano risulta il  più alto d’Europa, superiore a quello della Grecia e della Spagna.

Alla faccia dl Jobs Act e dell’uscita dalla crisi.

fonte:  Effimera

http://effimera.org/dati-controcorrente-sulleconomia-italiana-mercato-del-lavoro-andrea-fumagalli/

DALL’INDIA A DE ANDRE’: NUOVO CICLO DI CONFERENZE DEL COLLETTIVO CULTURALE "ROSA LUXEMBURG" DI VIGEVANO

DALL’INDIA A DE ANDRE’: NUOVO CICLO DI CONFERENZE DEL COLLETTIVO CULTURALE "ROSA LUXEMBURG" DI VIGEVANO

Comunicato stampa

DALL’INDIA A DE ANDRE’: NUOVO CICLO DI CONFERENZE DEL COLLETTIVO CULTURALE “ROSA LUXEMBURG” DI VIGEVANO VIGEVANO –

S’inizia con una conferenza sull’India e si finisce con una serata dedicata a Fabrizio De André.

In mezzo tre incontri rispettivamente sui temi del lavoro, sulle questioni internazionali e sul rapporto tra ambiente e società.

E’ questo in sintesi il programma della sessione autunnale della “Scuola di cultura e politica” promossa dal collettivo culturale “Rosa Luxemburg” – Rete delle Alternative di Vigevano.

Tutte le conferenze saranno a ingresso libero e si svolgeranno sempre con inizio alle ore 21 presso la Sala polivalente “Giuseppe Franzoso” della Biblioteca Civica “Lucio Mastronardi” in corso Cavour 82 a Vigevano.

Il primo incontro è in programma giovedì 28 settembre: la saggista Daniela Bezzi terrà una relazione sul tema “Il lavoro, le classi e le lotte sociali e di classe nelle periferie. Il caso dell’India oggi, a 70 anni dalla indipendenza”.

Giovedì 12 ottobre si parlerà invece di “Le trasformazioni contemporanee del capitalismo e il lavoro. Robots e nuovi processi di produzione: disoccupazione, riduzione dell’orario di lavoro, politiche redistributive” e il relatore sarà Andrea Fumagalli, docente all’Università di Pavia.

Ad alcuni temi della questione internazionale oggi, “da Trump al mondo”, sarà dedicata la relazione di Giuseppe Abbà, della segreteria provinciale di Rifondazione Comunista ed esperto di questioni internazionali, che interverrà nella serata di giovedì 26 ottobre.

Antonio Bruno, della Rete delle Alternative e già consigliere comunale di Genova, sarà invece il relatore della conferenza in programma venerdì 10 novembre incentrata su “La questione ambientale e la questione sociale nella società e nelle istituzioni”.

Infine, venerdì 1 dicembre il saggista e musicista Massimiliano Lepratti terrà una conferenza sul tema “Arte, cultura, politica. Il mondo a partire da Fabrizio De André”.

Come spiega il collettivo culturale “Rosa Luxemburg” nell’annunciare queste iniziative, si tratta di «cinque incontri e conferenze per fare il punto su alcune grandi questioni culturali e politiche del nostro tempo.

Un necessario approfondimento conoscitivo come ausilio per chiunque voglia avere qualche strumento in più come consapevolezza critica e per la propria azione nella società e nella vita quotidiana, in generale, e nei propri organismi sociali e politici di riferimento, in particolare».

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Comunicato stampa sull’iniziativa di sabato 16/9 a Mortara : Ora Basta!

Comunicato stampa sull’iniziativa di sabato 16/9 a Mortara : Ora Basta!

Comunicato stampa sull’iniziativa di sabato 16/9 aMortara : #Ora Basta!

I mille dell’”#Ora Basta!”, cittadini e associazioni, hanno espresso sabato scorso con forza un‘idea di sviluppo diverso per questo territorio. Siamo certi che oggi, una nuova forma di consapevolezza sta crescendo nel cuore di tanti nostri cittadini.

Lo dimostrano le oltre ottocento mail , che abbiamo raccolto ai tavoli tematici, per dare seguito alle nostre iniziative. Il messaggio della piazza del resto ci è sembrato incredibilmente chiaro e forte.

Diceva: basta presa per i fondelli, basta scaricabarile, basta scelte che penalizzano il luogo dove viviamo e abitiamo. Sessantaquattro associazioni culturali, ambientali, sociali, gastronomiche, sportive hanno creato una cornice colorata all’evento.

Avevamo promesso di dare la parola a molti gruppi ed ai cittadini preoccupati per ciò che era avvenuto. Non ci siamo riusciti, due ore sono fuggite via in un attimo, e non ci è rimasto tempo se non per urlare in coro per tre volte il nostro Ora Basta. Un grido verso tutti i decisori e pianificatori tecnici e politici a qualunque livello essi si collochino. Essi hanno portato la Lomellina a questo disastro di ceneri e roghi, inceneritori , fanghi e aziende a rischio.

Un urlo liberatorio per materializzare il desiderio profondo di un tempo nuovo, la voglia di scelte economiche diverse. Non sappiamo se sabato scorso ha cominciato a prendere forma un nuovo soggetto sociale, capace di irrompere sulla scena istituzionale con la forza e la coscienza di essere determinante cittadinanza attiva. Con dentro la voglia di rompere il gioco storico degli scaricabarile e della sottovalutazione dei problemi. Difetti che hanno generato questa terra triste di natura e di salute. In tanti in piazza hanno ci hanno detto: “non ne possiamo più”. Questa rivolta etica e morale, coraggiosa e nonviolenta noi l’abbiamo letta come un punto di non ritorno, come misura ormai colma, come messaggio silenzioso che dice: “signori attenzione, non provate a continuare sulla vecchia strada.

Non ci provate”

Ecco le indicazioni discusse e sintetizzate lette alla gente e dalla gente sottolineate e approvate alla fine della manifestazione con un largo applauso.

Chiediamo la moratoria di ogni insediamento a rischio in tutta la Provincia.

Proponiamo di andare a sostenere queste richieste ovunque ed in particolare nelle sedi istituzionali decisionali dalla Provincia alla Regione .

Chiediamo ai sindaci del territorio di invitare il ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio a venire personalmente qui , per prendere direttamente coscienza della grave situazione ambientale in cui versa la Lomelllina

Chiediamo alla Provincia di realizzare un osservatorio provinciale contro le mafie , osservatorio che è stato già chiesto un anno fa da più di trenta associazioni ambientaliste.

Chiediamo che si formi un pool di legali, di avvocati che segua gratuitamente e chieda risarcimento per chi è stato danneggiato .

Chiediamo consigli comunali aperti in tutti i paesi lomellina per chiedere un nuovo modello di sviluppo sul territorio.

Chiediamo un monitoraggio serio e costante su acqua , aria, terra per avere la fotografia esatta dell’inquinamento ambientale esistente.

Chiediamo all’Ordine dei Medici di realizzare uno studio per determinare e far conoscere l’incidenza delle cause ambientali sull’aumento percentuale di malattie gravi in questa terra rispetto a luoghi analoghi.

Chiediamo ai media locali e nazionali di interpretare il bisogno di questa piazza di dire “ora basta” e raccontarlo il più spesso possibile.

Chiediamo alle istituzioni di investire creatività per modificare l’immagine negativa del territorio dopo l’incendio.

Chiediamo di creare consulte sull’ambiente sovra comunali partecipate dai portatori di interesse diffusi. Infine abbiamo invitato tutti ad entrare nelle associazioni aderenti e in generale in quelle che lavorano per l’etica, l’ambiente, la solidarietà , la cultura e dare loro forza e gambe per essere ancora più forti e capaci di alzare la voce per pretendere una nuova visione di futuro, una nuova prospettiva, una nuova sostenibilità ambientale.

Cordiali saluti Mortara 17/9/2017