Archivio for gennaio 4th, 2018

In risposta a Panebianco e il suo editoriale “I politici e la cuoca di Lenin”

In risposta a Panebianco e il suo editoriale “I politici e la cuoca di Lenin”

Caro Angelo Panebianco, stamattina abbiamo letto l’editoriale dal titolo “I politici e la cuoca di Lenin” sull’importanza delle competenze in politica.

I temi che affronti sono molto interessanti e molto vasti, però permettici di fare delle considerazioni e farti delle domande per alimentare il dibattito, visto che noi la pensiamo in maniera radicalmente diversa e ci siamo sentiti tirati direttamente in ballo dato che abbiamo iniziato un bellissimo percorso politico con la nascita della lista “Potere al Popolo”.

Partiamo da un paio di domande fondamentali:

COS’È PER TE LA DEMOCRAZIA? A noi risulta che democrazia, partendo dalla sua etimologia, vuol dire potere del popolo, vuol dire che le classi popolari, gli strati sociali più bassi e umili, possono e devono partecipare per decidere del loro destino e possono e devono essere rappresentati nei luoghi preposti, sul piano locale, regionale, nazionale, internazionale.

Come giustamente scrivevi, quando i partiti erano forti c’erano grandi competenze e una lunga gavetta prima di arrivare ad occupare posizioni di grande responsabilità. Infatti quella era un’epoca in cui i politici conoscevano davvero i territori, erano nelle vertenze, nelle lotte, sapevano parlare alla gente comune. Quel modello è fallito perché non ha mai dato alla base la trasparenza e i meccanismi di controllo necessari per evitare l’eccessiva burocratizzazione e la grande corruzione.

Oggi invece i lavoratori, i disoccupati, gli strati sociali più bassi sono abbandonati dai partiti e non decidiamo su nulla, i governi vanno avanti a botta di fiducie, sono rappresentati solamente gli interessi di grandi industriali e banchieri.

Loro possono evadere le tasse, hanno politici di riferimento, non pagano quasi mai il conto con la giustizia.
Il punto quindi non è dire no alla professionalizzazione della politica perché è chiaro che le competenze servono, il punto però è mettere di nuovo la politica a servizio del popolo e non dei potenti.

CHI DEVE QUINDI FARE POLITICA SECONDO TE? Comunque, da quello che scrivi ci sembra che credi che la politica è meglio se la lasciamo ai professionisti, ai burocrati che sanno bene come funziona la macchina dello Stato. Peccato che, come dicevamo, abbiamo già visto di cosa è capace questa classe politica, abbiamo visto gli appalti truccati, le grandi opere inutili, la logica dell’emergenza che favorisce la speculazione, la devastazione ambientale, i regali alle banche e alle imprese. Non ci sono mai sembrate mosse da grandi statisti, non ti pare?

Abbiamo visto invece nella storia come gli avanzamenti progressisti in questo paese siano stati portati avanti soprattutto grazie alle mobilitazioni popolari, dalla resistenza antifascista che ha fondato la nostra Repubblica alle proteste, ai cortei, ai referendum che hanno permesso di avanzare sul piano dei diritti politici, civili e sociali. Dallo Statuto dei Lavoratori al diritto al divorzio e all’aborto, spesso e volentieri la cosiddetta “società civile” era già più avanti e pronta al progresso di una classe politica ormai ottusa ed arretrata.
Per questo secondo noi tutti devono fare politica!
Come diceva don Milani in Lettera a una professoressa, “ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio, uscirne da soli è avarizia, uscirne tutti insieme è politica”. Il mutualismo, le attività sociali gratuite come ambulatori e sportelli legali che cominciano a rispondere ai nostri comuni bisogni, le vertenze sul lavoro, le lotte ambientali, sono le armi che abbiamo cominciato ad usare e che speriamo si estendano capillarmente in tutto il paese. Ci permettono di ritornare a risolvere insieme i nostri problemi, di scoprire l’enorme potere costituente e le grandi competenze che abbiamo quando uniamo le forze e mettiamo da parte individualismi e competizioni per un obiettivo comune. Su questa base chiunque può proporsi per essere eletto, chiunque può essere immediatamente revocato secondo modalità e criteri che decidiamo insieme. Lo stipendio di un politico però non deve rappresentare un privilegio rispetto a qualsiasi altro lavoro dipendente, non deve creare “burocrazie”, per questo con la lista “Potere al popolo” abbiamo deciso che lo stipendio degli eventuali parlamentari non dovrà superare i 2000 euro e che bisogna mantenere la massima trasparenza perché tutti possano valutarne l’operato.
In conclusione, caro Angelo, noi ci auguriamo al contrario che crescano i movimenti di protesta e cresca la partecipazione di persone nuove alla politica, che crescano le pratiche di solidarietà e di controllo popolare sul funzionamento delle istituzioni e dei privati. Che crescano tante comunità resistenti in ogni territorio sullo spirito che ha portato alla scrittura dei principi della nostra Costituzione. Costruiamo già, ogni giorno, nei fatti, gli elementi di partecipazione che portano anche le cuoche a discutere di come amministrare lo stato ma siamo consapevoli che la strada che abbiamo davanti è ancora lunga e piena di ostacoli.
Ma soprattutto, caro Angelo, vogliamo ricordarti che Cuba e il suo popolo di eroi, non secondo i sondaggi di qualche gruppo comunista ma secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale, ha prestazioni di gran lunga migliori delle nostre in proporzione sia per educazione sia per sanità, a Cuba non esistono senzatetto e nessuno viene lasciato senza cure e vaccini, Cuba non partecipa a missioni militari internazionali ma solo a missioni di solidarietà tra i popoli inviando medici e insegnanti, Cuba, che è un’isoletta sotto embargo economico, resiste da sola di fronte alla più grande potenza economica e militare sull’altra sponda dell’oceano.

Insomma se questi sono i risultati, noi non lo chiameremmo un disastro ma un’incredibile storia di lotta e resistenza che parla ancora a tanti grazie a figure incredibili come Fidel Castro e Ernesto “Che” Guevara, che, per la cronaca, non hanno mai avuto lo scambio che raccontavi.

Potere al popolo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In risposta a Luciana Castellina e il suo articolo “L’errore di strategia della lista Potere al Popolo

In risposta a Luciana Castellina e il suo articolo “L’errore di strategia della lista Potere al Popolo

in-risposta-a-luciana-castellina-e-il-suo-articolo-lerrore-di-strategia-della-lista-potere-al-popoloCara Luciana,
sono Viola, portavoce nazionale di “Potere al popolo!”.

Tu non mi conoscerai, ma io sono cresciuta con i tuoi testi, apprezzando la tua apertura mentale, e ti confesso di essere rimasta delusa dal tuo breve scritto di oggi, per come liquida un’esperienza larga e finalmente entusiasmante come “Potere al popolo!”.

“Potere al popolo!” nasce in seguito all’appello di un gruppo di giovani del centro sociale napoletano “Je so’ pazzo”, con l’idea di sfruttare questa tornata elettorale davvero deprimente per far sentire la voce degli esclusi, per rappresentare i non-rappresentati, che in questo paese sono maggioranza. Questo appello ha emozionato al punto che in un solo mese migliaia di persone in tutta Italia hanno deciso di lanciare più di 100 assemblee che hanno rimesso insieme non solo il variegato mosaico della sinistra “partitica”, ma soprattutto associazioni, comitati, centri sociali, singoli senza partito ma con tanta voglia di attivarsi.

Questa partecipazione dal basso, che è solo all’inizio e che andrà ben oltre le elezioni, può diventare la culla di una nuova organizzazione delle classi popolari, e non a caso è stato subito riconosciuta da Podemos, da Momentum, da France Insoumise…

La nostra strategia è chiara: ricostruire un terreno sociale tramite pratiche di lotta, mutualismo, solidarietà, controllo popolare delle istituzioni; ri-politicizzare ampi settori di masse; riportare una grossa fetta giovanile a parlare di politica, a sentirla come uno strumento, a sentirsi protagonisti del loro futuro, a ricominciare a sognare.

La strategia che invece tu ci proponi è di andare insieme a D’Alema, Speranza, Bersani, a coloro che sono fra i responsabili del collasso della sinistra e dell’arretramento delle nostre condizioni di vita, odiati dalle masse. Politici che, persa la lotta di potere dentro al PD, cercano di raccogliere voti per riproporci un nuovo centrosinistra. Non ci pare una grande strategia, ma la riproposizione di qualcosa che la storia ha già sconfitto. Qualcosa di triste e di corto raggio. Dubitiamo fortemente che, come tu scrivi, Lenin, Gramsci e Togliatti sarebbero stati sostenitori di D’Alema e Bersani. Poi magari li abbiamo letti male noi, eh. Di sicuro quello che ti chiediamo non è di condividere il nostro progetto, ma di informare correttamente. Di continuare a essere curiosa, anche solo portando avanti questo confronto, e soprattutto di pensare ai giovani, non soffocando nella culla ogni loro speranza di trasformare davvero questo paese.

Grazie e speriamo a presto!

Viola Carofalo

Portavoce Nazionale “Potere al Popolo!

L’INCENDIO DI CORTEOLONA

L’INCENDIO DI CORTEOLONA

04/01/18

L’INCENDIO DI CORTEOLONA

Dopo gli incendi all’ABONECO di Parona, alla BERTE’ di Mortara, alla SALPO di Gambolò e in altri punti (non meno grave quello della raffineria di Sannazzaro), apprendiamo che a Corteolona si è sviluppato un grave incendio in un capannone apparentemente abbandonato, ma, in realtà, adibito, secondo le testimonianze dei residenti, a deposito abusivo di scarti e rifiuti.

E’ una situazione drammatica per la Provincia di Pavia. Esiste, evidentemente, un traffico incontrollato di rifiuti, spesso in mano a fenomeni di criminalità. E allora ci chiediamo, come a suo tempo ci chiedemmo per l’incendio alla BERTE’ di Mortara: E’ mai possibile che le autorità preposte non si siano accorte di nulla? E’ mai possibile che, a quattro mesi di distanza, non si sappia ancora nulla sulle indagini del caso BERTE’? E’ chiaro che, se le indagini vanno a rilento, se gli enti preposti al controllo del territorio non intervengono per scarsità del personale o, ancora più grave, di volontà politica, si concede alle organizzazioni che operano illegalmente nel campo dei rifiuti una sensazione di impunità tale per cui gli incendi sono destinati a ripetersi.

Chi accumula montagne di rifiuti per procurarsi cospicui affari poi, evidentemente, non trova di meglio che sbarazzarsene con un incendio.

Data la catena impressionante di incendi, non crediamo a cause naturali; come è noto non esiste l’autocombustione.

Come minimo dovrebbero essere presi i seguenti provvedimenti:

1) EVITARE L’ULTERIORE PROLIFERAZIONE DEGLI IMPIANTI RIFIUTI “LEGALI”CHE, NELLA PRATICA, HANNO “SFONDATO” I LIMITI

2) CONTROLLO DEI DEPOSITI ILLEGALI. NON DOVREBBE ESSERE DIFFICILE CONTROLARE I CAPANNONI ABBANDONATI E, CON APPOSITE ORDINANZE, OBBLIGARE LE PROPRIETA’ A METTERLI IN SICUREZZA, PER IMPEDIRNE L’ACCESSO O ADDIRITTURA ORDINARNE LA DEMOLIZIONE.

3) COSTITUIRE UNA FORZA CHE CONTROLLI PERMANENTEMENTE IL TERRITORIO. E’ STATA GRAVE, AD ESEMPIO, LA SCELTA DEL GOVERNO DI ABOLIRE LE GUARDIE FORESTALI E DI FARLE DIVENTARE SOLO UNA COMPONENTE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

 

PIERO RUSCONI
GIUSEPPE ABBA’
TERESIO FORTI

della FEDERAZIONE PROVINCIALE

DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA DI PAVIA

Due “pietre della memoria” per ricordare i deportati nei lager

Due “pietre della memoria” per ricordare i deportati nei lager

Fonte: l’INFORMATORE del 4 gennaio 2018

LA POSA A VIGEVANO AVVERRA’ IL 19 GENNAIO IN VIA DEL POPOLO E VIA CAIROLI.

VIGEVANO – Pietre d’inciampo per ricordare le figure di ANNA BOTTO e TERESIO OLIVELLI, vittime dello sterminio nazista. Altre pietre della memoria verranno posate a Varzi (in ricordo di cinque partigiani deportati) e Pavia (dedicata a Rosa Galaschi).

anna-bottoANNA BOTTO

olivelliTERESIO OLIVELLI

A Vigevano la posa è fissata per venerdì 19 gennaio, in Via del Popolo e davanti al Liceo Cairoli.

Nel giugno scorso Aned e Anpi della nostra Provincia hanno costituito il Comitato Promotore delle pietre d’inciampo, del quale è stato eletto Presidente Marco Savini, storico e ricercatore di Aned e vice presidente Monica Garbelli di Anpi provinciale. Il comitato ha ricevuto consenso e patrocinio della Cgil, della Provincia di Pavia, e dei Comuni coinvolti nella posa delle pietre.

Il progetto “Pietre d’inciampo” nasce dall’idea dello scultore Gunter Demnig (nella foto) e prevede la posa, personalmente e direttamente da parte dello scultore stesso, nel selciato stradale, di una piccola pietra ricoperta da una lastra di ottone recante l’incisione del nome e delle date di nascita e morte di quanti vennero deportati nel lager di sterminio.

qyxyjxksGUNTER DEMNIG

Le prime pietre furono posate nel 1995 a Colonia e, ad ora, sono quasi 60 mila, sistemate in una ventina di paesi Europei.

Anna Botto era una maestra antifascista deportata e morta nel lager di Rawensbruesck. Viveva in Via del Popolo.

Teresio Olivelli compì parte dei suoi studi al Liceo Cairoli, per farsi poi “ribelle per amore” morendo nel lager di Hersbruck nel gennaio del 1945; sarà proclamato beato nel febbraio prossimo.

26220732_336793376802657_2168465525086049959_o