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Il presidio dei lavoratori della Elnagh

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Ugo Chavez e le banche

Ugo Chavez e le banche
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Storia di un impiegato

Storia di un impiegato (thcinema@libero.it)

Il documentario ricostruisce l’azione politica di Luigi Cipriani, deputato di Democrazia Proletaria e membro della Commissione Parlamentare Stragi. Attraverso il racconto di quanti lo hanno conosciuto, la vicenda di Luigi si intreccia con gli sviluppi delle lotte operaie nella Milano degli anni Sessanta/Settanta, fino alla dissoluzione della Milano da bere e la fine del craxismo.
Luigi Cipriani, diplomato alla scuola professionale della Pirelli, entra come tempista della catena di montaggio degli stabilimenti Bicocca alla fine degli anni Cinquanta. Nel decennio successivo, seguendo un personale percorso di autoformazione, approfondendo la lettura di Marx, sarà tra i protagonisti dell’incontro tra operai e studenti all’indomani del 68. Mantenendo costante il suo impegno nello studio, attraversa gli anni Settanta diventato uno dei punti di riferimento del movimento milanese. Conquisterà un seggio in Parlamento candidandosi con Democrazia Proletaria, il partito nato dalla trasformazione di Avanguardia Operaia, che a sua volta affondava le radici nei Comitati Unitari Base Pirelli.

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Commenti vittoria referendum in Piazza Ducale di Vigevano

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Festa di Rifondazione Comunista di Torrevecchia Pia

torrevecchiapia festa

Acqua naturale o no. Video di Marco Savini

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Nichi Vendola e la “non-questione” palestinese

Alcuni giorni fa il Presidente della Regione Puglia Vendola ha ricevuto l’Ambasciatore di Israele ed al termine dell’incontro ha diramato un comunicato stampa contenente alcune sue dichiarazioni che giudico a dir poco allarmanti. Con la scusa della cultura ebraica e del relativo festival in Puglia – e di auspicabili futuri “rapporti economici, commerciali ed istituzionali” che stanno molto a cuore al governo israeliano – Vendola ha colto l’occasione per fare un vero e proprio panegirico dello stato di Israele, citando come suoi meriti “la trasformazione di aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini”, e la capacità di Israele di “confrontarsi col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua, dell’energia e dei rifiuti con pratiche di avanguardia”.

Vendola forse non sa, o fa finta di non sapere, della distruzione sistematica di intere aree nei territori della Cisgiordania, occupati illegalmente da Israele, attraverso la costruzione di centinaia di insediamenti e di infrastrutture stradali spesso utili soltanto a separare scientificamente i villaggi abitati dai palestinesi ed a deturpare l’ambiente. Non sa, o fa finta di non sapere, che Israele ha trasformato “il deserto in giardini” grazie al furto sistematico e costante dell’acqua del popolo palestinese (valle del Giordano), della Siria (alture del Golan) e del Libano (area delle Fattorie di Shebaa)… e che lascia migliaia e migliaia di palestinesi vivere al limite della disidratazione.

Vendola parla, inoltre,della grande capacità di Israele di “valorizzare il patrimonio culturale” ignorando che il centro storico di Hebron – dove sono allocate le tombe dei Patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe – è tenuto in ostaggio da poche centinaie di coloni estremisti armati e protetti da migliaia di soldati israeliani. E che i pochi coraggiosi turisti che si recano a visitare Hebron sono accolti dai loro sputi, dal lancio di oggetti e dalle loro minacce. Vendola dimentica che la città Natale di Gesù, Betlemme, è oggi completamente cinta da un vergognoso muro.

Vendola non ricorda e non condanna i 60 anni di occupazione israeliana. Vendola non spende una parola sul muro e sull’apartheid. Vendola non chiede la liberazione degli oltre 10.000 prigionieri politici palestinesi racchiusi nelle prigioni israeliane, per la maggior parte detenuti senza alcun processo ma esclusivamente attraverso ripetuti provvedimenti amministrativi emanati senza alcuna giustificazione, come avvenuto per ben due anni all’attuale sindaco di Nablus, Adli Yaish, eletto democraticamente dai suoi cittadini. Vendola non spende una parola sull’operazione “piombo fuso”, che ha provocato a Gaza meno di due anni fa un massacro di civili, tra cui moltissimi bambini. E non dice una parola sull’assedio inumano a cui ancora oggi sono sottoposti gli abitanti dell’intera Striscia che vanno ricostruendo le loro case non “sulle” macerie ma “con” le macerie, non essendo consentito importare a Gaza alcun materiale edile.

Nulla di tutto questo…. Vendola si limita a fare il panegirico di Israele e pensa ad eventuali possibili affari. Forse Vendola ha realizzato che in Italia per fare carriera politica sia indispensabile diventare sionisti?

Raffaele Porta ordinario di Biochimica, Università di Napoli “Federico II”, presidente Osservatorio euro mediterraneo e del Mar Nero

05/05/2011 lettere a Liberazione

Verso la mobilitazione nazionale del 2 aprile contro la guerra Le ragioni della pace si riprendono le città

Verso la mobilitazione nazionale del 2 aprile contro la guerra  Le ragioni della pace  si riprendono le città

Checchino Antonini

Contro la guerra per sostenere le lotte per la libertà dei popoli mediterranei, per l’accoglienza dei profughi, contro le occupazioni militari, per il disarmo e un’economia più giusta, per fermare i bombardamenti sulla Libia e aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica. Per tutto questo ci sarà una mobilitazione diffusa sabato prossimo, a Roma e in tantissime altre piazze d’Italia. Per tutto questo si sta già manifestando e si farà ancora dopo il 2 aprile. L’elenco delle adesioni alla giornata di mobilitazione è lunghissimo: dai partiti della sinistra alle reti di centri sociali e sindacati di base, dai collettivi studenteschi alla Fiom fino alle grandi associazioni Libera, Arci, Emergency. Ieri, a Trapani e Roma si sono tenute due manifestazioni no war.

Al grido di “Trapani non é in guerra. Riaprite l’aeroporto civile di Birgi”, un corteo è partito da Marsala per la piena riattivazione dello scalo civile chiuso dal 21 marzo per consentirne l’uso al 37mo Stormo dell’Aeronautica militare per i bombardamenti in Libia e di fronte al quale, nei giorni scorsi, c’è stato un presidio promosso da Rifondazione. Riferisce Marco Santopadre, direttore di Radio Città Aperta di Roma, che la protesta di ieri è stata organizzata da un comitato spontaneo composto da «operatori turistici e dipendenti aeroportuali. Massiccia la partecipazione di esponenti politici, amministratori locali, di rappresentanti della Camera di commercio e della Confcommercio. A manifestare anche studenti, tassisti, albergatori e lavoratori penalizzati dalla chiusura al traffico civile come i dipendenti dell’Airgest in presidio permanente». I No War romani si sono incontrati nel pomeriggio di fronte alla Bocca della Verità: «La vera protezione da garantire è quella per gli immigrati in fuga da guerre e miseria», spiegano i promotori del Coordinamento Romano “Niente sangue per il petrolio” che si prepara, insieme alle altre forze mobilitate nel resto d’Italia, sia alle piazze di sabato, sia ad un’altra giornata di lotta prevista per il prossimo 9 aprile.

Sul fronte della diplomazia dal basso, Carlo Petrini, fondatore di Slow food, immagina di mettere a un tavolo pescatori tunisini, egiziani, libici, marocchini e algerini a fare la pace con quelli italiani dopo tanti anni di competizione. Ieri Petrini ha sollecitato Genova a ospitare a fine maggio almeno 50 pescatori nordafricani in occasione di Slow fish. Non è un caso che Slow food faccia parte del percorso per il decennale delle giornate del Genoa social forum. Restando sotto la Lanterna bisogna ricordare le pacifiste e i pacifisti che da undici anni, da 461 mercoledì, contestano la guerra “umanitaria” in Afghanistan sui gradini del palazzo Ducale di Genova. Succederà anche oggi quando i pacifisti genovesi riproporranno dieci domande che smontano il senso comune bellicista e che volentieri riproduciamo:

Perché solo ora la comunità internazionale si accorge che Gheddafi è a capo di un regime autoritario?

Chi sono gli insorti libici, e chi rappresentano?

Perchè il Parlamento italiano non ha disdetto il Trattato economico e militare con la Libia?

Perchè l’Italia ha venduto le armi alla Libia?

Quali sono stati gli effetti dei più recenti interventi militari “umanitari”?

Perchè il Consiglio di Sicurezza ha votato un documento generico che consente a chiunque di bombardare la Libia anzichè inviare osservatori e forze di interposizione a difesa dei civili?

Perché l’Onu schiera a difesa degli insorti i paesi ex coloniali con grossi interessi economici in Libia;

e perchè coinvolge la Nato e non paesi veramente “terzi”?

Perché gli insorti libici provocano l’indignazione internazionale mentre altri massacri (Palestina, Bahrein, Sudan) sono di serie B?

Perché l’Arabia Saudita si è schierata a fianco degli insorti libici ma reprime ogni tentativo interno di democratizzazione e ha spedito soldati a reprimere le proteste in Bahrein

(45 morti)?

Perché l’Italia respinge i barconi con i profughi, se ha a cuore le sorti delle vittime della guerra?

Perché i sinceri difensori della nostra Costituzione non scendono in piazza a difendere l’articolo 11?

Chi ha proposto Barack Obama per il Nobel per la pace?

30/03/2011 Liberazione

CONTRO LA GUERRA, CONTRO L’IMPERIALISMO E IL COLONIALISMO

logo fed. della sinistra

L’attacco delle potenze occidentali alla Libia, condotto con centinaia di missili e di bombe (tra l’altro all’uranio impoverito) non ha lo scopo di creare democrazia, come afferma la loro propaganda.

Lo scopo di questo attacco è sempre il solito, come lo è stato per l’Iraq, l’Afghanistan, la Jugoslavia: quello del controllo, da parte di potenti multinazionali, del petrolio e dei corridoi di comunicazione delle risorse energetiche.

Inoltre, di fronte al grande sommovimento del mondo arabo, dall’Atlantico al Golfo Persico, che rischia di mettere in discussione il controllo dell’Occidente sull’intera area, quale migliore occasione per le vecchie potenze coloniali (Francia ed Inghilterra, ma anche gli Stati Uniti) di cercare di ripristinare il loro dominio?

DIFATTI L’OCCIDENTE NON E’ INTERVENUTO A GAZA DOVE IL GOVERNO ISRAELIANO, NELL’OPERAZIONE “PIOMBO FUSO” DEL 2009 HA PROVOCATO QUASI 2000 VITTIME CIVILI. L’OCCIDENTE NON INTERVIENE NEL BAHREIN, DOVE TRUPPE SAUDITE (STRETTE ALLEATE USA) INVADONO IL PAESE PER REPRIMERE I DIMOSTRANTI, NE’ INTERVIENE NELLO YEMEN (ANCHE QUESTO PAESE STRETTO ALLEATO DEGLI USA).

Il governo italiano, poi, mette a disposizione la catena di basi, nonché aerei e navi per partecipare all’attacco della Libia, quando Gheddafi, poche settimane fa, è stato ricevuto in pompa magna da Berlusconi, con modalità farsesche.

E’ ORA DI FINIRLA CON QUESTO CINISMO.

SOSTENIAMO LE LOTTE PER LA LIBERTA’, LA DEMOCRAZIA, IL PANE IN ATTO NEL MONDO ARABO.

DICIAMO DI NO ALL’INTERVENTO MILITARE CHE HA LO SCOPO DI RICACCIARE QUESTI POPOLI NEL CONTROLLO COLONIALISTA ED IMPERIALISTA.

SOSTENIAMO IL CESSATE IL FUOCO E L’APERTURA DI TRATTATIVE DI PACE TRA LE PARTI IN CAUSA IN LIBIA.

Federazione della Sinistra della provincia di Pavia

Partito della Rifondazione Comunista – Partito dei Comunisti Italiani –

Socialismo 2000 – Lavoro e Solidarietà

Ferrero: contro la guerra per il petrolio. Gino Strada: “esiste una questione diritti umani anche in Cina? Facciamo una bombardatina anche li! E’ una follia militarista”

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