La resistenza nella provincia di Pavia

Partigiano Milazzo ucciso a Pavia

Partigiano Milazzo ucciso a Pavia

Un quadro sommario delle vicende della Resistenza in provincia di Pavia, e alcuni dati sulla composizione delle formazioni locali.

 In estrema sintesi si può ricordare che la Resistenza organizzata in provincia è durata meno di un anno: a parte bande spontanee, formazioni inquadrate nel CNLAI hanno cominciato ad operare nel maggio del ‘44. Una volta assorbiti i gruppi autonomi, i partigiani dell’Oltrepò pavese si sono divisi in formazioni garibaldine, operanti soprattutto nella Valle Staffora dove si trova la città di Varzi, sede del governo di una zona libera (dal 24 settembre al 25 novembre 1944); formazioni matteottine operanti nella valle più ad est, la Valle Versa, e formazioni di “Giustizia e Libertà” nella valle più orientale della provincia, la Val Tidone, che nella parte bassa fa parte amministrativamente della provincia di Piacenza. Il totale dei partigiani appartenenti a tutte le formazioni è stato quantificato in 4265 effettivi, con il 10,7% di caduti e l’8,4% di feriti. Se si escludono, assieme ai dati delle vittime, i reparti speciali (comando zona, servizi, ecc.), gli stranieri e i reparti di pianura, si può calcolare che i partigiani locali si sono ripartiti per il 68,2% nelle formazioni garibaldine, per il 18,6% in quelle gielline e per il 13,2% in quelle matteottine (2).

Relativamente alla composizione sociale, dati completi sono difficile da reperire. Dai registri dei partigiani riconosciuti, conservati presso l’Istituto per la Storia della Resistenza e l’Età Contemporanea di Pavia, si ricavano informazioni per la divisione garibaldina “Aliotta”, e, limitatamente ad alcuni dati, per la giellina “Masia”e per la matteottina “Barni”; abbiamo tralasciato l’analisi degli elenchi dei morti e dei feriti, per lo più privi di indicazioni sulla professione dei partigiani.

Da questa indagine parziale (si sono potuti raccogliere i dati solamente di 1609 partigiani per quanto riguarda l’età, e di 923 per la professione) è emerso che, per tutte e tre le divisioni la classe maggiormente rappresentata è stata il 1925, con una preponderanza dei nati negli anni 1920-25, cioè di sottoposti all’obbligo della leva fascista, e delle classi 1910-19, quindi di reduci della guerra. Pertanto le formazioni erano composte in larga maggioranza da soldati.

Limitatamente alla divisone garibaldina e a quella giellina si sono potuti raccogliere dati relativi alle professioni, registrando leggere differenze, ma con una comune prevalenza dei ceti popolari.

Infine, relativamente ai partigiani della divisione “Aliotta” e a quelli della “Barni” abbiamo anche calcolato la percentuale dei residenti nell’Oltrepò Pavese che è risultata, per i garibaldini, il 76,7 (di cui per i 2/3 della zona collinare e montana, dove si è svolta l’attività partigiana), e per il matteottini il 50% (di cui poco più della metà della zona collinare e montana).

Per dati completi si vedano le seguenti tabelle.

Composizione per età  (percentuali, donne escluse)

 

Garibaldini (844)

Giellini (508)

Matteottini (257)

<1900

2,6

4,2

2,8

1900-1919

(1910-19)

27,3

(19,9)

33,9

(23)

25,8

(19,8)

1920-1925

56,6

54,8

53

>1925

14,5

7

18,5

Età media

25,3 anni

27 anni

23,8 anni

 Composizione per professioni (divisione garibaldina “Aliotta” e giellina “Masia”) (percentuali)

 

Garibaldini (611)

Giellini (312)

(contadini)

Lavoratori in campagna

(agricoltori)

(27,6)

36,8

(8,5)

(21,5)

29,8

(8,3)

Operai

(meccanici)

17,4

(13,1)

12,5

(9)

Artigiani

7,2

12,5

Impiegati

5,7

10,6

Studenti

6,4

5,8

Professionisti

0,7

2,2

Muratori

6,1

3,8

Commercianti

3,8

4,5

About the Author