Categoria: Politica

Ucraina: solidarietà con i comunisti contro la repressione

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea esprime la propria solidarietà con il Partito Comunista Ucraino contro la repressione a cui è sottoposto da parte del governo filo-nazista di Kiev.

L’ultimo episodio si è verificato nei giorni scorsi, con una irruzione delle forze speciali della Polizia nazionale nella sede del Comitato Centrale del Partito Comunista Ucraino.

Con l’accusa di aver violato le leggi sulla decomunistizzazione, la Polizia ha sequestrato hard disc, computer, materiale informatico ed oscurato il sito web del partito. Il segretario nazionale, Petr Simonenko, che in passato ha subito un attentato e diversi episodi di violenza, è stato fermato e minacciato di arresto.

Il reato contestato è la pubblicazione sul sito del partito di una immagine del primo segretario del Partito Comunista Ucraino. Un’immagine che viola il divieto di propaganda comunista, istituito dalla legge sulla decomunistizzazione del 2015, che equipara nazismo e comunismo.

La legge, emanata dal parlamento (Rada) nell’aprile del 2015, colpisce con una dura repressione i comunisti e la sinistra, mentre nazisti e nazionalisti continuano a essere presenti sia in parlamento, che nei battaglioni utilizzati contro le popolazioni del Donbass.

Una situazione gravissima,  lesiva della libertà di pensiero ed espressione, che limita i diritti politici e riduce lo spazio democratico.

Ricordiamo che lo stesso presidente della Rada, Andriy Parubiy, (che l’anno scorso ha incontrato la sua omologa italiana Laura Boldrini), è vicino a formazioni paramilitari di ispirazione neonazista (come Pravij Sector), e nel 1991 ha fondato il partito nazional-socialista d’Ucraina, ispirato al più famoso omologo tedesco.

L’irruzione delle forze speciali segue di qualche giorno una manifestazione di minatori, pensionati, reduci di guerra e familiari delle vittime di Chernobyl, scesi in piazza per protestare contro le misure economiche adottate dal governo ucraino.

La repressione e persecuzione sistematica dei comunisti e l’esplosione della violenza nazista vanno a braccetto con la rimozione dei monumenti del passato comunista, il divieto di esposizione sia dei simboli comunisti, che di quelli della vittoria sul nazifascismo.

Si vergognino il governo italiano e l’Unione Europea, che rimangono a guardare in silenzio il fascismo che avanza nell’Ucraina “filoeuropea”.

 

Rifondazione Comunista chiama alla vigilanza democratica contro il risorgere del fascismo nel continente.

 

Marco Consolo

Responsabile Area Esteri

PRC-SE

 

Valsusa – Locatelli (Prc-Se): basta raggiri. Proseguire la lotta contro il Tav insieme alla lotta contro il governo M5S-Lega

Locatelli (Prc-Se)

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli in un’intervista radiofonica è stato molto chiaro: l’Alta Velocità Torino –Lione “è un’opera che abbiamo ereditato … il nostro obiettivo sarà quello di migliorarla, così come scritto nel contratto di governo …”.

Dunque nessun blocco dei lavori per la realizzazione del Tav in Valsusa, così come per altre Grandi Opere previste in Italia, ma solo migliorie, ritocchi, se possibile abbattimento di costi.

Un Tav infiocchettato da tante belle parole.

Ora che qualche esponente locale del M5S continui a spacciare le parole del Ministro dei Trasporti per il loro contrario, per una sorta di stop o rallentamento del Tav, francamente è intollerabile, risulta essere una presa in giro.

Il M5S, primo partito italiano al governo con la Lega, ha deciso di cambiare spartito.

Ha deciso che non si vive solo di promesse elettorali ma del sostegno accordato dai poteri forti, gli stessi che non demordono dal perseguire la realizzazione del Tav in Valsusa.

Contro questi poteri, contro un’opera inutile e dannosa occorre proseguire più che mai la mobilitazione e la lotta.

Ma serve chiarezza non servono doppie parole.

Nessuno pensi più di utilizzare il Movimento Notav per portare acqua al mulino del M5S e di un governo di destra il cui Ministro dei Trasporti, al pari di quello degli Interni, oltre che essersi convertito alle Grandi Opere non ha avuto ritegno alcuno nello sbarrare i porti italiani a quanti scappano dalle guerre e dalle violenze, ai disperati che muoiono a centinaia, a migliaia in mare.

Ministri di questo genere e le forze politiche che lo sostengono meritano solo di essere cacciati a casa.

Torino, 24 luglio 2017

Lettera di Lula al Foro di San Paolo

Pubblicato il 19 lug 2018

di Luiz Inácio da Silva. L’Avana, 15-17 luglio 2018

“Apprezzo il sostegno e la solidarietà che avete dato alla mia persona, al mio partito PT e ad altri compagni perseguitati dalla destra in Brasile. Questa non riesce a convivere con la democrazia e con il sostegno dei media e la magistratura, vuole impedirci di tornare al governo per recuperare la dignità, la libertà e i diritti del popolo brasiliano.

Quando Fidel ed io, nel 1990, proponemmo che la sinistra latinoamericana e caraibica dovesse riunirsi per valutare i profondi cambiamenti che il mondo aveva subito in quel momento con l’ascesa del neoliberismo in economia e la politica, il crollo del socialismo nell’Europa orientale e la fine del bipolarismo del sistema internazionale, avevamo ben chiara l’importanza dell’iniziativa.

Quello che noi non prevedevamo era che il Forum di San Paolo potesse crescere come è poi cresciuto e riuscisse a rimanere il più importante forum per quanto riguarda l’America Latina e Caraibi, in relazione alla sinistra, lungo questi 28 anni.

Questo fatto straordinario ha contribuito affinché, all’inizio del XXI secolo, molti dei nostri paesi hanno attuato programmi per combattere la povertà, rafforzare la partecipazione popolare e l’integrazione dei nostri paesi.

Tuttavia, nonostante l’azione dei governi che cercavano di salvare i diritti della nostra popolazione, principalmente le classi più povere e vulnerabili, governando per tutti e generando opportunità per tutti, che hanno potuto beneficiare delle nostre politiche di sviluppo nazionali e regionali. Le nostre élite non tollerano la sinistra né tantomeno l’accesso delle persone escluse ai loro diritti minimi, come cibo, salute, istruzione e alloggio.

Forse abbiamo sottovalutato questa intolleranza e la volontà delle élite di affrontarci ad ogni costo e con ogni mezzo, compresi i colpi di Stato, come abbiamo assistito in Honduras, Paraguay e Brasile.

Ho sempre detto che se vogliono lottare con noi che lo facciano politicamente, si candidino e ci sconfiggano democraticamente. Perché non abbiamo paura di loro e sapremo come affrontarli e discutere con il popolo il futuro che vogliono: che si tratti di sviluppo sovrano con giustizia sociale o resa acquiescente e concentrazione del reddito.

Ripudiamo le sanzioni applicate contro il Venezuela e le minacce di intervento armato fatte dal presidente degli Stati Uniti, che purtroppo la destra del continente non condanna. Al contrario, in pratica sostiene il tentativo di escludere il Venezuela dagli organismi ai quali ha il diritto di partecipare, come l’OSA o il Mercosur.

Per non parlare della continuità del blocco criminale contro Cuba e del modo in cui l’imperialismo tratta Porto Rico e altre isole dei Caraibi.

Le difficoltà che affrontiamo oggi richiedono più che mai la presenza, le posizioni e le azioni del Forum di San Paolo. Allo stesso modo, la discussione sulla congiuntura, l’importanza delle proposte della sinistra per affrontare le difficoltà, allargando il dialogo con il popolo e la sua partecipazione alla ricerca di soluzioni nazionali e internazionali.

Un elemento essenziale che viene posto in questo momento è l’unità della sinistra nel confronto con le élite reazionarie, sottomesse e intolleranti dell’America Latina e con l’imperialismo.

La difesa dell’integrazione latinoamericana, non solo come retaggio delle idee progressiste di varie epoche, è più che mai necessaria come fattore di sviluppo e di confronto con la crisi economica. Dobbiamo resistere agli attacchi contro i diritti sociali e del lavoro che si verificano in molti dei nostri paesi.

I nostri partiti devono difendere una politica estera con punti comuni che privilegino la nostra sovranità nazionale e regionale, la riduzione dei conflitti e una visione umanista sulla questione dei migranti e dei rifugiati.

Quando abbiamo posto questo obiettivo, nessuno ha promesso che sarebbe stato facile, però abbiamo già dimostrato che possiamo vincere e attuare cambiamenti di grande importanza.

Tuttavia, un valore fondamentale che gli interessi economici e le élite cercano di ridurre e sottomettere è lo Stato democratico e di diritto. La nostra risposta deve essere il rafforzamento e il perfezionamento della democrazia, affinché la giustizia, la libertà e l’uguaglianza possano prosperare pienamente.

Vi auguro un buon incontro e voglio ribadire il mio disagio per essere qui impedito di presentare questo messaggio personalmente a causa della persecuzione politica a cui sono sottoposto a causa di una condanna assurda e kafkiana per un crimine che non esiste.

Vogliono impedirmi di partecipare alle elezioni di quest’anno, ma non mi metteranno mai a tacere o mi impediranno di lottare per i diritti dei brasiliani, dell’America Latina e dei Caraibi”.

“Per non dimentiCARLO”

di Fabrizio Baggi

(segreteria regione Lombardia Rifondazione Comunista)

Sono passati 17 anni da quel 20 luglio 2001, dove in Italia, a Genova per l’esattezza, venne messa in atto una vera e propria “sospensione della democrazia”.

Le condizioni politiche che portarono alla tragedia di Piazza Alimonda, ed alle macellerie messicane della Diaz e di Bolzaneto sono oggi chiare a tutte e tutti: un Governo di destra appena insediato, un chiaro disegno politico che aveva l’intenzione di annientare definitivamente il “diritto al dissenso” la necessità da parte dei potentati di fermare il movimento che cresceva in maniera esponenziale ed aveva mese dopo mese sempre maggiore consenso.

Ricordiamo la preparazione a quei giorni, l’euforia, l’adrenalina, la voglia di cambiare le cose.

A Genova eravamo tanti, a Genova c’eravamo tutte e tutti e pur sapendo perfettamente che la manifestazione avrebbe potuto riservare qualche difficoltà nessuno immaginava cosa sarebbe accaduto da lì a poco.

Carlo era un ragazzo come noi, un ragazzo di 23 anni che si opponeva ai potenti del G8 e che credeva che un Paese non possa reggersi sulla sola finanza, che un Paese debba necessariamente avere un respiro sociale, un occhio di riguardo verso le fasce più deboli.

Carlo ha pagato con la vita tutto questo e i responsabili della follia di quei tre giorni non hanno mai realmente pagato per ciò che hanno fatto.

Le condizioni politiche attuali non sono certo migliori di quelle di allora, il nuovo governo con una visione di destra razzista ed autoritaria, di incitamento all’odio e con un’interpretazione della “legittima difesa” che va nella direzione dello sdoganamento del libero utilizzo delle armi da fuoco; unite alla forza estremamente ridotta in confronto a quegli anni di un reale movimento di “opposizione sociale” non sono certo elementi che danno grandi speranze per un’inversione di marcia, ma noi continueremo a lottare perché crediamo che “Un altro mondo è possibile” e che questa situazione si possa e si debba cambiare.

Per questo e per molto altro saremo come ogni anno in Piazza Alimonda a Genova venerdì 20 Luglio dalle ore 14:30 e parteciperemo alla manifestazione “Per non dimentiCARLO”

Costruiamo il quarto polo della sinistra popolare

Pubblichiamo il documento politico approvato al termine del Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – SE riunitosi a Roma 1l 14 e 15 luglio 2018.

Rifondazione Comunista per l’opposizione sociale e l’alternativa

Costruiamo il quarto polo della sinistra popolare

Con il risultato delle ultime elezioni e la nascita del governo si è aperta una fase inedita nella storia italiana. Siamo di fronte a un governo egemonizzato da un partito di destra che fa di razzismo e xenofobia il principale veicolo di consenso. Un governo che gode di un fortissimo sostegno popolare alimentato dal successo di M5S e Lega nel farsi percepire come forze “anti-sistema”, impegnate nella difesa dei ceti popolari contro l’establishment. In uno scenario che ricorda paesi come l’Ungheria, il dibattito è polarizzato tra un governo “populista” che non mette in discussione il neoliberismo e propone la flat tax e un’opposizione parlamentare che lo attacca da posizioni di destra economica. Uno scenario in cui è proprio l’opposizione il miglior alleato del governo.

La nostra opposizione non può che essere di natura radicalmente diversa da quella “macroniana” del PD, di Forza Italia e della grande stampa. Non dobbiamo avere nulla a che fare con chi difende le “riforme” antipopolari dei governi precedenti, il rigore dei conti pubblici e la fedeltà a UE e NATO e così facendo rafforza il consenso popolare verso questo presunto “governo del cambiamento”.

Il rischio concreto è lo spostamento ulteriormente a destra del quadro politico e del paese con il consolidamento della saldatura degli elettorato di Lega e M5S.

La sacrosanta indignazione rispetto all’agenda politica disumana di Salvini richiede un’intransigente opposizione e nessun cedimento sul piano dei principi e dei valori.  Ma l’opposizione per essere credibile non deve essere strumentale e tantomeno subalterna e al rimorchio del Pd che porta la responsabilità di politiche antipopolari che hanno suscitato un diffusissimo rancore persino verso la parola sinistra.

IL QUARTO POLO

L’unica opposizione efficace rispetto a questo governo è un’opposizione sociale, radicale e di sinistra che imponga una diversa agenda rispetto a quella di Salvini e faccia emergere le contraddizioni della narrazione grillina.

La nostra opposizione deve sfidare i partiti del nuovo governo sul rispetto delle promesse elettorali sui temi sociali, dall’abolizione della legge Fornero al reddito di cittadinanza e alla lotta alla precarietà. Ma per fare un’opposizione efficace è indispensabile costruire una proposta politica e programmatica alternativa da rivolgere al paese. E questa proposta non può essere la riproposizione del centrosinistra e tantomeno il fronte “repubblicano” confindustriale.

Per queste ragioni rilanciamo l’obiettivo di costruire un quarto polo della sinistra popolare, una necessità evidente a fronte della debolezza e della frammentazione – fino al rischio dell’irrilevanza –  che continua a segnare negativamente la situazione italiana nel panorama pur complesso e articolato della sinistra radicale nel resto d’Europa.

Si tratta di attrezzarsi per lanciare una vera e propria sfida per l’egemonia. Lo scarto tra le aspettative di cambiamento ed il continuismo delle politiche del governo, sempre più esplicito sul terreno delle politiche economiche e del lavoro, il carattere classista di misure come la Flat-Tax, aprono la possibilità di un’offensiva sia sul terreno sociale che rispetto alle contraddizioni crescenti in particolare del M5S, le cui difficoltà si sono evidenziate con chiarezza nel passaggio delle elezioni amministrative di giugno.

C’è dunque bisogno oggi più di ieri della costruzione di un polo della sinistra che, come abbiamo sempre detto, sia alternativo a tutti gli schieramenti in campo, che rifiuti radicalmente la riproposizione di alleanze con il PD, le riedizioni del cosiddetto centrosinistra, sotto nuovi titoli come il “fronte repubblicano”, o sotto eventuali nuove leadership, secondo le operazioni politico-giornalistiche periodicamente riproposte.

Per questo motivo Rifondazione Comunista ha avviato un percorso di incontri con i diversi soggetti di movimento, sociali, politici, culturali che possono essere interlocutori per questo obiettivo, percorso che intendiamo proseguire, rafforzare, estendere a tutti i livelli territoriali.

Le stesse elezioni europee, che affrontiamo con l’obiettivo della ricomposizione di tutte le forze anticapitaliste, antiliberiste di sinistra, non devono essere affrontate secondo una logica meramente elettoralistica, ma con la volontà che esse costituiscano un passaggio per la costruzione del quarto polo, della sinistra che manca in questo paese. Oggi è necessario più di ieri, costruire uno spazio ed una soggettività politica ampia e credibile quanto rivoluzionaria e di rottura.

Il prossimo appuntamento delle elezioni europee sarà la scadenza in cui questa proposta possa concretizzarsi in una lista unitaria in Italia che raccolga tutte le soggettività di sinistra e di movimento che si collocano sul piano della critica radicale dei trattati europei e dell’UE. Con questo approccio Rifondazione Comunista lavora nel Partito della Sinistra Europea e nel GUE e sul piano nazionale.

L’obiettivo del PRC-SE è l’avvio di un largo processo che oltre a Potere al popolo coinvolga altre soggettività come Altra Europa, Città in Comune, Diem25, Dema, liste e esperienze locali, settori di movimento e della sinistra sociale e politica che sono interessati alla costruzione di un’alternativa ai poli esistenti e ad una prospettiva comune sul piano europeo ed anche nazionale. In questa direzione si sta sviluppando una positiva interlocuzione con l’esperienza napoletana di Luigi De Magistris a partire dalla comune convinzione che nel nostro paese c’è bisogno di una proposta di netta rottura sul piano programmatico e del profilo politico quanto capace di essere inclusiva e larga.

POTERE AL POPOLO

È in questo quadro che partecipiamo a Potere al popolo che consideriamo parte di questa prospettiva più generale.

Lavoriamo per lo sviluppo del progetto di Potere al popolo come movimento politico-sociale popolare, democratico, partecipato, aperto, plurale, inclusivo. Ci siamo impegnati in campagna elettorale a costruire “un movimento popolare che lavori per un’alternativa di società ben oltre le elezioni” dalle caratteristiche ben delineate nel “manifesto” della lista: “Noi vogliamo unire la sinistra reale, quella invisibile ai media, che vive nei conflitti sociali, nella resistenza sui luoghi di lavoro, nelle lotte, nei movimenti contro il razzismo, per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà e la pace (…) Un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, comunista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi”.

La costruzione di un movimento politico-sociale, che sappia valorizzare pienamente tutte le energie e le esperienze di militanza e attivismo che hanno risposto all’appello lanciato durante la campagna elettorale e ne sappia attrarre e sviluppare di nuove, non può che essere basata sulla partecipazione diretta. Il lancio della campagna di adesioni attraverso una piattaforma on line a Potere al popolo va visto come un passo verso la democratizzazione che abbiamo sempre sostenuto e che per noi deve accompagnarsi al metodo del consenso come modalità predominante di decisione e al ruolo centrale delle assemblee territoriali.

Come riaffermato nel documento conclusivo dell’assemblea nazionale di Napoli Potere al popolo “non è un partito ma vuole essere un movimento politico-sociale di alternativa dentro il quale convivono posizioni e culture diverse impegnate nella costruzione di uno spazio e un soggetto unitario”. Lo sviluppo del progetto non implica dunque lo scioglimento dei partiti e delle organizzazioni aderenti né il venir meno della loro autonomia e sovranità politica, programmatica e elettorale.

Invitiamo iscritte/i e simpatizzanti ad aderire e impegniamo tutto il partito, i nostri circoli e le federazioni ad attivarsi per stimolare le adesioni a Potere al popolo. Lo abbiamo fatto con L’Altra Europa, nel percorso del Brancaccio, in tante esperienze di liste locali. Per noi partecipazione e democrazia sono condizione per ricostruire una sinistra popolare e radicata nei territori.

Abbiamo la consapevolezza che Potere al popolo non può concepirsi come autosufficiente e non esaurisce il nostro progetto di costruzione di un polo della sinistra popolare alternativo a tutti i poli politici esistenti e neanche la soggettività unitaria e plurale della sinistra antiliberista e anticapitalista di cui ci sarebbe bisogno. Proprio per questo al suo interno sosteniamo – come in tutti gli altri luoghi unitari di cui siamo parte dall’Altra Europa alla Rete delle Città in Comune – una posizione radicale sul piano programmatico e di collocazione quanto contraria a ogni settarismo e autoreferenzialità.

Non ci nascondiamo difficoltà, incomprensioni, differenze, dissensi e in alcune realtà anche attriti. Rappresentano criticità evidenti la propensione di alcuni settori alla chiusura nelle interlocuzioni sul piano sociale, sindacale e di movimento, a non relazionarsi con altri percorsi, il concepire Pap come un nuovo partito piuttosto che come un movimento aperto e unitario, la propensione vetero-partitista a sovrapporre e contrapporre il simbolo di Pap alle esperienze di liste locali di alternativa al Pd. Ma non possiamo che giudicare positivamente l’attivazione di nuove generazioni e la riaggregazione di formazioni della sinistra anticapitalista e di un diffuso tessuto militante su un progetto non meramente elettoralistico ma che pone al centro lotte, vertenze, radicamento territoriale, mutualismo.

Si tratta di valorizzare le potenzialità positive senza negare i limiti esistenti, e avendo chiaro che il nostro obiettivo è quello di un quarto polo di sinistra e antiliberista di cui Potere al Popolo deve essere parte attiva, secondo l’orientamento assunto nel documento conclusivo dell’assemblea di Napoli.

IL RILANCIO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Il nostro impegno unitario è diretta conseguenza del nostro essere comuniste/i e del dovere che sentiamo di ragionare non in termini di mera sopravvivenza ma rispetto alle necessità che la fase storica che viviamo impone.

La critica radicale del capitalismo, un punto di vista di classe, l’orizzonte del comunismo non appartengono soltanto una gloriosa storia passata da difendere. Continuiamo a chiamare comunismo “il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente” e a declinarlo nel confronto con le contraddizioni e le domande dell’attuale fase storica segnata dall’egemonia del capitalismo neoliberista e con la necessità di fare i conti con una vicenda storica secolare.

Continuiamo ad andare in direzione ostinata e contraria.

La nostra cultura politica critica e aperta, le nostre elaborazioni programmatiche, l’esperienza e le energie del nostro corpo militante, la nostra attitudine non settaria, le nostre pratiche sociali e di movimento, non sono un residuo conservatore del passato.

Il programma di rilancio e rafforzamento organizzativo che abbiamo approvato nella riunione della direzione del… nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che viviamo ma anche delle opportunità e dei compiti che la fase che attraversano il paese e l’Europa ci pongono. C’è bisogno di un partito capace di tenere insieme diversi piani di iniziativa politica, sociale e culturale.

Non crediamo che la via di uscita dalle difficoltà della sinistra di classe e del nostro partito sia quella dell’autoreferenzialità e della chiusura identitaria. Non riteniamo che rappresenti una risposta né all’esigenza di ricostruire un largo schieramento di sinistra né di rilanciare un partito in grado di incidere nella realtà del paese la riproposizione del tema della presentazione del simbolo alle elezioni.

Sentiamo la responsabilità di lavorare alla costruzione di una proposta politica di alternativa. Per questo nelle prossime settimane proseguiremo con determinazione l’interlocuzione con tutte le forze e le soggettività della sinistra antiliberista, anticapitalista, ambientalista e di alternativa.

Il nostro Partito resta un patrimonio di cultura politica, di organizzazione e radicamento sul territorio, che è certamente non sufficiente ma indispensabile per la costruzione della sinistra antiliberista e per l’opposizione alle politiche della destra in Italia ed in Europa.

Occorre confermare e sviluppare l’iniziativa autonoma ed unitaria del PRC-SE, salvaguardandone la sovranità decisionale e proseguendo sulla strada delle indicazioni di riorganizzazione emerse a Spoleto, dando centralità alla direzione ed al coordinamento della nostra azione politica. Va data progressiva attuazione agli obiettivi emersi dal confronto e unanimemente condivisi anche predisponendo una prima calendarizzazione di appuntamenti.

Va anche reso fruibile il materiale del dibattito della tre giorni, pubblicandone gli atti per la prossima Festa Nazionale.

Ribadiamo e rafforziamo il nostro impegno, in questi giorni, per la raccolta delle firme sulle tre LIP.

Le Feste in corso di svolgimento, come anche la ripresa dell’attività a settembre devono inoltre vederci impegnati in particolar modo:

– sul terreno del contrasto alle politiche di chiusura e razziste, omofobe e reazionarie del governo, che stanno incontrando una risposta significativa: dalle manifestazioni “Aprite i porti”, a quella del 16 giugno “Prima gli sfruttati”, alle “Magliette rosse”, alle tante forme di resistenza e mobilitazione in atto.  Molto importante è stata la riuscita dei Pride in tantissime città italiane.

– sul terreno dei diritti sociali e del lavoro: rafforzando l’iniziativa contro la Flat-Tax, lanciando una campagna per la reale abolizione della controriforma Fornero anche in connessione all’obiettivo della riduzione dell’orario di lavoro, e per l’istituzione di un vero reddito minimo, oltre che sul complesso delle politiche del governo.

Schiavi/e mai!

Cari tutti, vi invitiamo a partecipare e a diffondere..grazie mille, vi aspettiamo!

giovedì 12 luglio, Casa delle donne e Presidio Permanente Castelnuovo Scrivia vi invitano a guardare in faccia la realtà: non solo a Rosarno, non solo in Puglia. Accade ovunque.

Testimonianze e videodocu da una lotta anticapitalista, antirazzista e anche antisessista.

Una lotta non ancora finita, con processi e denunce reciproche tra i Lazzaro e lavoratori ed attivisti del Presidio.

Una lotta in cui le donne hanno avuto ed hanno un ruolo importante..a pochi giorni da nuova udienza di uno dei vari processi e dalla nuova citazione in giudizio di 26 tra braccianti, sindacalisti, attivisti e privati cittadini che parteciparono alla lotta in solidarietà a lavoratrici e lavoratori; a pochi giorni dall’importante manifestazione di Ventimiglia.

Nè frontiere nè confini, no allo sfruttamento.

SCHIAVE/I MAI!

ANTONIO OLIVIERI

Parlamentari ed assessori regionali alla festa dei neonazisti

Fonte:

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=34846

Antonella Barranca
La presenza di due assessori regionali e di 5 parlamentari alla Festa del Sole, iniziativa annuale degli Hammerskin di Lealtà azione sancisce definitivamente e in modo plateale la saldatura tra il partito di Matteo Salvini e il movimento neonazista nato in Lombardia nel 2010.
Il dato da rilevare non è tanto la partecipazione di giovani (i soliti 400 naziskin provenienti da tutte le comunità militanti italiane) ma lo spazio mediatico garantito loro dalle principali testate televisive e giornalistiche. Uno spazio occupato soprattutto a mostrarsi un movimento aperto e disponibile a un confronto democratico, provocatoriamente invitando tutti e tutta partecipare. Una sfrontatezza che dice molto di come ormai la legittimazione di questi gruppi sia giunta a compimento
Lealtà azione, che sta tentando il salto nazionale con il nome di Federazione, raduna una decina di comunità militanti in tutta Italia. Con le sue numerose “branche” che si occupano di svariati temi (dall’animalismo alle escursioni in montagna, dalla difesa dei cristiani perseguitati alla pedofilia) non si presenta mai apertamente come una organizzazione politica ma come una associazione culturale che fa attività di volontariato sul territorio: raccolte di cibo per sole famiglie italiane, volontariato animalista, escursionismo. La stessa tattica utilizzata da Casapound e presa a modello dai greci di Alba dorata.
Il tentativo di radicamento passa attraverso queste pratiche anche se da un punto di vista numerico tra le due principali organizzazioni neofasciste la differenza rimane abissale: Lealtà azione non ha la struttura territoriale di Casapound né la stessa disponibilità economica e militante. Diversa la modalità per entrare nelle istituzioni: non un partito che si presenta sulla scheda elettorale ma una lobby che, a seconda della convenienza e dei rapporti politici inserisce nelle liste i propri esponenti o sponsorizza apertamente candidati (e il maschile non è un caso) di forze politiche che militano anche in alcune associazioni collaterali: è successo a Milano con il consigliere di Muncipio 8 Stefano Pavesi eletto nelle file della Lega di Salvini e a Monza dove Andrea Arbizzoni è diventato assessore per Fratelli d’Italia.
Non stupisce che al raduno di Abbiategrasso abbiano preso parte esponenti  della giunta regionale della Lombardia e parlamentari della Lega Nord e di Fratelli d’Italia. Meno scontata la presenza invece di Giulio Gallera, assessore regionale al welfare di Forza Italia che nonostante le polemiche era sabato sera sul palco della Fiera di Abbiategrasso.
Le cambiali elettorali probabilmente si pagano anche così, rinsaldando pubblicamente alleanze e relazioni.
Che la Lega di Salvini fosse diventata il contenitore delle destre radicali italiane era noto ma non esplicitamente rivendicato. Oggi i lupi di Lealtà azione, al di là delle dichiarazioni antisistema sono sempre più a loro agio nell’establishment e dichiarano apertamente che su molti temi con la Lega esistono punti di contatto. Uno su tutti quello dell’immigrazione: stesse le parole d’ordine , stesse le teorie complottiste e razziste come quella della sostituzione etnica, stesse le bufale spacciate sui social contro le ONG. Stessa l’ideologia del sangue e del suolo che ha portato alle peggiori tragedie del Novecento.
In un clima così complicato, sul versante antifascista la mobilitazione indetta dall’ANPI e dai partiti ha registrato qualche centinaio di partecipanti che hanno indossato una maglietta rossa e presidiato la piazza principale di Abbiategrasso. Un tentativo generoso, ma insufficiente, di contrastare lo scivolamento  a destra di un paese che la crisi e le pessime politiche degli ultimi governi di centrosinistra hanno incattivito spingendo gli strati popolari tra le braccia di chi indica nei migranti, negli sfruttati e nei poveri i colpevoli della mancanza di lavoro e del peggioramento delle condizioni di vita.
Antifascismo oggi è antirazzismo, è tornare nelle periferie delle metropoli a riprendere il troppo spazio che le destre hanno conquistato parlando di casa, lavoro, diritti civili e sociali per tutte e tutti. Un compito che spetta al nostro partito ricostruendo in forme non settarie reti e relazioni con chi abbia chiaro che ormai nessun compromesso è possibile con coloro che negli scorsi anni, anche sul tema dell’antifascismo, hanno avuto la responsabilità di aver spostato sempre più a destra l’asticella del tollerabile.

 

Senza vergogna!

       Senza vergogna!

In questi giorni, i Lazzaro hanno citato in giudizio 26 tra braccianti, attivisti e sindacalisti, con una richiesta danni di euro 1.533.685 (più danni morali e d’immagine da quantificare!) per gli scioperi e i presidi di sei anni fa, giugno 2012, quando i lavoratori, stanchi di essere maltrattati e non pagati decisero di ribellarsi e proclamarono gli scioperi. L’udienza è fissata per il 7 dicembre 2018.

Questo avviene dopo le sentenze di condanna in appello per i Lazzaro – i ricorsi in primo grado erano stati rigettati dal Tribunale di Alessandria – per quei braccianti che avevano osato richiedere le loro retribuzioni arretrate di due anni: si tratta di circa 273 mila euro, più le spese legali, cifre che Lorsignori non hanno ancora pagato, sebbene sia ormai trascorso un anno dalle sentenze; e avviene, dopo il recente patteggiamento,  a seguito del procedimento penale, in cui i Lazzaro sono stati condannati a un anno e sette mesi ciascuno.

I braccianti, i sindacalisti e gli attivisti che hanno sostenuto quella lotta, vengono oggi citati in tribunale dai Lazzaro per presunti danni sostanziali e d’immagine a seguito degli scioperi allora proclamati da quei lavoratori che, stanchi di lavorare gratis o quasi, avevano deciso d’incrociare le braccia e pretendere i loro salari, facendo così emergere nelle campagne del ricco Nord, in Bassa Valle Scrivia, un fenomeno di grave sfruttamento, violazioni plateali di leggi e contratti, lavoro nero e irregolare.

Quella di allora fu una lotta esemplare che, in parte, cambiò la condizione bracciantile nella nostra zona. Certo, molti problemi sono tuttora aperti, però se oggi i braccianti immigrati che lavorano nelle nostre campagne (un lavoro che gli italiani non fanno più!), possono vantare salari un po’ più alti, versamenti contributivi abbastanza regolari, possibilità di accedere all’indennità di disoccupazione, tutto questo è grazie a quei lavoratori che hanno osato alzare la testa e ribellarsi, pagando anche di persona.

Dopo sei anni, nonostante denunce, minacce, ritorsioni, noi siamo ancora qui.

Non abbiamo paura delle denunce infondate dei Lazzaro.

Noi stiamo con gli sfruttati e gli oppressi del mondo.

Schiavi mai!  Chi tocca uno, tocca tutti!  Prima gli sfruttati!                   

Sostieni la Cassa di Resistenza: conto postapay n° 4023 6006 6943 9400 (intestato ad Antonio Olivieri) 

Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia

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Giuseppe Abbà: intervento sul tema delle “panchine tolte”

Interviene con la sua storica chiarezza , sul tema della "panchine tolte", Giuseppe Abba.

Pubblicato da Circolo Rifondazione Comunista Mortara su Mercoledì 4 luglio 2018